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La triestina Vascotto nella squadra Pfizer che ha preparato l’«ammazza-Covid»

Fulvia Vascotto è la seconda a destra con il maglione rosso, un brindisi natalizio pre-pandemia

L’immunologa lavora per un Istituto di ricerca tedesco impegnato sul fronte dei tumori. La chiamata lo scorso marzo

TRIESTE C’è chi la paragona allo sbarco sulla Luna e non c’è dubbio che, per dispiegamento di risorse e per la rapidità con cui si è giunti a dei risultati, lo sviluppo dei primi vaccini contro il Covid-19 sia una delle imprese più incredibili messe a segno dal genere umano. Tanto più nel caso dei vaccini Pfizer/BioNTech e Moderna, i primi della storia che impiegano l’RNA messaggero, o mRNA. Ma questo grande passo per l’umanità non sarebbe stato possibile se questa tecnologia non fosse già stata studiata da almeno 20 anni: i vaccini basati su mRNA potrebbero essere la chiave per sconfiggere non solo il SARS-CoV-2, ma anche il cancro. Proprio la ricerca di immunoterapie antitumorali centrate sull’utilizzo di vaccini a mRNA è il focus degli studi di Fulvia Vascotto, immunologa triestina a capo del gruppo di ricerca Vaccine & Cellular Immunotherapy di TRON (TRanslational ONcology), istituto di ricerca tedesco no-profit che ha contribuito allo sviluppo del vaccino Pfizer/BioNTech. Dopo lo scoppio pandemico, Vascotto stessa, che in passato si è occupata anche di virus, ha messo in stand-by i suoi studi sul vaccino anticancro per concentrarsi sull’emergenza Covid-19.

Dottoressa Vascotto, quando è stata contattata per contribuire agli studi sul vaccino Pfizer/BioNTech?


Il 5 marzo dell’anno scorso. Il mio capo, Ugur Sahin, mi chiese di partecipare a uno degli esperimenti per dimostrare la funzionalità dell’mRNA. Oltre ad aver fondato TRON, Ugur è tra i fondatori di BioNTech, il nostro riferimento per portare le terapie che ideiamo nella clinica. Svolsi un esperimento di immunofluorescenza, per capire se e dove la proteina Spike del virus codificata dall’mRNA del vaccino si sarebbe prodotta e distribuita nelle cellule di colture. Verificare il raggiungimento di questo traguardo è stata un’emozione che non dimenticherò mai.

Quante persone hanno lavorato allo sviluppo del vaccino?

A TRON una decina, a BioNTech circa 1300 dipendenti. Quindi è entrata in gioco Pfizer, per assicurare la produzione e la distribuzione mondiale, e qui i numeri sono esplosi. Il traguardo è stato raggiunto grazie a un anno di lavoro intensissimo.

A quando risalgono le prime ricerche sull’mRNA?

La ricerca terapeutica sulla sintesi di mRNA in vitro per l’espressione di proteine risale al 2000 circa e ha coinvolto da subito il mio capo e la collega Katalin Karikó, che con le sue scoperte ha reso l’mRNA più efficiente e meno “infiammatorio”. Da almeno dieci anni sono numerose le applicazioni in campo clinico dell’mRNA, sia da parte di ditte come BioNTech, CureVac e Moderna (Usa), sia da parte di istituti di ricerca accademici.

Cos’è l’mRNA?

E’ una molecola polimerica presente in tutte le nostre cellule che, nel caso del vaccino contro il Covid-19, contiene le informazioni per la creazione della proteina Spike. A differenza dei vaccini “classici” non impiega virus attenuati o inattivati. Con questa tecnologia potremo, nel caso di eventuali mutazioni nella proteina Spike, creare nuovi vaccini su misura: basterà cambiare la sequenza dell’mRNA usato.

Quali sono le caratteristiche che rendono questa tecnologia così preziosa?

E’ sfruttata per almeno due aspetti: la produzione di proteine “non-self” per stimolare il sistema immunitario a proteggerci contro agenti patogeni o contro il cancro; e la produzione di materiale proteico “self” nel caso di deficienze genetiche. I vaccini a base di mRNA incorporato in particelle rappresentano nuovi traguardi curativi ottenuti in maniera semplice, sicura e veloce.

Questo vaccino contro il Covid-19 è stato sviluppato in tempi record. E’ sicuro?

Tutti gli studi hanno dimostrato che si tratta di una vaccino sicuro. —


 

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