Coronavirus, Villani: «Le scuole sono sicure, il pericolo è fuori. E il prezzo più alto lo pagano gli studenti»

Il presidente dei pediatri italiani: «Sono aumentati i malesseri di tipo neuropsichiatrico. Occorre intervenire, è il modo migliore per risparmiare in assistenza e sostenere il sistema» 

ROMA Non nasconde l’amarezza Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria e componente del Cts. «Sono avvilito per la mancanza di attenzione nei confronti di bambini e adolescenti. Abbiamo scritto una lettera al presidente Draghi. Speriamo che ci ascolti. Questo è il momento per investire. Se non ora, quando?»

In effetti a un anno dall’inizio dei contagi da coronavirus siamo di fronte a una nuova stretta per le scuole italiane. Che cosa è mancato?


«Non si può improvvisare. Le scuole sono vecchie e l’istruzione da anni subisce tagli. Tutto questo non si recupera in un anno se non c’è una programmazione seria e importante».



Che non c’è stata.

«Sono state definite regole per il distanziamento, l’obbligo di indossare le mascherine. Che altro avrebbero dovuto fare? Ora che ci sarà la possibilità di investire fiumi di denaro bisogna sapere a che cosa dare priorità e quindi investire in edilizia scolastica, in formazione, educazione sanitaria. Il resto sono chiacchiere, scadentissime pezze a colori da mettere qui e là senza riuscire a risolvere davvero i problemi. Bisogna affrontare una riforma strutturale della scuola italiana altrimenti non ne usciremo mai».

Con queste scadentissime pezze a colori stiamo per affrontare le varianti. La scuola è ancora sicura come lei ha sempre sostenuto?

«In un ambiente dove si sta distanziati e si indossa la mascherina non ci si contagia. Ci si contagia fuori. Se fuori aumenta la diffusione i rischi aumentano anche nella scuola ma è l’esterno il problema non la scuola».


Resta il fatto che il quadro epidemiologico di queste ultime ore si sta aggravando e quindi nelle scuole si rischia di più. Anche nel Comitato tecnico scientifico si sta valutando una stretta.

«Se la situazione epidemiologica è impegnativa bisogna chiudere tutto. Lo diciamo da mesi. Poi è la politica a dover effettuare le scelte perché solo la politica ha la visione a 360 gradi necessaria per agire».

E l’orientamento è quello di chiudere tutto, anche le primarie dove i contagi sono alti.

«Che i virus varino è noto, il virus fa il suo mestiere. Le varianti hanno dimostrato di essere più infettanti e quindi il contagio corre molto di più. Non è una questione di tifoseria ma di analizzare con serietà e poi fare delle scelte. Se la situazione epidemiologica è grave bisogna chiudere».



Quali conseguenze stanno creando le chiusure sui ragazzi?

«Ci sono state pesanti conseguenze. Registriamo un aumento dei disturbi psicosomatici con mal di testa, mal di pancia o altri disturbi che non hanno una spiegazione organica. Aumentano l’insonnia, l’ansia e le manifestazioni di malesseri di tipo neuropsichiatrico. Non sono una novità, derivano da anni di disattenzione nei confronti dei bambini ma l’epidemia ha aggravato questa situazione. Occorre intervenire, è il modo migliore per risparmiare in assistenza e favorire la sostenibilità del nostro sistema nazionale». —



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