«Un terzo del nostro cibo dipende dal polline delle api: impariamo a proteggerle»

Francesco Nazzi

Intervista a Francesco Nazzi professore di Zoologia e Apidologia all’Università di Udine e autore di diversi libri specialistici sul tema 

TRIESTE Contribuiscono all’impollinazione di circa i tre quarti delle colture importanti per l’alimentazione umana e dell’85% delle piante selvatiche. Le api stanno soffrendo e le cause sono numerose: dai cambiamenti climatici all’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci fino alla minaccia di un acaro parassita diffuso in quasi tutto il mondo. "Le api oggi dimostrano come i problemi a carico di un singolo nodo di questa rete intrecciata che sono gli ecosistemi, si possono ripercuotere sull'intera comunità, dalle api alle piante e da queste all’uomo" dichiara il Professor Francesco Nazzi professore di Zoologia e di Apidologia e apicoltura all’Università di Udine e autore di diversi libri tra cui “In cerca delle api: Viaggio dall'alveare all'ecosistema” (Hoepli Editore).



Professor Nazzi, come stanno le api in Fvg, Italia e Europa?

La situazione è abbastanza simile. Ogni anno perdiamo circa il 20% degli alveari e alla fine dell’inverno, gli apicoltori devono spesso constatare come all’incirca una colonia ogni cinque nei loro apiari è venuta meno durante la stagione fredda. Il numero complessivo di alveari non è drasticamente calato in tempi recenti solo perché le perdite vengono rimpiazzate a primavera dagli apicoltori con sforzi sempre maggiori. La stessa situazione si replica a livello italiano, europeo e anche nordamericano mentre è senz’altro migliore nell’emisfero meridionale e in Oceania.

In che modo i cambiamenti climatici mettono a rischio le comunità di api?

Ad esempio possono determinare lo sfasamento fra le fioriture e i cicli biologici delle api. L’innalzamento accelerato delle temperature, in primavera, può tradursi in un inizio precoce dell’attività delle api ma anche dei parassiti che, infine possono raggiungere in estate numeri intollerabili per la colonia.

Un mondo unico in natura per efficienza e complessità, quali sono i comportamenti più affascinanti delle api?

Le api come noi umani e pochissimi altri animali possiedono un linguaggio simbolico, sono cioè in grado di comunicare attraverso il linguaggio della danza la direzione e la distanza esatta di un luogo favorevole per la raccolta di nettare.

Lezioni dalle api sulla gestione della pandemia?

Gli insetti sociali e anche le api hanno un comportamento per cui l’insetto ammalato si autoesclude dalla circolazione e dagli scambi interni all’alveare riducendo così la possibilità di infettare gli altri individui, come se mettessero in atto una sorta di una quarantena volontaria.

Qual è il ruolo delle api all’interno del nostro ecosistema?

Contribuiscono sostanzialmente all’impollinazione di circa i tre quarti delle colture importanti per l’alimentazione umana. Senza di loro dovremmo rinunciare a 1/3 di ciò che mangiamo.

Le api fattore di produzione del miele?

L’apicoltore, se non vuole che le sue api muoiano, deve prendere dalle api solo il surplus di miele che esse producono. L’apicoltore rapace, che volesse prendere più di quello che producono in eccesso, farà morire di fame le proprie api.

Che cosa significa per lei “sviluppo sostenibile”?

La natura con tutti i suoi cicli è una maestra di circolarità e di conseguenza di sostenibilità. Sarebbe bello riuscire a fare un passo avanti rispetto all'ottica strumentale per cui dobbiamo difendere le api perché ci servono in quanto offrono dei servizi, e imparare a difendere ogni pezzetto dell’ecosistema, in ragione della strettissima interdipendenza di tutti noi che ne facciamo parte. La simbiosi tra piante e api dimostra infatti che nell’ecosistema nessuno conduce vite separate.

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