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Trieste, secchio col topo davanti alla sede di Casapound: «Maltrattato un animale»

Due anni fa un trentacinquenne aveva abbandonato un barattolo con dentro l’animale davanti alla sede del movimento. Il responsabile sarà processato

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TRIESTE Forse l’intenzione era semplicemente quella di fare uno scherzo. Un gesto goliardico, una bravata insomma. Invece finirà a processo il trentacinquenne che due anni fa aveva abbandonato un secchio di vernice davanti alla nuova sede di Casa Pound di via San Zaccaria. Il contenitore, chiuso e lasciato così per terra, aveva fatto pensare a un gesto intimidatorio. Tanto più dinnanzi alle tensioni che avevano accompagnato l’inaugurazione della sede del movimento. Dentro a quel barattolo, come si scoprirà soltanto successivamente, non c’erano ordigni o altro, ma un topo.

In zona erano scattate le misure di sicurezza previste ogni qualvolta vengono rinvenuti per strada pacchi o borse sospette. Ed erano intervenuti i vigili del fuoco e pure gli artificieri, che avevano fatto brillare il secchio con una piccola carica esplosiva.

Sorpresa: dentro c’era un topo vivo, ma ormai agonizzante, che sarebbe morto di lì a poco a causa del botto.

L’animale rinchiuso nel contenitore era un massaggio marcatamente provocatorio nei confronti del movimento neo fascista.

Sul caso era partita un’inchiesta coordinata dal pm Pietro Montrone. Gli investigatori della Digos erano riusciti a risalire al responsabile: un trentacinquenne (P.P. le sue iniziali) residente a Trieste. L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandro Cuccagna, era stato inquisito per procurato allarme e per maltrattamento di animali.

In questi giorni il gip Massimo Tomassini ha respinto la richiesta di archiviazione del fascicolo avanzata dal pm, che riteneva l’episodio di lieve entità. Il giudice ha disposto la restituzione degli atti alla Procura affinché venga formulata l’imputazione nei confronti del trentacinquenne. A detta del gip, in buona sostanza, la vicenda non va derubricata. «Si sono scomodati gli artificieri», annota Tomassini. E, per quanto riguarda il topo, «inevitabilmente ucciso dal necessario intervento degli artificieri», è stato «vittima di un’inutile sofferenza. Tale sofferenza – conclude il gip – merita un vaglio in termini di maltrattamento di animali». —




 

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