Covid, la variante sudafricana scoperta in Slovenia e Croazia

Un laboratorio: dalle analisi è arrivata la conferma sulle varianti

Dopo il caso di Lubiana, i primi due pazienti a Zagabria dove alla mutazione inglese è attribuito un nuovo rialzo dei contagi

BELGRADO Non solo quella inglese. Anche la variante sudafricana, sulla carta ancora più problematica della B.1.1.7 scoperta nel Regno Unito, comincia a far paura. Succede anche in Croazia, dopo che in Slovenia è stata scoperta venerdì in almeno una persona rientrata dall’Africa, per di più già vaccinata, mentre continuano le verifiche sui contatti avuti dal primo contagiato.



La Croazia ha confermato ieri i primi due casi di contagio attribuibili alla mutazione B.1.351, per la prima volta identificata appunto in Sudafrica. Variante che è stata individuata nei tamponi effettuati su due persone che erano tornate in patria dall’Africa, da Zanzibar, ha informato Goranka Petrović, epidemiologa dell’Istituto di salute pubblica (Hzjz). La speranza, a Zagabria, è che si tratti di casi isolati. I due, infatti, già durante il viaggio avevano «sviluppato sintomi» e al loro ritorno in patria, a fine gennaio, erano stati isolati e testati, ha spiegato Petrović, ricordando che si tratta di una mutazione particolarmente infida, perché si teme sia più resistente ai vaccini. «Quei casi sono stati riconosciuti in tempo e speriamo che rimangano sporadici» e non si verifichino episodi simili, ha aggiunto il capo del Servizio per le malattie infettive dell’Hzjz.

Le speranze invece ormai sono perse riguardo alla cosiddetta variante inglese, che spaventa sempre più anche in Croazia. «Siamo sorpresi – ha spiegato ancora Petrović – sapevamo che circolava tra noi, ma su 300 campioni» sottoposti a sequenziamento «60 sono risultati positivi» alla B117, pari al 20%, è stato precisato. Una quota che potrebbe spiegare il recente aumento dei contagi che si sta cominciando ad osservare da Zagabria a Spalato. Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono stati il 31% in più nell’ultima settimana, fra le crescite più marcate a livello Ue assieme a quelle di Grecia (+47%), Bulgaria (+41%), Polonia (+33%) ma soprattutto d’Ungheria (+65%), dove la terza ondata è già realtà. E anche lì la variante sudafricana è stata sequenziata per la prima volta, in un paziente contagiato da un collega ritornato dalla Zambia, ha informato Cecilia Mueller, numero uno dell’Istituto di salute pubblica magiaro, che ha fatto appello a tutti «a fare il proprio per fermare la terza ondata».

In Ungheria, giovedì, sono stati identificati decine di casi di variante inglese, che si sta diffondendo con sempre maggior rapidità – e lo fa, ad esempio, anche in Macedonia e Bosnia. Poco sorprendono allora la decisione di Budapest di prolungare il semi-lockdown e gli appelli sempre più accorati a vaccinarsi. Potrebbe non bastare. «Siamo all’inizio delle due settimane più dure della pandemia, l’emergenza delle varianti ha portato e porterà a un aumento marcato delle infezioni», ha lanciato l’allarme il premier ungherese Viktor Orbán. —


 

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