Zona rossa da Sesana a Pirano: la stretta della Slovenia lungo il confine

Agenti sloveni al valico principale di Fernetti (Foto Lasorte e Bumbaca)

Lubiana: «Possibile che la variante inglese si sia diffusa dal Fvg». Sudafricana, primo caso nel Paese

LUBIANA I numeri non mentono e preoccupano; a Lubiana fanno sospettare addirittura che il peggioramento sia dovuto alla vicinanza con il Friuli Venezia Giulia. E allora il passaggio dall’arancione al rosso appare inevitabile. È questo il destino della Regione Costiero-carsica, in Slovenia, a ridosso dell’Italia, dove da oggi sono in vigore nuove restrizioni – ma con molte possibili eccezioni - a causa del quadro epidemiologico tutt’altro che tranquillizzante. Lo ha deciso il governo di Lubiana, dopo aver valutato «il deterioramento della situazione epidemiologica» nell’area. L’esecutivo ha così imposto il ritorno alla zona rossa, con annesso divieto di tutti gli assembramenti, la chiusura dei negozi con una superficie maggiore di 400 metri quadri, ma soprattutto la proibizione a entrare o uscire dalla regione se non per ragioni di urgenza, salute o lavoro (nessuna restrizione dunque per i transfrontalieri). È permesso però, ha informato l’agenzia slovena Sta, il superamento dei confini regionali alle persone con un certificato di vaccinazione contro il Covid, o un test negativo al coronavirus o ancora documentazione che provi di essere guariti dal Covid non più tardi di sei mesi fa. Si potrà invece spostarsi tra comune e comune, dato «che la situazione» dei contagi «è generalmente equivalente» tra una municipalità e l’altra, da Capodistria a Sesana, ha spiegato il ministro degli Interni, Ales Hojs. Anche le scuole primarie e alcune superiori resteranno aperte, così come i negozi più piccoli. In tutta la Slovenia rimane in vigore il coprifuoco dalle 21 alle 6 del mattino.

A far precipitare la situazione oltreconfine potrebbe essere stata la prossimità con la nostra regione, ha sostenuto il direttore dell’Istituto nazionale di sanità, Milan Krek, citato dal governo sloveno su Twitter. La Regione Costiero-carsica in Slovenia «confina con il Friuli Venezia Giulia, dove c’è un 25% di variante inglese» nel computo dei contagi, «molto più significativa» che nel nostro Paese. «Ipoteticamente – ha affermato Krek – la variante britannica potrebbe essersi diffusa nell’area costiera» della Slovenia a causa dei tanti passaggi della frontiera. Lo stesso Hojs ha confermato che da oggi saranno rinforzati i controlli ai valichi di confine nell’area, quella costiero-carsica, che nelle ultime due settimane ha registrato un marcato peggioramento. Secondo i numeri riportati dal portale Covid-19 Sledilnik, la regione del Carso e della costa slovena ha infatti rilevato un’incidenza di contagi pari a 852 su 100mila persone nelle ultime due settimane, quasi il doppio rispetto alla media a livello nazionale della Slovenia. Nel Paese i contagi rimangono relativamente stabili settimana su settimana, ma ci sono indizi che suggeriscono una risalita; e ieri è stato confermato il primo caso della cosiddetta variante sudafricana, quella che gli scienziati temono possa favorire reinfezioni e resistenza ai vaccini.


La risalita è già osservabile in Croazia, Paese che, dopo aver sperimentato un costante calo dei contagi, negli ultimi sette giorni ha dovuto assistere a un +26%, secondo le stime della Johns Hopkins University. Malgrado l’aumento dei positivi, il governo di Zagabria ha annunciato ieri la riapertura dal primo marzo – dopo più di tre mesi – di bar e ristoranti che possano ospitare clienti all’aperto. Potranno lavorare, nel rispetto delle misure restrittive, fino alle 22. Luce verde anche ad alcune attività sportive al chiuso. —


 

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