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Ingresso illegale di lavoratori a Monfalcone, nessun colpevole imputati prescritti

Dopo 13 anni dai fatti contestati escono dal processo i 10  accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina 

MONFALCONE È calata la prescrizione sul processo in relazione al favoreggiamento, anche tentato, dell’immigrazione clandestina, che ha visto quale imputato principale il bengalese Mohammad Hossain Mukter, noto come Mark, di 44 anni, all’epoca rappresentante della comunità di immigrati più numerosa a Monfalcone. Nessun colpevole e nessun assolto, dunque, a circa 13 anni dai fatti che sono stati contestati.

La sentenza pronunciata dal Collegio giudicante, uscito dalla Camera di Consiglio dopo un lasso di tempo breve, è stata sintetica. Sta sostanzialmente in questi termini: esclusa l’aggravante di “al fine di trarne profitto”, è stato dichiarato per tutti gli imputati il non doversi procedere per estinzione dei reati per i quali è intervenuta la prescrizione. Il Collegio si è riservato sessanta giorni per il deposito delle motivazioni alla sentenza.



L’indagine era scaturita dall’analisi di richieste presentate da datori di lavoro tra il 2007 e il 2009, in base alle quote immigratorie, condotta dalla Mobile di Gorizia, a cui si era unito il filone investigativo della Guardia di Finanza. La normativa di riferimento è il decreto legislativo 286 del 1998, la cosiddetta legge Bossi-Fini, successivamente modificata nel 2009.

A processo assieme a Mukter, difeso dal legale Federico Cechet, altri 9 imputati: Gennaro Ferrigno, 52 anni, di Torre del Greco (Napoli), assistito dall’avvocato Elisabetta Brazzale, Jahangir Islam, 36enne bengalese, rappresentato dall’avvocato Michele Calligaris, Silva Matas, 66, (avvocato Massimo Bruno), Safet Catic, 58 (originario della Bosnia Erzegovina), e Zeliko Matejak, 69, croato, entrambi assistiti dall’avvocato Alberto Tarlao, Saban Kudic, 60 (Bosnia Erzegovina), con l’avvocato Dimitri Tomasin, Dejan Siljeg, 42, croato (avvocato Elena Grossi), Masone Miah, 42enne bengalese, difeso dall’avvocato Elena de Luca, e Pasquale Mirante, 53, campano della provincia di Caserta, con l’avvocato Raffaele Mauri.

La pubblica accusa, rappresentata dal pm Ilaria Iozzi, su tutto aveva richiesto una condanna a 6 anni e 120 mila euro di multa per Mukter, nonché 5 anni e 45 mila euro di multa per Ferrigno, a fronte peraltro di una serie di prescrizioni legate al tentato favoreggiamento dell’immigrazione che, come tale, non aveva comportato l’arrivo in Italia degli extracomunitari.

Ruoli diversi, tra imprenditori e lavoratori bengalesi e di altre nazionalità, nell’ambito di episodi per i quali la pubblica accusa aveva contestato a vario titolo e concorso tra tre o più persone di aver procurato l’illegale ingresso e la conseguente permanenza nel territorio nazionale di cittadini extra Ue, ritenuti pertanto clandestini.

Tra le circostanze ipotizzate in accusa si parla anche di assunzioni “fittizie”, di procurati arrivi in Italia dietro versamento di corrispettivi economici, oppure la presunta assunzione di stranieri comportando meno oneri per i datori di lavoro.

Sta di fatto che il Collegio presieduto da Marcello Coppari, a latere i giudici Concetta Bonasia e Cristina Arban, ha dichiarato l’esclusione dell’aggravante di “al fine di trarne profitto” e l’estinzione dei reati per intervenuta prescrizione. Un’esclusione che ha comportato la riduzione del relativo termine di scadenza.

A questo punto si attendono le motivazioni alla sentenza, il deposito in sessanta giorni, al fine di comprendere compiutamente le ragioni e le conclusioni alle quali sono giunti i tre giudici.

È stato un processo molto lungo, che ha richiesto notevole impegno, e caratterizzato da un susseguirsi di Collegi giudicanti, a partire dalla presidenza del giudice Matteo Trotta, fino all’attuale giudice Coppari.—

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