Zona gialla, in Friuli Venezia Giulia atteso l'ok

Pedoni in via Carducci a Trieste fotografati il 25 febbraio da Andrea Lasorte

Negli ultimi sette giorni casi cresciuti del 41,8%. Fedriga incalza sulle attività da riaprire. «Per le decisioni serve un’evidenza scientifica: non si penalizzi chi opera in sicurezza»

TRIESTE Il confronto con il governo, la probabile conferma nella giornata di oggi, venerdì 26 febbraio, della zona gialla, ma anche un netto incremento dei contagi. La convivenza con la pandemia in Friuli Venezia Giulia resta non poco complicata.


Il report


Ieri, 25 febbraio,  è stato il consueto giovedì col report nazionale sui numeri della settimana precedente trasmesso da Roma a Trieste. Con l’Rt che sale da 0,80 a 0,83 ma rimane sotto la soglia 1 - superata la quale il ritorno in arancione sarebbe automatico - in Regione si è sostanzialmente certi di restare in giallo. Anche visti altri dati all’ingiù: il rapporto positivi/tamponi (da 7,8% a 7,6%), casi riportati alla Protezione civile (da 2.036 a 1.815), focolai attivi (da 820 a 707), nuovi focolai (da 268 a 246), tasso di occupazione Covid in area medica (da 31% a 28%) e in terapia intensiva (da 34% a 33%).


Il confronto


Sempre ieri è continuato il dialogo tra Regioni e governo sulle misure del prossimo Dpcm, il primo dell’era Draghi. Dopo il confronto con i ministri agli Affari regionali e autonomie Maria Stella Gelmini e alla Salute Roberto Speranza, il presidente del Fvg Fedriga ha ribadito le esigenze dell’economia e dunque l’opportunità di ragionare su aperture – cene al ristorante, cinema e teatri con capienza almeno del 10%, lezioni individuali in palestra – nelle aree in cui il contagio risulti sotto controllo. «Serve un'evidenza scientifica – così Fedriga – che consenta di ponderare l'impatto della scelta e prendere decisioni consapevoli, senza penalizzare attività che non comportano un ampio rischio di contagio». Evidenza scientifica che le Regioni hanno sollecitato pure sulla didattica in presenza. Il contesto è però quello di un trend in rapido peggioramento. La Fondazione Gimbe rileva sul 17-23 febbraio, dopo quattro settimane di stabilità, «un’inversione di tendenza con un incremento che sfiora il 10%, segno della rapida diffusione di varianti più contagiose». Il Fvg rientro in questo tipo di analisi da lunedì scorso, il giorno in cui i precedenti segnali si sono tradotti nella svolta negativa.


L’impennata


I dati di ieri, giovedì 25 febbraio, sono chiari. La Regione informa di 683 nuovi positivi, il valore più alto dal 3 febbraio, con un netto incremento tra i casi degli ultimi 7 giorni rispetto ai 7 precedenti (2.492 contro 1.758, il 41,8%). Si è tornati a salire in maniera evidente, con un’incidenza sulla popolazione di 205 casi ogni 100.000 abitanti/settimana. Il +683 di giornata (3 casi su 4 in provincia di Udine) è la somma dei 449 riscontri da tampone molecolare (su 6.657, 6,74%) e dei 234 da test rapido antigenico (su 3.385, 6,91%). Nelle residenze per anziani si registrano due positività (un ospite, un operatore), nel Ssr 8 nell’Azienda Friuli Centrale. Quattro infezioni nell’ex caserma Cavarzerani di Udine (tre migranti, un mediatore culturale) hanno portato il sindaco Pietro Fontanini a imporre nuovamente la zona rossa.


Oltre i 75 mila casi


L’incidenza sul totale dei controlli (10.042) è del 6,80%, quella sulle persone sottoposte per la prima volta al tampone schizza al 19,69%, un positivo ogni cinque test. Da inizio pandemia si sono contate 75.535 infezioni, di cui 34.460 in provincia di Udine (+519), 16.681 a Pordenone (+47), 14.610 a Trieste (+55), 8.902 a Gorizia (+58) e 882 di fuori regione (+4). Calano i ricoveri Il totale dei decessi, ieri altri 15, è di 2.817: 1.406 a Udine (+7), 635 a Trieste (+3), 590 a Pordenone (+2) e 186 a Gorizia (+3). I ricoveri Covid diminuiscono sia nelle terapie intensive (56, -2) che nelle aree mediche (335, -10). Gli attualmente positivi sono 9.640 (+469), i totalmente guariti 61.156 (+676), i clinicamente guariti 1.922 (+14), gli isolamenti 9.249 (+488). —
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