Rotta balcanica, Rumiz scrive al questore: «Aiuto i profughi, perquisite anche me»

I volontari di Linea d’Ombra mentre curano i piedi dei migranti

Lettera appello dello scrittore e giornalista. «Pure io fra i finanziatori di Linea d’Ombra. Controllatemi» 

TRIESTE. La Procura di Trieste ha aperto, come raccontato dal Piccolo, un’inchiesta per fare luce su un’organizzazione che gestiva gli arrivi dei profughi dalla rotta balcanica. L’ipotesi di reato è quella di concorso in favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Sono una trentina le persone oggetto dell’indagine, quasi tutte straniere, buona parte di etnia curda. Qualcuno risulta residente a Trieste. Fra gli indagati c’è anche Gian Andrea Franchi, 84 anni, vicepresidente di Linea d’Ombra, l’associazione umanitaria fondata nel luglio 2019 assieme alla moglie Lorena Fornasir: l’abitazione dei due è stata perquisita e sono stati sequestrati il cellulare e il pc di Franchi.

A suo carico nessuna misura cautelare. Da tempo Linea d’Ombra opera in piazza Libertà, portando cibo e vestiti ai rifugiati. I volontari curano anche i piedi martoriati di chi è reduce da settimane di sfiancanti camminate. «Nel luglio 2019 io e mia moglie abbiamo dato ospitalità a una famiglia iraniana – aveva detto pochi giorni fa Franchi –. Non c’è nulla da nascondere. So di non aver fatto niente di male. Continueremo nella nostra opera di solidarietà».

Sul tema, interviene lo scrittore Paolo Rumiz con una lettera aperta al questore di Trieste Irene Tittoni.

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Gentile Questore,

essendo tra i finanziatori di Linea d’Ombra (come risulta dai libri contabili in Suo possesso) La invito a effettuare un necessario controllo di perquisizione alla mia casa, per verificare il concorso del sottoscritto nel reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Poiché leggo su “Il Giornale” che «una trentina di estremisti di sinistra sono venuti a dar manforte ai coniugi Franchi» la cui casa è stata perquisita all’alba di alcuni giorni fa dai Suoi agenti, essendo nota la mia appartenenza a movimenti di estrema sinistra, come l’Associazione Partigiani d’Italia, credo che tale perquisizione vada fatta per dovere d’ufficio. Nella fattispecie mi autodenuncio anche per reato di recidiva, essendo la mia famiglia implicata nell’aiuto ai profughi fin dai tempi dell’Esodo istriano, con stanze d’affitto in casa, pratica di solidarietà che ho assunto in prima persona con episodi di aiuti materiali in direzione della Bosnia in guerra, approfittando del mio ruolo di inviato di Repubblica, anche per trasportare in Italia profughi non dichiarati attraverso la Slovenia.

Negli ultimi sette anni ho anche “importato” da Paesi extra Schengen numerosi minori per inserirli in un’orchestra europea. Mi autodenuncio infine per avere recentemente aiutato e/o ospitato profughi afghani, siriani e algerini di varie età, sesso e religione ammettendo di avere ricavato da tale traffico un notevole profitto in termini di soddisfazione morale. Resto volentieri a disposizione di Sua Eccellenza per le verifiche che vorrà effettuare.

In fede, Paolo Rumiz.
 

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