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Salgono i contagi a scuola, Fedriga pensa allo stop delle lezioni in presenza anche per elementari e medie

L'ipotesi nel caso di nuove impennate. Il governatore: «Sulla scelta di tenere le classi aperte per forza hanno pesato motivi ideologici. Ricordo che ci sono ancora molte attività lavorative sospese nonostante non comportino rischi per la sicurezza. Meglio che si facciano stare a casa i ragazzi e si consenta piuttosto ai loro genitori di lavorare e guadagnare».

TRIESTE. Le scuole sono veicolo di contagio «importantissimo», dice Massimiliano Fedriga. E dunque, con altri colleghi presidenti di Regione, osservando pure che nel contempo sono chiuse «attività lavorative che non comportano rischi», apre ufficialmente il ragionamento su un possibile stop alla didattica in presenza per frenare la risalita della curva pandemica. Esattamente quello che non avrebbe voluto a gennaio, quando decise di prorogare le lezioni in modalità telematica alle superiori perché, disse, «non ha senso ricominciare per poi doversi fermare di nuovo».



Il presidente del Friuli Venezia Giulia, sempre che non emergano focolai da spegnere al più presto, non interverrà tra sabato e domenica. I numeri dei contagi in classe, a un mese dal ritorno al 50% delle presenze nelle secondarie di secondo grado, sono in aumento, ma non è per adesso scattato l’allarme. Tuttavia, con l’evidenza di un abbassamento dell’età in cui si contrae l’infezione, se la scuola aumenterà nei prossimi giorni la velocità di diffusione del virus, Fedriga non esiterà a firmare un’ordinanza di chiusura. Come del resto stanno facendo il presidente della Campania Vincenzo De Luca, che ha disposto dal 1 marzo la didattica a distanza per le superiori, ma anche per le medie, e il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che fa lo stesso in una Bologna diventata zona arancione scuro.

Nulla è escluso, dunque. Nemmeno che possano essere chiuse pure medie ed elementari se la pandemia lo imporrà. Del resto era stato proprio Fedriga, all’inizio dell’incubo coronavirus, a sollecitare il governo alla chiusura delle scuole. Il 1 marzo 2020, poi, era intervenuto con un’ordinanza restrittiva rispetto alle norme nazionali e aveva allungato lo stop. E quando poi, in piena seconda ondata, a inizio gennaio 2021, convinto della opportunità di rinviare il ritorno in aula previsto a livello nazionale dal 7 gennaio, il presidente ha riscritto un’ordinanza di proroga della didattica a distanza nelle superiori della regione fino al 31 gennaio, dopo che la prima versione era stata sospesa dal Tar Fvg a seguito di un ricorso di alcuni genitori che si sono visti dare ragione sulla tesi della dad come elemento potenzialmente «dannoso per la salute psico-fisica dei giovani allievi».

Fedriga, che ricorda come, dopo il terremoto del 1976, i friulani fissarono delle priorità nella ricostruzione – prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese –, dice a chiare lettere di preferire «un ragazzo che fa la didattica a distanza, ma che ha il papà e mamma che possono lavorare e portare i soldi a casa per mantenerlo, rispetto a un ragazzo che fa la didattica in presenza, con genitori che non lavorano e non hanno di che mantenersi».
E non manca una frecciata alla gestione precedente, quella dell’era Azzolina: «Sulla scuola ci sono state misure ideologiche per aprirla a tutti i costi in presenza, mentre ci sono attività economiche che sono chiuse da mesi e mesi».

E dunque, se servirà, si tornerà a chiudere gli istituti scolastici. Nella consapevolezza che senza la didattica in presenza i ragazzi soffriranno una volta ancora la mancanza di socialità, ma in una situazione in cui la salute rimane una priorità messa a rischio da una ripartenza preoccupante del contagio. Il prefetto di Trieste Valerio Valenti ha parlato nelle scorse ore con il presidente: «Attendo le evidenze scientifiche dalla Regione, ma le misure contenitive sono opportune in un momento delicato come questo». 


 

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