Generali pronte a investire nel Porto Vecchio di Trieste, «ma soltanto se esiste un serio business plan»

Il porto vecchio di Trieste

Aldo Mazzocco guiderà il comitato di coordinamento. La storia della compagnia e l’emporio triestino

TRIESTE Aldo Mazzocco, amministratore delegato e direttore generale di Generali Real Estate (31 miliardi di masse in gestione) è il responsabile del Comitato che coordina Fenice 190. Raccontare le celebrazioni per i 190 anni del gruppo triestino significa evocare la grande Trieste emporiale. E proprio sullo sviluppo immobiliare del Porto Vecchio, sdemanializzato e assegnato al patrimonio disponibile del Comune di Trieste, ma sul quale pesa indubbiamente l’impatto economico della pandemia, Mazzocco ha ribadito ieri che le Generali sono interessate a investire ma «soltanto in presenza di un serio business plan». «Posso dire che la bellezza del luogo e della città sono impareggiabili -ha detto durante la presentazione del piano Fenice 190-. Quello triestino è un waterfront che può diventare uno dei più belli al mondo». Ma non sono tempi per grandi visioni e progetti faraonici: «Serve un business plan realistico con una solida struttura finanziaria, ben dotata di capitali pazienti che possono venire solo da investitori istituzionali e governata da amministratori di grande capacità», sottolinea il top manager del Leone.



D’altra parte la storia delle Generali si sviluppa nell’arco di due secoli come la rappresentazione di una grande impresa d’assicurazioni che diventa il crocevia finanziario del Paese: «Pensiamo soltanto allo sviluppo economico prodotto dal nostro gruppo nei Paesi in cui ha operato anche in termini di protezione sociale e di welfare - sottolinea il presidente Gabriele Galateri. Ma non solo. Quella delle Generali è una straordinaria storia di innovazione. Siamo stati ad esempio uno dei primi assicuratori a operare nel campo dei rischi spaziali negli anni Sessanta della corsa allo spazio. Abbiamo assicurato l’impresa polare di Umberto Nobile», aggiunge Galateri che è anche presidente dell’Istituto italiano di tecnologia.

Una storia che comincia quando Giuseppe Lazzaro Morpurgo, insieme a un gruppo di imprenditori il 26 dicembre 1831 firma l'atto costitutivo delle Assicurazioni Generali “Austro-Italiche" (il riferimento alla dominazione asburgica scomparirà nel 1948). Il gruppo sopravvive a due guerre mondiali. Basti pensare che dopo il secondo conflito la quasi totalità dei beni e degli interessi nell'Europa Centro Orientale sono irrimediabilmente perduti. Ma alla soglia degli anni Cinquanta la compagnia è già presente in una sessantina di Paesi e cinque continenti. Negli anni del boom economico il gruppo triestino è fra i primi in Europa. Con l’ingresso di Mediobanca come azionista storico il gruppo triestino diventerà l’unico vero crocevia finanziario della finanza italiana.

Negli anni Settanta, in piena recessione mondiale, le Generali accelerano gli interventi di rafforzamento patrimoniale e ricevono l'Oscar per la migliore relazione di bilancio grazie a Fabio Padoa, padre di Tommaso Padoa-Schioppa che diventerà ministro e componente del board della Banca centrale europea.

Oggi, raggiunto il traguardo dei 190 anni, le Generali affrontano il dramma della pandemia dispiegando un volume di risorse senza precedenti: «Mai come oggi, in un contesto senza precedenti, il gruppo intende costruire una visione di futuro condivisa e sostenibile per tutti gli stakeholder», sottolinea ancora Galateri che apre all’ipotesi (pandemia permettendo) che l’assemblea degli azionisti possa tornare quest’anno a riunirsi a Trieste dopo che l’anno scorso si è svolta a Torino in edizione virtuale e da remoto.

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