Da San Vito a San Luigi: a Trieste spariscono i negozi di quartiere. Ma c'è chi non si arrende

Giusi Grisafi

Spariscono progressivamente i negozi di prossimità, ma rimane qualche eccezione. 

TRIESTE Un alimentari con annessi tabacchino e punto vendita di giornali, un bar, un ortofrutta, un parrucchiere: tutto chiuso in meno di dieci anni. E da negozi di prossimità, in alcuni casi, questi ex fori commerciali sono diventati dei garage. Va così in via Tigor, un tempo uno dei piccoli cuori pulsanti del rione di San Vito, non lontano dal centro. È uno dei quartieri che soffrono la nota crisi dei consumi, aggravata dalla grande distribuzione. Se serve dunque acquistare un pacco di pasta, da via Tigor bisogna percorrere almeno mezzo chilometro: verso Cavana o, dall’altra parte, verso via Combi. Non meno di una decina di minuti per andare. E altrettanti per tornare. Niente di che per chi è giovane, ma non per chi è anziano. In questo vuoto “cosmico” però restano qualche metro più in là, in via Montfort, una tappezzeria, un’agenzia immobiliare e un parrucchiere.

Ma soprattutto resiste Giusi Grisafi, la titolare del bar Hic Habitat Felicitas. Un punto di riferimento per i residenti ma non solo, dato che ci sono clienti che attraversano la città pur di bersi il suo caffè. «Non ho intenzione di chiudere, per ora», racconta: «Il mio obiettivo è resistere, ma non so come. Per fortuna ho comunque alcune persone che cercano di sostenermi. Dei clienti, ad esempio, nonostante lavorino da casa, vengono a prendere il caffè da me lo stesso». Della progressiva morìa di negozi, con la relativa carenza di attività di prima necessità, si prende atto anche in via Santi Martiri e in largo Papa Giovanni. Qui hanno chiuso di recente un parrucchiere e un bar. Nonostante tutto, non demorde lo storico barbiere.



Ma anche in altre aree della città la situazione è analoga: da via San Marco, un tempo vivace arteria di San Giacomo verso Campi Elisi, fino a via Piccardi. Ci si reinventa, però. Come a Gretta, «dove un bar fa quasi da punto sociale, fornendo una serie di servizi per la comunità», specifica Laura Lisi, presidente della Terza circoscrizione. Anche via Aldegardi - e qui si arriva a San Luigi - ha il suo locale “multi-service”: il bar Bibidi Bobbidi Bu. Alessandra Richetti, presidente della Sesta circoscrizione, lo benedice. Ma per Barbara Zerial, che gestisce l’esercizio con la madre, ciò che fa è del tutto normale.

Anche andare ad acquistare, quando qualche cliente lo chiede, un giornale. Qui si vende di tutto: dai salumi alla verdura e alla frutta confezionate, dalla pasticceria alla gastronomia passando per i beni di prima necessità come pasta, pane e sale. In mancanza di tabacchino, panetteria e macelleria, ci sono loro. «Per le persone anziane, non essendoci tanti bus ma piuttosto tante salite è difficile muoversi – spiega – e quindi si cerca di fare un lavoro anche di solidarietà. Siamo aperti tutto il giorno, per abbracciare più fasce di clienti: dalle mamme per la merenda dei figli alle signore per cui siamo un punto di ritrovo. Ci dà soddisfazione, hai la sensazione di aiutare con poco».—


 

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