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Vaccini negli ambulatori dei medici di base, il Fvg accelera

Vertice con gli Ordini provinciali per rendere operativo in Fvg l’accordo nazionale. Resta il nodo rimborsi: ipotizzate cifre da 6 a 10 euro per ogni puntura in studio

TRIESTE A livello nazionale l’accordo è stato raggiunto. In Friuli Venezia Giulia, invece, prima di veder ufficializzata l’intesa per il coinvolgimento dei medici di famiglia nel piano di vaccinazioni anti Covid, servirà ancora qualche passaggio: c'è bisogno infatti di certezze su numero di dosi e tempi di consegna. È il messaggio uscito ieri al termine dell’incontro tra il vicepresidente della Regione Riccardo Riccardi, i presidenti dei quattro Ordini dei medici provinciali e i rappresentanti sindacali della categoria.

L’obiettivo del confronto era capire, appunto, come declinare sul territorio l’intesa siglata a livello nazionale per l'uso dei medici di medicina generale per l’inoculazione dei vaccini anti Covid. «Il percorso - precisa Riccardi - sarà influenzato dalle priorità delle categorie ammesse e dalla disponibilità dei vaccini da parte del commissario Arcuri, tutt’altro che scontata al momento. L’apporto dei medici attivi sul territorio in ogni caso sarà certamente molto importante per estendere la portata della campagna vaccinale, quindi auspico che i professionisti del Fvg aderiscano in maniera massiccia».



In base agli accordi nazionali è prevista una tariffa minima di 6 euro per ogni iniezione effettuata dai medici di base (anche se, di recente, è stato ipotizzato un aumento fino a 10 euro per vaccini in studio e 28 a domicilio). Il Governo, che conta di far vaccinare dai dottori una platea complessiva di 5 milioni di pazienti, ha già stanziato un budget di 60 milioni. Le Regioni potranno comunque usare risorse proprie per implementarne l'utilizzo. Nell’incontro di ieri, comunque, non si è parlato di cifre.

Il presidente dell’Ordine dei medici di Trieste, Cosimo Quaranta, sottolinea che «in questa fase è fondamentale non generare aspettative nella popolazione, per evitare poi delusioni. Il nodo è quello della fornitura dei vaccini: solamente una volta in possesso di certezze si possono coordinare le forze di cui dispone il sistema tra volontari, medici di medicina generale, personale fornito dalle agenzie internali e dipendenti del sistema sanitario regionale. L’incontro di oggi (ieri, ndr) è stato interlocutorio ed è servito a mettere a fattor comune tutte le informazioni».

C’è da sciogliere poi il nodo delle sedi da usare per le somministrazioni dal momento che il vaccino Covid AstaZeneca, unico gestibile con i frigoriferi già utilizzati dai dottori per l’antinfluenzale, richiede un’attesa post inoculazione di 30 minuti. Un passaggio che rischia di creare assembramenti nelle sale d’attesa degli ambulatori. Peraltro l’accordo nazionale prevede l’utilizzo di centri vaccinali da individuare in strutture messe a disposizione dalle Aziende sanitarie. Un aspetto sul quale il vicegovernatore vuole fare un approfondimento. Al momento, a Trieste, oltre agli ospedali di Cattinara e del Maggiore sono attive le sedi dei distretti 1 e 3, Muggia e Duino Aurisina a cui si aggiungono, nell’Isontino, gli ospedali di Gorizia e Monflacone. Sul fronte dell’agenda Riccardi ha specificato che «la Regione intende sfruttare il sistema informatico già adottato per le vaccinazioni antinfluenzali, con accesso tramite Sesamo o una specifica applicazione web che verrà rilasciata a breve. Le attuali piattaforme saranno infatti integrate con uno strumento di gestione delle prenotazioni, le quali potranno essere eseguite sia dai medici sia direttamente dai pazienti. I dati inerenti le prenotazioni saranno infatti trasmessi al ministero della Salute per calibrare la consegna dei vaccini».

Intanto, per quanto riguarda le inoculazioni già effettuate, il servizio di farmacovigilanza ha rilevato una reazione cutanea in circa il 3-5% dei pazienti nell’area di Asugi. Dal primo marzo la clinica dermatologica riserverà uno spazio ad hoc per la visita dei casi più importanti. —


 

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