Trieste, il mondo dello spettacolo scende in piazza a un anno dallo stop: «Fateci lavorare»

Oltre 200 tra artisti, imprenditori e tecnici hanno protestato davanti alla Regione chiedendo di riapriere i luoghi di cultura

TRIESTE «È ora di riaprire». Il primo anniversario della chiusura dei luoghi di cultura è stato scandito da queste parole. Per l’occasione sono scesi almeno in duecento, in piazza dell’Unità. Venivano non solo da Trieste ma anche dal resto della regione: artisti, attori, musicisti, imprenditori, tecnici, operai.

Una galassia di figure professionali che gravita attorno a un unico comparto, e che oggi, 23 febbraio, ha denunciato il fatto di non essere messa nelle condizioni di lavorare da esattamente dodici mesi. L’iniziativa è stata indetta a livello nazionale dalle sigle confederali Slc Cgi, Fistel Cisl e Uilcom Uil.

Vi hanno aderito vari gruppi e associazioni di categoria, tra cui l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo del Friuli Venezia Giulia. Il presidio in piazza dell’Unità ha avuto inizio con un minuto di eloquente silenzio dedicato alla memoria di Omar Rizzato, l’imprenditore veneto che di recente si è tolto la vita, diventando il simbolo di una situazione di disagio per molti insostenibile.

Operatori dello spettacolo e della cultura di nuovo in piazza a Trieste

«La partecipazione è particolarmente sentita perché si trattava di un collega», ha spiegato Silvia Comand, titolare dell’azienda di servizi di allestimento allo spettacolo Backstage: «Un anno fa stavamo preparando il concerto dei Pinguini tattici nucleari. Ma dopo lo stop agli eventi abbiamo dovuto smontare le strutture. Ed eccoci qui. Negli ultimi dodici mesi abbiamo lavorato tra l’1% e il 5% rispetto a prima. Siamo specializzati in grandi eventi: le piccole produzioni sono gestite da altre ditte. Ho riconvertito un pezzettino dell’azienda in edilizia grazie alle competenze di alcuni operai specializzati. Ma per il resto siamo fermi. L’unica nota positiva è che una parte dei miei dipendenti ha accesso alla cassa integrazione».

Tra le richieste avanzate dai manifestanti si elencano ammortizzatori sociali fino alla fine dell’emergenza, riapertura in sicurezza dei luoghi di cultura, salvaguardia di produzione e occupazione. Ma anche una riforma legislativa dello spettacolo, la stabilizzazione dell’occupazione nelle Fondazioni lirico-sinfoniche, il rinnovo dei contratti nazionali e la creazione di protocolli per i professionisti autonomi.

Klaus Martini, dell’Assemblea dei lavoratori spettacolo Fvg, a margine ha spiegato che se il tavolo di confronto nazionale si è interrotto a causa del cambio di governo, lo stesso non si può affermare per quanto riguarda l’interlocuzione con la Regione, che l’assessore al Lavoro Alessia Rosolen si era fatta carico di avviare. «Il decreto legge 122 è stato approvato – ha detto Martini –. Qualche codice Ateco purtroppo è rimasto escluso ma siamo fiduciosi negli altri tre milioni rispetto alle ripartenze. L’auspicio è che la collaborazione con la Regione continui».

Paolo Nado Nadaia è un tecnico macchinista, un lavoratore dipendente, e si occupa di reparto scenotecnico e movimentazione: «Si tenta di mettere le pezze con lo streaming ma quello non è lavoro, non c’è continuità. In un anno non ho avuto una giornata lavorativa continuativa. Non ci è stata data la possibilità di capire quando sarebbero arrivati i ristori. Io percepisco la cassa integrazione: non risolve tutto ma in confronto ad altri non mi voglio lamentare».

Giulia Colussi e Daria Sadovskaja sono due attrici professioniste della Scuola sperimentale dell’attore di Pordenone: «Ci siamo ritrovate all’improvviso senza la possibilità di fare spettacolo, nemmeno all’aperto, specie d’inverno. I ristori non sono mai arrivati. Ci siamo arrangiate come tutti, grazie all’aiuto di mariti e parenti. Continuiamo a progettare perché crediamo nel nostro mestiere e non ci rassegniamo. Ma è ora di aprire». Ai lavoratori hanno espresso solidarietà, tra gli altri, Antonella Grim di Italia Viva e gli esponenti di Open Fvg, Sabrina Morena e Furio Honsell. —


 

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