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Tentato omicidio-suicidio a Monfalcone, l'esperta: «Non bisogna tenersi tutto dentro né vergognarsi di chiedere aiuto»

La palazzina in cui è avvenuta la tragedia (Bonaventura) e Michela Zanetti

Michela Zanetti, direttore della Scuola di specializzazione in Geriatria dell’Asugi interviene sul caso dell'anziano che ha tentato di uccidere la sorella e poi si è tolto la vita: «È molto importante fare affidamento sul proprio medico e rivolgersi ai Distretti sanitari» 

MONFALCONE Se c’è un messaggio da consegnare alla società, agli anziani che per l’avanzare dell’età sono soggetti a moltiplicare le patologie, compresi i disagi di natura psicologica, tanto da spingersi a trovare rifugio al limite dell’isolamento tra le proprie mura di casa, lo si riassume in poche parole: non tenersi tutto dentro, cercare aiuto che vuol dire aiutarsi a vivere meglio.

La professoressa Michela Zanetti, direttore della Scuola di specializzazione in Geriatria di Trieste, lo ritene prioritario: «È molto importante per le persone anziane fare affidamento alle strutture sanitarie e territoriali, al proprio medico di Medicina generale, ai Distretti dotati di personale specializzato. Esternare il disagio e confidare i problemi che affliggono permette di poter intercettare situazioni difficili e adottare le cure pertinenti». Il riferimento è in particolare alla malattia che non si vede, che non si diagnostica con un esame del sangue, piuttosto che una Tac, ma che rischia di scavare dentro con tutto il suo subdolo silenzio. «Rivolgersi alle strutture dedicate – ha osservato la professoressa Zanetti – alla rete territoriale è essenziale, le persone che si trovano in condizioni di depressione possono essere trattate in modo efficace e con pochi effetti collaterali. Sono situazioni gestibili, dalle quali si può uscire. I trattamenti farmacologici, specifici per le persone anziane, danno un aiuto significativo».

Non si tratta di fragilità, spiega la direttrice della Scuola di specializzazione in Geriatria: «La fragilità – osserva – è un concetto legato soprattutto alla patologia clinica, non correlata allo stato mentale o ad uno stato depressivo. La depressione rappresenta un connotato secondario che richiede la dovuta attenzione. In questo momento legato all’emergenza sanitaria da Covid-19, viene inoltre acuito l’isolamento sociale, portando gli anziani a sentirsi sempre più soli, nonostante la presenza della rete sanitaria e distrettuale».

La professionista parla anche dell’Assistenza domiciliare integrata utile a individuare casi di solitudine di anziani privi di familiari o parenti sui quali appoggiarsi. Rivolgersi al medico di base, accertare lo stato di vita in casa, anche attraverso il personale sanitario ospedaliero, può consentire di cogliere la presenza di disturbi nascosti per poterli affrontare nel modo più adeguato. «Gli stessi Distretti sanitari sono dotati di un medico geriatra che può intervenire in aiuto di queste persone. L’invito che posso pertanto rivolgere è quello di lasciare che i professionisti specializzati si rapportino con l’anziano che soffre di problematiche di questa tipologia. E l’importante, voglio ripetere, è esprimere ciò che si prova, parlare a cuore aperto, non avere timore o riserbo. La rete territoriale non manca, i professionisti ci sono e sono tutti in grado di offrire il supporto sanitario necessario». Sono diverse le condizioni in cui possono trovarsi gli anziani, ma c’è un ulteriore aspetto che la professoressa Zanetti considera: quando l’età “sopravvive” alla rete parentale. «A Trieste sono numerose le persone che hanno raggiunto un’età molto avanzata, centenari che si trovano a vivere in grande solitudine», argomenta.

Avvicinarsi al drammatico evento che ha colpito la comunità di Monfalcone è particolarmente delicato. La professoressa Zanetti, pur con la dovuta prudenza, rispetto agli essenziali elementi a disposizione, si chiede se Luciano Bozina, non potesse nascondere una problematica di tipo psichiatrico. E osserva: «Sembra che ci sia stata una forte determinazione nell’arrivare a questa situazione estrema, una sorta di “disegno” molto marcato e non tanto dovuto all’età, ma ad una circostanza contingente».

La Scuola di specializzazione in Geriatria diretta da Zanetti è strutturata in quattro anni di corso che si articola attraverso attività formative nelle strutture della Scuola e uno specifico programma di tirocini. Il corso porta a maturare conoscenze avanzate della cura del paziente anziano in tutti i suoi aspetti; dei processi di invecchiamento normale e patologico e della condizione di fragilità e disabilità dell’anziano; di demografia ed epidemiologia dell’invecchiamento; della fisiopatologia, della clinica e del trattamento delle malattie acute e croniche dell’anziano e delle grandi sindromi geriatriche; si affrontano inoltre la medicina preventiva, la riabilitazione e le cure palliative per il paziente anziano. E ancora, le metodiche di valutazione e di intervento multidimensionale nell’anziano in tutti i nodi della rete dei servizi, acquisendo anche la capacità di coordinare l’intervento interdisciplinare.—

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