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Slovenia, appello contro la nuova legge sulla residenza In Parlamento: «E' un rischio per le minoranze»

Maurizio Tremul, presidente dell’Ui firmatario dell’appello

L’emendamento presentato dall’estrema destra del Partito nazionale prevede che si dichiari al pubblico ufficiale anche l’etnia, la religione e la lingua materna

POLA Figurano numerosi esponenti di spicco della Comunità nazionale italiana (Cni) tra i firmatari dell’appello contro la schedatura su base etnica dei cittadini, inviato al Governo e alla Camera di stato slovena.

Nell’appello si richiama l’attenzione sulla pericolosità dell’emendamento presentato dal gruppo parlamentare del Partito nazionale sloveno con cui si intende modificare l’articolo 7 della Legge di modifica e integrazione alla Legge sulla dichiarazione di residenza, all’esame del Parlamento.


Qualora venisse approvato, durante l’atto di dichiarazione di residenza il cittadino sarà tenuto a dichiarare al pubblico ufficiale anche i dati personali relativi alla sua appartenenza etnica e religiosa che in Slovenia sono facoltative, nonché alla lingua materna. I firmatari ricordano che la proposta del Partito nazionale ha già ottenuto disco verde a larga maggioranza di consensi in sede di commissione degli Affari interni.

La prima firma sull’appello è stata posta da Clio Dabatè, sempre in prima fila quando si tratta di tutelare i diritti della Cni.

Con il comunicato stampa che ha diffuso assieme a Katja Pegan oltre a chiedere che il Parlamento non approvi l’emendamento «si intende sensibilizzare sia la cittadinanza che coloro che saranno chiamati a votare la modifica che a nostro modo di vedere viola pesantemente la sfera privata dei cittadini. Sicuramente la catalogazione, la schedatura dei cittadini secondo la loro appartenenza etnica e religiosa sono delle pratiche antiche, anacronistiche, abbandonate da tempo e che ledono il principio della sfera privata dei cittadini».

Nell’appello si sottolinea pure che «i proponenti dell’emendamento fanno anche riferimento alle Comunità nazionali autoctone Italiana e Ungherese e ciò nel tentativo di difendere la legittimità della schedatura, richiamandosi ingannevolmente all’ipotetica necessità di dover garantire in futuro i loro diritti acquisiti». «Però – continua il comunicato – si tratta chiaramente di un tentativo di cambio di rotta nel riconoscimento giuridico dei diritti stessi con l’introduzione di soppiatto del principio numerico».

Si ricorda inoltre che la Carta costituzionale slovena garantisce alle Comunità nazionali italiana e ungherese tutti i diritti sanciti dalle leggi nazionali e dai trattati internazionali vigenti. Tra gli altri firmatari in rappresentanza della Cni troviamo nomi noti come Maurizio Tremul, Ondina Gregorich, Marko Gregoric, Enzo Scotto di Minico, Graziella Ponis, Amina Dudine, Flavio Forlani, Egidio Krajcar, Fiorenzo Dassena, Alan Medves, Franco Juri, Luka Juri e Aurelio Juri. —

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