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Il nuovo manager alla guida del Grand Hotel Duchi D'Aosta di Trieste: «Ecco come riapriremo»

Antonello Buono, 48 anni, scommette sulle potenzialità di Trieste. «Al lavoro per essere pronti a fine maggio. Gli spazi del vicino palazzo Pitteri? Le idee ci sono»  

TRIESTE Dopo una lunghissima serie di esperienze in hotel e resort di lusso, Antonello Buono, 48 anni e origini ischitane, è appena approdato alla guida del Grand Hotel Duchi d’Aosta. Il nuovo general manager della struttura, che vanta anche la proprietà del ristorante due stelle Michelin Harry’s Piccolo e del vicino hotel Vis a Vis, è arrivato a Trieste tre settimane fa.



Quale è stato il suo percorso professionale?

Già a 15 anni, dopo la scuola alberghiera, ho iniziato a lavorare negli alberghi di Ischia, e a 17 ho intrapreso la mia carriera all’estero: Londra, Svizzera e poi 5 anni in Francia sempre lavorando nell’hotellerie. Ho avuto inoltre esperienze a Roma, Milano, non mi sono mai fermato: Trieste è stato il mio quattordicesimo trasloco.

L’intera struttura dell’hotel Duchi d’Aosta, fra i risultati del suo ristorante e la riqualificazione in corso, ha fatto un salto di livello. Come è nata la sua collaborazione con il nuovo proprietario Alfredo Rubino?

È stato il destino, una casualità. Io e Rubino abbiamo un’amicizia in comune, io non sapevo che lui cercasse un nuovo direttore, lui non sapeva io cercassi nuovi percorsi, ci hanno presentati e ci siamo intesi subito. Le mie ultime esperienze sono state con la catena alberghiera Falkensteiner e poi alle terme di Saturnia: una collaborazione, quest’ultima, stroncata dall’emergenza Covid e così cercando nuove sfide professionali sono arrivato a Trieste.



L’ha sorpresa la città?

Non conoscevo bene Trieste, ma ritengo non abbia ancora espresso al meglio il suo potenziale. Me ne sono già innamorato, sono affascinato dall’architettura dei suoi palazzi, da questa piazza Unità sul mare. L’impatto con la città è stato molto bello, anche con le persone.

Quale sarà esattamente il suo ruolo?

Sono chiamato a proseguire un percorso già tracciato da Alex Benvenuti (ex proprietario e oggi amministratore della Arthur srl, proprietaria della struttura alberghiera), passato attraverso la valorizzazione dell’Harry’s ottenuta portando a Trieste lo chef Matteo Metullio e Davide De Pra, e, adesso, la ristrutturazione dell’albergo. Ora serve integrare i Duchi in questa crescita, con un servizio ancora più personalizzato, attento, di alto livello, quello che già la ristorazione stellata ci insegna.



A che punto sono i lavori di riqualificazione dell’albergo e quando riaprirà, pandemia permettendo, l’Harry’s?

Come albergo saremo pronti a fine maggio, l’Harry’s Piccolo invece riaprirà il 26 febbraio. Quindi, zone gialle e arancioni permettendo, saremo aperti il venerdì, il sabato e la domenica a pranzo.

Si parla di nuovi spazi dei Duchi a palazzo Pitteri, di recente acquisito dallo stesso Rubino. Ci sono novità?

Al momento ci sono idee, ipotesi, ma siamo indietro.

Come si immagina il turismo post pandemia?

Il Covid lascerà cicatrici molto profonde, immagino che l’attenzione per la pulizia, l’igiene, le sanificazioni che nell’hotellerie di alto livello era già importante ora assumerà un valore incredibile. Temo che il segmento business, che nell’ultimo anno ha scoperto nuovi strumenti di lavoro, subirà un ridimensionamento profondo, così come i viaggi legati a congressi e conferenze. Questo deve stimolare alberghi come i Duchi a dedicarsi a far turismo vero, leasure, concentrandosi su quelle persone che viaggiano per piacere, per scoprire delle città, fare esperienze, per vivere delle emozioni. —


 

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