Carabiniere ucciso in Congo, lo sconcerto dei militari: «Iacovacci ha lasciato un vuoto immenso»

Vittorio Iacovacci, il carabiniere morto in Congo

Le parole del comandante del 13° Reggimento. Il sindaco Ziberna in visita alla caserma. Il vescovo: «Il dolore della Chiesa»

GORIZIA «La scomparsa di Vittorio Iacovacci lascia in tutti i militari del Reggimento un vuoto immenso. Era molto amato e stimato da tutti i commilitoni per il grande altruismo che ha sempre dimostrato in questi anni, ma anche per la grande professionalità».

Tristezza. Sconcerto. Smarrimento. Ad esprimere questi sentimenti il colonnello Saverio Ceglie, comandante del 13° Reggimento Fvg di cui faceva parte il carabiniere ucciso in Congo. «È doveroso ricordare anche il suo grande attaccamento al Reggimento e alla bandiera di guerra di questo Reggimento - ha aggiunto - che racchiude la nostra storia e i nostri valori».


Questa mattina, 23 febbraio, mattina il sindaco Rodolfo Ziberna, insieme al prefetto Massimo Marchesiello e al comandante provinciale dei carabinieri Luciano Giuseppe Torchia, si è recato nella caserma di via Trieste a Gorizia, sede del 13° Reggimento, dove ha incontrato Ceglie e il generale della 2a Brigata mobile Stefano Iasson.

«Ho espresso il dolore della città e ribadito il profondo legame della comunità al “Tredicesimo” che aveva già pagato un sanguinoso tributo con i tre carabinieri caduti a Nassiriya. Insieme al Reggimento, Gorizia chiede oggi verità per questi giovani ambasciatori di pace le cui vite sono state stroncate troppo presto e in circostanze, credo, che dovranno essere chiarite al più presto. È davvero difficile pensare che, in questi territori, dove il pericolo si può nascondere dietro ogni angolo, un ambasciatore e i suoi accompagnatori possano viaggiare senza scorta».

Profondo cordoglio anche dall’arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli. Ha voluto subito contattare il comandante del 13° Reggimento, colonnello Saverio Ceglie. «E gli ho espresso a nome personale e di tutta la Chiesa isontina – le sue parole – cordoglio ai familiari delle vittime del tragico fatto di sangue, assicurando per esse il ricordo nella preghiera di suffragio». È stata l’occasione per il presule di formulare «piena vicinanza» a tutti gli uomini dell’Arma.

La tragedia ha scatenato una lunga onda di costernazione che riguarda, anche, le categorie economiche e tutti gli imprenditori isontini.

A farsene portavoce il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti che pensa anche alla famiglia del povero carabiniere ucciso. Un cordoglio, quello degli imprenditori, che si unisce a quello di Gorizia tutta, il cui sindaco ha proclamato il lutto cittadino per il giorno delle esequie. «Confindustria – sottolinea Agrusti – guarda, da sempre, con rispetto all’istituzione dell’Arma e ne riconosce il fondamentale ruolo nella salvaguardia di valori irrinunciabili come quelli della sicurezza, della legalità, della tutela dell’ambiente e della sostenibilità, come è testimoniato anche dal più recente Protocollo nazionale tra le parti firmato a novembre 2020. I carabinieri sono uno dei simboli del nostro Paese e incarnano il più profondo spirito di servizio di chi, per tutelare l’Italia e i suoi valori, è disposto a rischiare anche la propria vita». —

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