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Vertice governo-Regioni: prorogato di un mese il divieto di spostamenti

I governatori chiedono di ottenere nuovi parametri per definire i colori delle zone. Richiesta corale di comprare più dosi di siero rispetto a quanto fatto con Conte

ROMA Il divieto di spostamento tra le regioni viene confermato, come pure le norme sugli spostamenti tra piccoli comuni e la regola che consente di andare a fare visita a parenti o amici massimo in due. Il consiglio dei ministri di questa mattina proroga il divieto di andare da una regione all’altra almeno fino a metà del prossimo mese, ma più probabilmente fino a alla fine di marzo, mentre sulle altre misure anti-Covid – in scadenza il 5 marzo – il governo prende tempo e sceglie di avviare una serie di tavoli con le regioni. Niente accelerazioni, nonostante i segnali preoccupanti che arrivano dai dati sul contagio (ieri il presidente delle Marche Francesco Acquaroli ha emanato un’ordinanza che sposta 20 comuni in zona aracione). Mario Draghi sceglie di rafforzare il dialogo e la condivisione con regioni, province e comuni e anche alla riunione di ieri sera tra governo e regioni più di un presidente ha notato un «clima diverso».

Il punto con i governatori lo hanno fatto il ministro della Salute Roberto Speranza, un “veterano” di questi incontri, e la ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini, che invece era al suo debutto, avendo preso il posto che nel “Conte-bis” era di Francesco Boccia. Un cambiamento che, racconta più di un presidente di regione, ha un po’ modificato la dinamica dell’incontro alla quale ormai tutti erano abituati: «Prima – dice un governatore – Boccia e Speranza si spalleggiavano a vicenda sulla linea “rigorista”, mettendo in secondo piano gli aspetti economici e sociali. Con la Gelmini c’è più attenzione alle ripercussioni su imprese e famiglie, mentre Speranza ha continuato lanciare l’allarme per le varianti».


Le regioni e i comuni, peraltro, si sono presentati all’incontro con i propri pacchetti di richieste per il governo, perché la linea seguita finora va rivista, secondo molti di loro. Serve un «tagliando sulle misure per l’emergenza», avrebbe detto il vice-presidente della Campania Fulvio Bonavitacola, il presidente della Liguria Giovanni Toti ha invocato un «cambio di rotta», mentre il presidente del Veneto Luca Zaia ha chiesto che il «Cts parli con una sola voce».

Sia i governatori che i sindaci chiedono di mettere a punto il piano vaccinale, di prevedere ristori da erogare «contestualmente» alle chiusure. I presidenti di regione si spingono anche oltre, vogliono una «revisione dei parametri» utilizzati per decidere le chiusure e le limitazioni, mettono in discussione l’indice Rt, sollecitano una «revisione del sistema delle zone». Ogni decisione, inoltre, deve essere comunicata «con congruo anticipo». Insomma, è il senso del documento delle regioni, bisogna preoccuparsi di più delle ricadute economico sociali. Dice Toti: «Dobbiamo ridiscutere il rapporto tra salute, economia e sociale, non possiamo fare che c’è solo chi è attento alla salute e chi è attento all’economia».

Il governo accetta di non mettere le regioni di fronte al fatto compiuto e ieri non è stata presentata nessuna bozza ai presidenti. Anzi, la Gelmini ha assicurato che al consiglio dei ministri di questa mattina porterà il documento delle regioni. Un’iniziativa che conferma, appunto, quella nuova “dinamica” all’interno del governo registrata da diversi presidenti di regione. Speranza, raccontano, ha premesso di non voler fare «allarmismi» ma ha poi tracciato un quadro molto preoccupato della situazione, spiegando che finché la campagna vaccinale non raggiungerà numeri importanti bisogna fare i conti con le nuove varianti e questo rende necessario proseguire con le restrizioni. Questo, ha spiegato la Gelmini, è un discorso sacrosanto che però va affiancato da un ragionamento sulla tenuta economica e sociale del paese. Insomma, per la ministra degli Affari bisogna affrontare la crisi anche da questo punto di vista, rafforzando le misuremesse in campo per garantire sostegno economico immediato alle imprese ferme. E tutto questo va fatto in costante dialogo con le regioni: «Non possiamo pretendere di chiamarvi a ratificare decisioni già prese», avrebbe detto la ministra a sindaci e presidenti. «Possiamo e vogliamo chiedervi di partecipare a un processo decisionale che dovrà essere tempestivo, essere snello, ma che non potrà calare sulle vostre teste». —


 

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