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Spalato, una discarica abusiva nel Palazzo di Diocleziano

Lo splendido Palazzo di Diocleziano a Spalato

L’ultimo sfregio all’area proclamata dall’Unesco Patrimonio dell’umanità: il cedimento di un portone fa scoprire un immondezzaio in pieno centro storico

/ SPALATO Ancora uno sfregio al palazzo di Diocleziano, patrimonio dell’Unesco da 42 anni, preziosa reliquia romana nella regione dalmata e vera icona, anche turistica, della città di Spalato. Negli ultimi quattro decenni (ma il fenomeno è di ben più lunga durata) il nucleo storico spalatino – benché protetto sulla carta quale ricchezza storico–architettonica – va purtroppo incontro a eventi di una brutalità inaudita, che ne minano il fascino e restano quasi sempre impuniti.



L’ultimo esempio, che è stato denunciato ampiamente dai media, riguarda il cuore del centro cittadino, via Giulio Nepote, all’incrocio con via Ivo Andrić: qui si trova una casa antica e pericolante, della quale sono rimaste praticamente soltanto le mura esterne. I passanti, sia gli spalatini che i turisti, avranno visto mille volte il vecchio portone metallico che affaccia sulla via, senza immaginare quello che poteva esserci all’interno di quella abitazione.

Ma pochi giorni fa l’arrugginito portone ha ceduto, sconfitto dagli anni e da una cura inesistente: e allora sì che la gente ha potuto vedere quanto si trova “custodito” nel glorioso e quasi bimillenario Palazzo di Diocleziano (costruito probabilmente tra il 293 e il 305 d.C.): un mucchio di immondizie, un ammasso abitato da ratti che hanno potuto proliferare senza alcun disturbo, con i rifiuti che vengono scaricati dall’alto. Uno scempio, dunque, qualcosa di cui nessuna amministrazione comunale può certo andare fiera. Malgrado le numerose sollecitazioni dei media nessuno però si è fatto ancora sentire fra le autorità, compreso il sindaco di Spalato, Andro Krstulović Opara. E intanto, almeno nei primi giorni dalla scoperta di quanto si nascondeva dietro il portone abbandonato, né le guardie comunali né la municipalizzata Nettezza urbana hanno intrapreso nulla di concreto.

Quest’ultimo episodio si inserisce in una situazione che vede diverse case incastonate nel palazzo di Diocleziano e avviate alla rovina, con mura ingobbite, pezzi di pietre e tegole che precipitano al suolo. Come se non bastasse, sono numerosi gli infissi in pvc e i climatizzatori che ne deturpano il valore archeologico, il tutto in barba a regolamenti e decreti che dovrebbero tutelare questa testimonianza dell’antica Roma.

Anni fa, da un edificio abbandonato in pieno centro, era spuntato un platano, bello rigoglioso, segato solo dopo che aveva osato mostrarsi al pubblico. Non è purtroppo tutto, anzi. Negli anni passati i casi di degrado emersi si sono sprecati. È successo anche che degli addetti dell’Azienda elettrica croata abbiano spezzato alcune pietre appartenenti all’antica basilica di San Lorenzo, mandando su tutte le furie il sindaco, ma tutto era finito lì. Poi c’è stato l’incredibile episodio di via Marco Antonio De Dominis, dove gli abitanti (parliamo del cuore del Palazzo) hanno dato vita ad uno stupendo giardinetto, del tutto abusivo, costruito proprio per provocare l’amministrazione comunale, invitandola ad adoperarsi maggiormente nella tutela del nucleto antico della città.

Si tratta dunque di una situazione veramente difficile e non per niente negli ultimi 10–15 anni circa il 30 per cento dei residenti tra le mura di Palazzo Diocleziano ha preferito alla fine fare le valigie e trasferirsi in un’altra zona di Spalato o anche fuori porta, cercando aree più vivibili.

Ricordiamo che il Palazzo di Diocleziano è la maestosa costruzione eretta circa 1.700 anni fa dall'omonimo imperatore. Dal 1979 questa sorta di grande villa fortificata è stata inserita da parte dell’Unesco nell'elenco di siti e monumenti che sono diventati Patrimonio dell’umanità, il che ha portato a un capillare restauro dell’immobile realizzato proprio nel corso di quell’anno.

Una soluzione - di cui talvolta si è parlato - potrebbe essere quella di trasformare l’intera l’area in parco archeologico. Ma il dibattito su questo versante da tempo langue.—

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