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Tutti assolti dopo 10 anni gli impiegati alle Belle Arti accusati di assenteismo

La sede della Soprintendenza

Cadute le ipotesi di falso e truffa per i 34 dipendenti della Soprintendenza filmati e pedinati dalla Finanza. Secondo il giudice «il fatto non sussiste»

TRIESTE. Assolti perché «il fatto non sussiste», per entrambi i capi di imputazione: falso e truffa aggravata.

Assolti, tutti i 34 imputati, in base all’articolo 530 secondo comma del codice di procedura, ossia la vecchia formula dubitativa dell’insufficienza di prove.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Assenteismo, le richieste del pm sul caso Soprintendenza: assoluzione e prescrizione]]

È quanto contenuto nel dispositivo della sentenza pronunciata lunedì 22 febbraio in aula dal giudice monocratico del Tribunale di Trieste Massimo Tomassini sul caso dei cosiddetti presunti assenteisti della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

Una vicenda giudiziaria durata oltre dieci anni, tra inchiesta e processo, che ha coinvolto una quarantina di dipendenti dell’ente, alcuni dei quali mai giunti a giudizio perché le posizioni erano state archiviate o definite in udienza preliminare con il rito abbreviato, tra proscioglimenti, assoluzioni e patteggiamenti.

Un caso dal forte impatto mediatico e sull’opinione pubblica, sul quale oggi si chiude definitivamente il sipario. Il pm Massimo De Bortoli, titolare del fascicolo, all’inizio di febbraio, nell’ultima udienza, aveva chiesto per i 34 imputati l’assoluzione dall’accusa di falso materiale in atto pubblico e la prescrizione per la truffa aggravata ai danni dello Stato.

Lunedì 22 la sentenza, che assolve nel merito tutte le persone coinvolte, per entrambi i reati contestati, «perché il fatto non sussiste», con la formula del “vecchio dubbio”. Tutto era cominciato a seguito di un’indagine della Guardia di Finanza risalente al 2010-2011.

Appostamenti, pedinamenti, filmati: le indagini avevano interessato oltre quaranta tra impiegati e funzionari della Soprintendenza Fvg, aprendo una delle più clamorose vicende giudiziarie relative alla pubblica amministrazione a Trieste e in regione, durata, appunto, dieci anni. I finanzieri avevano accertato i comportamenti dei dipendenti di Palazzo Economo, controllando anche le entrate e le uscite durante l’orario di lavoro, confrontandole con le timbrature dei badge.

Erano state accertate le pause al bar, le commissioni in alcuni supermercati della zona, passeggiate in centro e shopping nei negozi. Secondo l’accusa, in alcune occasioni i dipendenti abbandonavano il posto di lavoro prima del dovuto. Nel fascicolo erano finiti orari, spostamenti, targhe di automobili e moto utilizzate, nomi dei negozi, bar, mercati, gelaterie, farmacie e ottici frequentati durante le assenze.

Una vicenda giudiziaria particolarmente corposa e lunga, che aveva visto il pm De Bortoli chiedere, pochi giorni fa, la prescrizione per l’ipotesi del reato di truffa aggravata, visto il tempo trascorso, e l’assoluzione per falso (strisciare il cartellino non è considerato un atto pubblico, quindi correlabile a un reato di falso).

Ieri mattina il verdetto, con il giudice Tomassini che ha decretato l’assoluzione con formula piena per entrambe le accuse. Soddisfazione è stata espressa dai legali difensori coinvolti nella vicenda giudiziaria e presenti ieri in aula. Maria Genovese spiega che «Siamo soddisfatti dell’esito del procedimento, anche perché è stata accolta la nostra richiesta di assoluzione degli imputati con formula piena, nel merito, e non per prescrizione».

Secondo l’avvocato Giovanni Borgna, «l’assoluzione è un risultato soddisfacente, oltre che l’esito di una vicenda lunga, che si è protratta fin troppo». Tra gli altri legali ingaggiati per il procedimento, Riccardo Seibold, Andrea Frassini, Alessandro Giadrossi, Marzio Calacione, Paolo Pacileo, Luca Maria Ferrucci, Marcello Perna, Ferdinando Ambrosiano e Gabrio Laurini.

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