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Addio a Sergio Bortolot, il "vescovo di San Giovanni"

Il volto sorridente di Sergio Bortolot

Per anni l'asse portante della compagnia teatrale “Noi e po’ bon”. Nella vita lavorò anche all'oleodotto di San Dorligo e fu in servizio il giorno degli attentati del '72

TRIESTE. “Quando saliva sul palco, grazie a voce e simpatia, scattava subito l’applauso”.

Sorrideva e faceva ridere Sergio Bortolot, asse portante della compagnia teatrale “Noi e po’ bon” dell’Associazione trattamento alcoldipendenze (Astra).

È scomparso negli scorsi giorni a 88 anni in seguito a una malattia.

Un personaggio molto conosciuto nel rione di San Giovanni, dove a ogni Carnevale impersonava il vescovo, ma anche a Muggia, perché spesso recitava al teatro Verdi.

“Aveva un’espressione e una mimica facciale uniche”, ricorda a questo proposito l’amico Antonino Ferraro, consigliere comunale nel comune rivierasco.

Uno degli ultimi ruoli che avrebbe dovuto incarnare era quello del conte Von Krassen nello spettacolo “Tutta colpa della pelliccia... De lapin”: “Dovevamo andare in scena a novembre, ma poi a causa pandemia la pièce è stata rinviata – racconta il regista Giorgio Fortuna -. Non riuscire a rifare questa replica assieme a lui sarà molto triste”. Ma la tristezza viene spazzata via in poco tempo con una macchietta come Bortolot.

“Era una persona davvero molto allegra – spiega infatti il figlio Roberto -. Ieri sono stato a casa sua ed effettivamente non riuscivo a essere triste: ho ritrovato i copioni delle commedie e mi venivano in mente solo cose positive. Ricorderò sempre l’amore per i suoi nipoti, che lo hanno accudito sino all’ultimo giorno, e per la sua cagnolina Piki, che è ancora viva ed è stata con lui per 18 anni”.

L’ottuagenario si era avvicinato alla compagnia teatrale perché quest’ultima rientrava tra le attività terapeutiche proposte da Astra, a cui Bortolot si era rivolto per disintossicarsi dall’alcol.

“Era entrano nel novembre del 1997 di sua iniziativa – racconta il figlio -. È in quell’occasione che ha iniziato a recitare, continuandolo a fare fino all’ultimo giorno. Aveva concluso il percorso di terapia positivamente. Lui lo diceva sempre e ne andava fiero”.

“Era il faro della compagnia, una persona squisita – afferma Claudio Zaratin -abbiamo perso un pezzo da novanta”.

Oltre al divertimento, però c’era anche il lavoro. Bortolot aveva iniziato la sua carriera professionale alla ex birreria Dreher come capo officine, per poi passare a operare per la Società italiana per l’oleodotto transalpino.

“Parlava perfettamente il tedesco, era un grande lavoratore”, ricorda l’ex collega Carla.

Prima era stato responsabile della manutenzione della linea e poi capo turno della sala controllo.

Era in servizio anche il 4 agosto 1972, quando fu perpetrata dal gruppo Settembre Nero un'azione terroristica contro i serbatoi di stoccaggio del petrolio greggio situati a San Dorligo della Valle.

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