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A Trieste un anno senza serate e balli del mondo della notte: «Un danno spaventoso»

Tra gestori di discoteche, deejay e organizzatori di eventi c’è chi prova a reinventarsi, ma prevale la preoccupazione per il futuro. «L’orizzonte resta incerto. Quando ripartiremo?»

TRIESTE. Un anno senza discoteche e senza balli nei locali. Il 22 febbraio 2020 si sono svolte le ultime serate “dancing”, poi il settore ha subito uno stop, con una lieve ripresa in estate, ma solo per gli spazi aperti. Un mondo che lamenta ristori inadeguati e un futuro sempre più incerto, che preoccupa un’ampia fetta di lavoratori, tra titolari e gestori di sale, dj, organizzatori di feste ed eventi, oltre a baristi e responsabili della sicurezza. Molti sono stati costretti a reinventarsi, cambiando completamente occupazione.

«Si è parlato tanto di bar e ristoranti, che comunque hanno lavorato, seppur a singhiozzo in alcuni periodi – spiega Luciano Spina, titolare del Deus – ma noi ci siamo dovuti fermare totalmente. Ho aperto solo due weekend a giugno, ma qui da me si balla e non potendolo fare, i clienti se ne sono andati. A Pasqua spero di inaugurare un nuovo corso, come cocktail bar e ristorante con birra artigianale. Almeno ci provo. Ma ormai un anno è perso. Alla fine della scorsa estate – ricorda – speravo di riprendere, ma la nuova ondata di contagi ci ha bloccato ancora. Poi abbiamo perso tutte le feste natalizie e il capodanno. Una batosta dopo l’altra. Intanto i ristori sono pochi, speriamo ne siano previsti altri, ma nel frattempo sono consapevole che – aggiunge – si potrà tornare a far festa probabilmente tra molto, troppo tempo».


Stessi pensieri per Tommaso Centazzo del Mandracchio. «Ho sempre fatto questo mestiere, sono un imprenditore del mondo della notte, e da un giorno all’altro mi sono trovato con il locale chiuso e senza una minima possibilità di programmare il futuro. E si intuisce che le cose andranno per le lunghe. I ristori sono arrivati, ma – puntualizza – hanno contribuito marginalmente alle spese, che non si sono mai fermate e stanno continuando. I costi fissi sono enormi. La cosa che mi fa male è che qui ho investito la vita, le risorse e sono immobile, non ho la possibilità di fare altro, le mie competenze sono legate al mio specifico settore. E così molte delle persone che lavorano con me. Il danno è spaventoso. Siamo tra i più colpiti e i meno presi in considerazione».

Tra i professionisti fermi da un anno ormai, ci sono anche molti dj. «Gli aiuti sono arrivati, ma pochi se paragonati a ciò che abitualmente si incassava – ricorda Simon Adams –. Per fortuna, considerando anche il mio impegno come autore e compositore, alcuni fondi sono stati stanziati, e un po’ di lavoro d’estate ha permesso una boccata d’aria, minima. Ora i grandi festival internazionali 2021 sono stati quasi tutti già rimandati, qualcuno prova a promuovere una programmazione leggera, anche se con tanti dubbi. Credo che qualcosa, con l’arrivo della bella stagione, si riaprirà, ma si resterà sul territorio. E con appuntamenti di dimensioni ridotte e con poche persone».

Niente feste e serate a tema anche per chi promuove gli eventi a Trieste, come Stefano Rebek. «C’è molta tristezza – dice subito – perché le discoteche, le sale al chiuso, hanno comunque un fascino indiscusso. Lo staff che ci lavora di solito è molto affiatato, e in molti casi ormai si è perso. Tante persone hanno abbandonato, alcuni professionisti si stanno allontanando ed è una grande perdita. Ripartire, anche per questo, non sarà facile. Certo lo faranno i locali estivi, ma per quelli invernali sarà una grande fatica ricominciare. E credo che – conclude – almeno fino al 2022 non sarà possibile farlo». 


 

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