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Piano vaccini saltato e ipotesi lezioni al 30 giugno: Roma scontenta il mondo della scuola Fvg

L'assessore Rosolen: «Così ogni docente si dovrà far immunizzare da solo». E non convince la proposta di prolungare la didattica 

TRIESTE Sempre più a rischio il piano per la vaccinazione di oltre 30 mila dipendenti scolastici che la Regione aveva varato appena una settimana fa fissando direttive destinate agli istituti e requisiti. Le scuole avrebbero dovuto fornire all’ufficio regionale gli elenchi delle persone intenzionate a vaccinarsi, per poi procedere alla fase della somministrazione con le Aziende sanitarie. Ma ora tutto è bloccato.

«Stiamo lavorando per trovare una soluzione, anche se dubito che ci siano ancora dei margini – puntualizza l’assessore all’Istruzione Alessia Rosolen –. Temo che la prospettiva sia quella di lasciare che ogni lavoratore della scuola prenoti la vaccinazione per conto proprio. A complicare tutto non è stata solo la questione privacy, ma anche la circolare che ha di fatto tolto ai territori la possibilità di gestire gli elenchi delle persone da vaccinare».

«Sarà il ministero dell’Economia a inviare i dati dei singoli lavoratori all’anagrafe nazionale sanitaria – ha spiegato l’assessore –, ma in questo modo non sarà possibile organizzare delle vaccinazioni di gruppo, istituto per istituto, visto che i dati forniti a livello nazionale sono in ordine alfabetico e non contengono indicazioni su luogo di lavoro e incarico ricoperto. Insomma i tempi si allungheranno e sarà impossibile riproporre il modello che abbiamo applicato con ottimi risultati per le vaccinazioni al personale universitario». «Mi auguro che il diritto alla salute prevalga su qualunque altra considerazione» sottolinea dal canto suo l’assessore comunale alla Scuola di Trieste Angela Brandi.



Insomma, la circolare ministeriale ha creato non poco disappunto, ma c’è anche un’altra indicazione che arriva da Roma e che se diventasse definitiva finirebbe per scontentare il mondo della scuola del Friuli Venezia Giulia: estendere fino al 30 giugno l’attività didattica, proposta ventilata ieri anche dal ministro Patrizio Bianchi e da valutare con le Regioni. Secondo Teresa Tassan Viol, presidente dell’associazione presidi Fvg, «la didattica, in presenza e a distanza, ha sempre funzionato e avrebbe poco senso estenderla fino al 30 giugno, oltre ai problemi organizzativi che ne deriverebbero».

«Non abbiamo perso una sola ora nelle nostre classi – evidenza Oliva Quasimodo, dirigente scolastica del liceo Carducci-Dante di Trieste –, e adesso stiamo riuscendo a garantire una presenza in aula per ogni studente ogni due giorni, a rotazione. Noi non avremmo certo bisogno di recuperare». «Non vedo il motivo di prolungare l’attività oltre il 10 giugno – afferma Marco Fragiacomo, dirigente degli istituti isontini Brignoli-Einaudi-Marconi e Cossar-Da Vinci –. Logorerebbe insegnanti e studenti, senza portare alcun valore aggiunto ». Infine, ancora l’assessore Rosolen: «Dopo un anno così difficile pensare di tenere in classe due o tre settimane in più studenti e docenti non porterebbe a dei vantaggi, e comunque, come ho già fatto presente allo stesso ministro, ci vorrebbe prima un accordo sindacale nazionale». –


P. T.

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