Giulio e la scommessa del teatro italo-croato: «Un ponte fra culture da Trieste a Fiume»

A soli 28 anni Settimo è stato nominato direttore del Dramma italiano di Fiume. «Non è un tabù recitare in lingua straniera» 

ZAGABRIA Quando ripensa al suo arrivo alla direzione del Dramma italiano di Fiume, poco più di tre anni fa, Giulio Settimo trattiene per un attimo il respiro, come se ripensasse ancora alla propria decisione. E poi esclama: «Si è trattato di una scelta azzardata. Avevo 28 anni, ero inesperto in merito ad alcune cose, e questo lavoro comporta grandi responsabilità».

A ripensarci oggi, però, quella scommessa sembra essere riuscita. E Settimo può parlare del futuro del Dramma italiano, del quale proprio all’inizio di questo 2021 è stato riconfermato direttore per i prossimi quattro anni. «Questo è il cuore pulsante della cultura italiana al di fuori dei confini nazionali. Siamo la prima compagnia stabile, fondata nel 1946, prima ancora del Piccolo Teatro di Milano. Da allora non ci siamo mai fermati», spiega il giovane direttore parlando di questa istituzione iconica della minoranza italiana.



Con alle spalle 75 anni di storia, il Dramma è infatti la compagnia stabile in lingua italiana attiva all’interno del teatro nazionale Ivan Zajc, un edificio storico inaugurato a fine Ottocento nel centro del capoluogo quarnerino. Il Dramma è oggi finanziato dalla Città di Fiume, dallo Stato italiano e dal Consiglio delle minoranze di Croazia e Slovenia. E per spingerlo ad addentrarsi nel nuovo millennio serve tutta l’energia di un direttore poco più che trentenne, pronto anche a infrangere qualche tabù.

Originario di Trieste, classe 1989, Settimo gira i teatri della Croazia ormai da più di dodici anni. Nel 2008 si iscrisse all’accademia teatrale di Osijek, nell’est del paese, seguendo il consiglio di Petra Blašković, che allora guidava un gruppo di teatro amatoriale di Trieste e oggi dirige il Teatro nazionale di Osijek. «Blašković mi disse: “Il croato è una lingua facile, vedrai, lo imparerai in un anno”. È la più grande bugia che mi sia mai stata detta», ricorda Settimo sorridendo.



Negli anni che seguono, terminata l’accademia, come giovane attore Settimo va in scena a Zagabria, a Karlovac, a Trieste e a Fiume. Recita in croato, in italiano e in altre lingue; contribuisce a rifondare nel 2013 il Teatro Stabile di Karlovac, che nella cittadina mancava da più di cinquant’anni. «Ho tuttora un ingaggio con quella compagnia - racconta – e grazie a loro ho girato il mondo, dall’Ucraina alla Cina, dall’Inghilterra all’Azerbaigian. Mi è capitato persino di recitare in turco».

In quegli anni, l’attuale direttore del Dramma italiano di Fiume impara a conoscere la Croazia e a interagire col suo pubblico. «Il rapporto tra italiani e croati varia molto a seconda dell’area geografica considerata. In Slavonia e nell’entroterra siamo visti come semplici stranieri, si sa poco o nulla della minoranza italiana presente in Croazia. In Dalmazia l’italiano è soprattutto un turista, ma c’è sempre grande curiosità per la nostra cultura. In Istria, infine, l’italianità è parte dell’identità locale, così come lo è anche a Fiume».

Settimo ha assunto la direzione del Dramma italiano di Fiume nel settembre del 2018, deciso a fare del dialogo con i croati la sua bandiera. «Sono stato spesso criticato per questo, ma far recitare gli attori del Dramma anche in croato - ovvero in una lingua che non è la loro - rappresenta un atto che serve ad avvicinare la popolazione della maggioranza alla nostra realtà. Noi siamo un ponte tra le due culture», afferma il direttore, convinto che sia «arrivato il momento di innovare». Così, sotto la direzione di Settimo il Dramma italiano - che conta oggi tredici dipendenti fissi, ma può avvalersi di truccatori e maestranze messi a disposizione dal Teatro Ivan Zajc - ha messo in scena anche degli spettacoli bilingui come “Adriatico”, oggi candidato al premio Mali Marulić quale migliore testo teatrale in lingua croata dedicato ai bambini. «Molti a Fiume pensano che non abbia senso venire a vedere un’opera del Dramma italiano se non si comprende la nostra lingua, ma sbagliano perché usiamo sempre i sovratitoli o, come in questo caso, abbiamo degli spettacoli scritti appositamente in due lingue; e comunque sia, le emozioni passano anche se non si capisce la lingua», prosegue Settimo, che aggiunge che «quando gli attori del Dramma recitano in croato, il pubblico certo nota l’accento ma lo apprezza».

L’apertura alla maggioranza, nelle intenzioni del direttore del Dramma, permette non solo di far dialogare maggiormente le due culture, ma anche di risolvere il problema della mancanza di pubblico. «L’Ivan Zajc ha 670 posti. Solitamente, con due o tre repliche a Fiume una rappresentazione ha esaurito la platea di italofoni alla quale può rivolgersi», fa notare Settimo.

Continuamente in viaggio tra Fiume, Karlovac e Trieste (dove vive la sua famiglia), il direttore del Dramma fronteggia ora la sfida imposta dalla pandemia. E sta progettando di farlo con una serie di spettacoli “a domicilio”. «In Croazia i teatri non hanno mai chiuso e noi siamo riusciti a realizzare anche delle produzioni complesse, come il Decameron. Quest’anno, però, vorrei portare il nostro lavoro “Il bonsai ha i rami corti” in tutte le 51 comunità nazionali italiane, per ritrovare il nostro pubblico e ricreare quel momento di condivisione che rappresenta il teatro innanzitutto», conclude Settimo, intenzionato a infondere, con il teatro, nuova energia nella comunità italiana e nei rapporti con i croati. —


 

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