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Coronavirus, tre regioni diventano "arancioni". Allarme mutazioni, resta il coprifuoco

Il 25 febbraio scade il decreto che vieta gli spostamenti anche tra le regioni gialle e sicuramente verrà reiterato. Probabile proroga delle restrizioni per cinema e palestre

TRIESTE Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia, firmerà in giornata una nuova ordinanza che andrà in vigore a partire da domenica 21 febbraio. Passano in area arancione le regioni Campania, Emilia Romagna e Molise. Il governo non intende farsi prendere per il naso dalle varianti. Per questo la parola d’ordine di Speranza è: nessun allentamento delle misure in scadenza.



Il 25 febbraio scade infatti il decreto che vieta gli spostamenti anche tra le regioni gialle e sicuramente verrà reiterato. Il 5 marzo poi è la volta del Dpcm, che contiene il coprifuoco alle 22, e le chiusure di cinema, teatri, piscine, palestre, oltre che di ristoranti e bar la sera. Tutto prorogato anche in questo caso. Ma con il moltiplicarsi delle varianti probabilmente non basterà. Lo sa prima di tutto l’Europa. La Commissaria Ue, Ursula Von der Leyen, si è confrontata ieri con il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, per parlare, così come ha fatto con i più importanti Paesi dell’Unione, di accelerazione della campagna vaccinale e dell’obiettivo “Covid zero” da raggiungere attraverso nuovi lockdown. Il ragionamento che fa la Commissione è questo: «Se non facciamo un sacrificio ora, rischiamo di non uscire mai dalla pandemia, perché se le varianti prendono il sopravvento c’è il rischio che gli stessi vaccini perdano efficacia, facendo svanire l’agognato obiettivo dell’immunità di gregge».



L’Italia in questo momento di andare in lockdown nazionale non ci pensa proprio ma un inasprimento della stretta sembra nelle cose. La chiusura di asili e scuole elementari non è più un tabù e per consentire ai genitori di andare comunque al lavoro si farebbe uso a piene mani dei bonus baby sitter, come ha fatto l’Umbria per la provincia di Perugia in lockdown. Del resto le varianti sembrano contagiare maggiormente i più piccoli che non possono nemmeno essere vaccinati. In Piemonte, ad esempio, è già allarme per la diffusione del virus tra i ragazzini. «Registriamo un trend crescente nella fascia di età 6-10 anni. I giovani si stanno contagiando di più rispetto agli anziani», ammette l’assessore alla sanità Luigi Icardi, mentre la Giunta sta pensando di istituire zone rosse circoscritte laddove ci fossero focolai di varianti. Ma il governo è pronto a riproporre anche il “metodo Natale”, con almeno un paio di settimane tutte arancioni nei giorni feriali e rosse nei festivi e prefestivi. Oppure intervenire con il bisturi traslando dal livello regionale a quello provinciale il sistema “a semaforo”, basato sui 21 indicatori del monitoraggio settimanale. Che oggi dovrebbe spostare dal giallo all’arancione Emilia Romagna, Molise e C. Nella fascia bianca dove tutto riapre dovrebbe fare il suo ingresso la Valle d’Aosta.

Ma Speranza è in pressing sul presidente della regione, Erik Lavevaz, per convincerlo a non varcare ancora il cancello dell’Eden. «È un passaggio da valutare con intelligenza e cautela», frena il ministro. A marciare sempre più con il freno tirato è la campagna vaccinale, che a causa del taglio delle forniture secondo i dati diffusi dalla fondazione Gimbe chiuderà il primo trimestre con la somministrazione di un misero terzo delle dosi previste. «È credibile che si possano recuperare le mancate consegne», afferma l’Ad di Irbm, partner di Astrazeneca e Oxford, Pietro Di Lorenzo. Che poi rassicura: «Il nostro non è un vaccino di serie B perché previene il 100% dei casi gravi di malattia».

Intanto i Nas fanno visita nella sede della regione Veneto, su incarico dei magistrati, per accertare chi siano gli intermediari che propongono il vaccino Pfizer al di fuori degli accordi stabiliti dall’azienda con la Commissione Ue. «Si tratterebbe di due russi», riferisce un’autorevole fonte del ministro della salute. «Ma visto che l’azienda ha categoricamente escluso la vendita nel libero mercato – spiega – delle due l’una: o si tratta di un tentativo di raggiro, oppure di dosi acquistate non si sa come da paesi poveri e rivendute con sovrapprezzo a quelli ricchi». Che sarebbe forse ancora peggio. —


 

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