Contenuto riservato agli abbonati

Raccolta differenziata, Trieste maglia nera in Fvg. Ecco perché non decolla 

Cassonetti della raccolta differenziata a Trieste

A causa delle sue caratteristiche uniche la raccolta dei rifiuti diventa più complessa rispetto a quanto avviene in altre realtà.

TRIESTE Trieste non sfonda il muro della raccolta differenziata. Le percentuali raggiunte la fanno restare in regione tra i comuni con i risultati più bassi, ma le sue caratteristiche urbanistiche, morfologiche, il numero di residenti e alcuni aspetti meteorologici come la Bora la rendono una città unica. E anche la raccolta dei rifiuti diventa più complessa rispetto a quanto avviene in altre realtà.

A stilare la classifica che riporta le percentuali di differenziata comune per comune è Legambiente Friuli Venezia Giulia che, presentando anche quest’anno il rapporto “Comuni ricicloni Fvg 2020” (i dati sono riferiti al 2019), ne premia 56. I parametri che nel rapporto rendono un comune “Rifiuti Free” prevedono una raccolta differenziata superiore al 65%, e meno di 75 chilogrammi di rifiuto secco residuo per abitante.



Trieste, come detto, fa ancora fatica, raggiungendo il 44,2% di differenziata e raccogliendo 265,5 chilogrammi di rifiuto secco residuo per abitante. «Il dato di raccolta differenziata di Trieste sconta un ambito urbanistico, morfologico e climatico complesso – spiega Giovanni Piccoli, responsabile Servizi Ambientali di AcegasApsAmga – certamente non paragonabile con altre città. È vero che non siamo nella top ten dei comuni ricicloni, ma va comunque rilevato come la differenziata stia crescendo a ritmo sostenuto, passando dal 28% del 2013 al quasi 45% del 2019, grazie soprattutto alle azioni di ingaggio della cittadinanza attuate con il Comune». Un risultato raggiunto prevalentemente con l’introduzione della raccolta dell’organico, degli sfalci tramite raccolta stradale e al potenziamento della raccolta differenziata in più punti della città. Viuzze strette, salite, complessi immobiliari con un numero elevato di residenti e spesso senza cortile, e la forza della Bora – lasciare sacchetti o semplici bidoncini fuori dai portoni creerebbe più di qualche problema – impongono una progettazione del sistema di raccolta dei rifiuti diversa. «Esistono vari metodi di raccolta, incluso quello porta a porta, – indica Piccoli – ma Trieste sta valutando altre soluzioni più moderne e innovative come, ad esempio, i cassonetti smart, ad accesso controllato, non escludendo a priori che in certe zone delle città, quelle che più si prestano, possa essere immaginato anche il “porta a porta”». Va tenuto conto inoltre - tiene a sottolineare Acegas - che il termovalorizzatore, che ha una valenza regionale e viene utilizzato anche da altri gestori, ha il ruolo di garantire il recupero energetico del rifiuto secco e non è ad oggi un elemento che può incidere sui risultati della raccolta differenziata.

Tra le città capoluogo, Pordenone è la più virtuosa, con 68,3 kg di secco residuo raccolto e una percentuale di differenziata dell’86,1%. Udine supera con l’introduzione del “porta a porta” la percentuale di raccolta differenziata del 65%, ma raccoglie quasi 3 volte di più la quantità di secco residuo rispetto a Pordenone, ben 200,8 kg. Gorizia supera di poco la percentuale di raccolta differenziata richiesta per essere Comune Riciclone, ma ha alti valori per il secco residuo. Nel triestino, San Dorligo, Muggia e Sgonico raggiungono e superano comunque l’obiettivo del 65%, toccando rispettivamente il 73,8, il 67,7 e il 73,4%. Nelle top ten dei comuni Rifiuti Free in regione ci sono San Vito di Fagagna (35,6 kg), Lestizza (38,6) e Campoformido (43,8). —

© RIPRODUZIONE RISERVATa
 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi