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A 101 anni il vaccino di Rina, l’interprete di Hemingway: «È sicuro, fatelo tutti»

Il suo è un gesto che spera possa essere d’esempio per altri anziani, che magari sono ancora titubanti e ritengono la vaccinazione rischiosa.

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Rita Micon 

UDINE. È nata quando la seconda ondata della Spagnola, seppure in fase calante, seminava ancora paura. Il secondo conflitto mondiale l’ha sorpresa mentre era una studentessa universitaria a Venezia. E adesso che la pandemia da Covid le ha imposto un’altra sfida, Rina Micon ha scelto di guardare avanti e di sottoporsi al vaccino. A 101 anni appena compiuti, festeggiati il 6 febbraio scorso.

Accompagnata dalla figlia Isabella, Rina ieri si è fatta somministrare la prima dose, al Fiera di Udine, con il sorriso celato dalla mascherina ma che traspariva dagli occhi. «Sono contenta di averlo fatto – ha sottolineato –, mi sento bene. Penso sia indispensabile in questo momento. Il vaccino è sicuro e non bisogna avere paura».

Donna raffinata e molto determinata, Rina ci teneva a compiere questo passo, per contrastare il virus che da ormai un anno mina la salute e le certezze di tutti. Il suo è un gesto che spera possa essere d’esempio per altri anziani, che magari sono ancora titubanti e ritengono la vaccinazione rischiosa. D’altra parte la 101enne, che in passato ha fatto l’insegnante ed è persino stata l’interprete di Ernest Hemingway nel 1957, in occasione di un incontro dello scrittore in città, è rimasta segnata dalla pandemia che nel secolo scorso uccise decine di milioni di persone nel mondo.

Di Spagnola, infatti, si ammalarono la mamma Teresa (mentre il marito Cesare era impegnato nella Grande guerra) e il primogenito Vittorino, detto Rino: lei riuscì a sconfiggere il virus, il bimbo purtroppo morì a soli tre anni nel 1919. «In onore del fratellino morto – racconta la figlia Isabella Torossi, medico nel reparto di Anestesia e rianimazione 1 dell’ospedale di Udine – mia mamma, nata l’anno dopo, fu chiamata Rina». Terminate le superiori all’Uccellis, Rina si era scritta alla Ca’ Foscari per studiare tedesco e francese, ma conosceva bene anche l’inglese e lo spagnolo.

«In quel periodo – la figlia Isabella riporta i ricordi della madre – era pericoloso viaggiare in treno poiché bombardavano le ferrovie». «Mi auguro che mia mamma possa fungere da stimolo ad altre persone. Quando si diventa anziani – indica Isabella – può capitare in qualsiasi momento di doversi recare in ospedale, anche se si gode di buona salute. Basta una caduta in casa. E recarsi negli ospedali adesso non è esente da rischi, mentre andarci da vaccinati è più sicuro. Al Fiera sono stati molto puntuali – precisa – e alcuni signori si erano pure offerti, molto cavallerescamente, di lasciarla passare dopo aver saputo la sua età».

Età che, tra l’altro, porta benissimo. Sarà per le cure che le riserva ogni giorno la figlia o per le passeggiate quotidiane che ancora continua a fare vicino casa. Ora Rina attende con impazienza il 18 febbraio, quando le sarà somministrata la seconda dose di vaccino.

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