I sindaci e gli assessori dovranno restituire i bonus Inps da 600 euro

Inps

L’Istituto vuole il rimborso dei contributi anticrisi elargiti a politici e amministratori titolari di partite Iva. Coinvolti anche i consiglieri regionali come l’azzurro Mattiussi

TRIESTE Le prime lettere dell’Inps sono partite: sindaci, assessori e consiglieri regionali dovranno restituire il bonus anticrisi da 600 euro al mese, attivato ad aprile a favore delle partite Iva nel corso della pandemia. La richiesta di riscossione è uguale per tutti: dal consigliere regionale da oltre settemila euro al mese a chi amministra quasi per volontariato la cosa pubblica in qualche piccolo municipio. Dopo le polemiche estive, scatta la falce: chiunque percepisce un’indennità di funzione fissa sulla base di un mandato politico, dovrà restituire quanto ricevuto e fra gli amministratori locali partono le proteste.



A livello nazionale si tratta di duemila casi. L’Inps ha cominciato a far partire le richieste, ma poi si è fermato, escludendo i consiglieri comunali, che in un primo momento erano stati inseriti nell’elenco e successivamente esclusi perché pagati a gettone. In Friuli Venezia Giulia sono state 72.332 le domande di aiuto per lavoratori autonomi, ma l’Istituto non sa quantificare quanti siano fra questi i sindaci, gli assessori e i consiglieri regionali. Probabilmente alcune decine, fanno sapere dall’Anci. Nessuno degli interessati viene comunque allo scoperto: «Pochi paleseranno la propria posizione – ragiona un sindaco di un piccolo comune friulano – poiché temono di essere tacciati di aver ricevuto qualcosa di non legittimo».



Ma è proprio su questa legittimità che si discute nella comunità degli amministratori locali, perché chi fa l’assessore comunale di un centro sotto i mille abitanti, percependo 268 euro di indennità al mese, non si sente certo un privilegiato. Sentimento condiviso dai sindaci di comuni fra tremila e cinquemila abitanti, che ricevono meno di mille euro netti al mese. Il presidente di Anci Fvg Dorino Favot chiede allora di «distinguere fra chi percepisce un’indennità che permette di vivere e chi ne riceve una minima. Hanno voluto fare di tutta l’erba un fascio in nome dell’antipolitica, che fa passare l’idea che chi amministra un piccolo comune per missione sia equiparabile a un certo modo di fare politica».



La questione aveva tenuto banco durante l’estate, quando erano finiti sotto i riflettori parlamentari e consiglieri regionali, che avevano richiesto i 600 euro al mese, pur incassando ricche prebende. In regione, a rivendicare di aver chiesto il bonus era stato per primo il consigliere regionale di Forza Italia Franco Mattiussi, che aveva sfiorato il deferimento ai probi viri del partito. Poi le cose rientrarono per evitare polemiche, ma la mossa del ristoratore della Bassa friulana non era piaciuta ai berlusconiani, che censurarono la scelta, come in quelle settimane fecero tutti i partiti con i rispettivi rappresentanti coinvolti, dal M5s alla Lega, passando per il Pd.

Mattiussi si era difeso allora strenuamente e oggi non demorde: «Non ho ancora ricevuto la lettera. Se me lo chiederanno restituirò i soldi, che ho ricevuto perché era mio diritto, ma vorrei sapere ora a che titolo li chiedono indietro. Nessun pentimento: si trattava di un indennizzo modestissimo per aver interrotto la mia attività lavorativa». Il consigliere attacca ironicamente l’Inps: «Non possiamo pensare di avere un presidente dell’ente migliore dell’attuale. Non riesce a pagare nemmeno nei tempi la cassa integrazione e intanto siamo intervenuti personalmente per sostenere i nostri dipendenti».

Ad aver percepito il bonus sono stati però anche alcuni sindaci di piccoli centri del Fvg. Il primo cittadino di Caneva, Dino Salatin, risponde dal suo allevamento di mucche in Pusteria: «Sono al lavoro proprio ora, con le mie vacche da latte. Ricevo poco più di un migliaio di euro di indennità netta, quando un consigliere regionale ne prende 8 mila e ha zero responsabilità. All’epoca sono stato attaccato, ma io sono un autonomo e ho fatto domanda perché non vivo di politica. Era un mio diritto e adesso mi tocca pure restituire i 600 euro: mi costerebbe di più fare ricorso per principio».

Poi c’è il collega di Latisana Daniele Galizio, che nel 2020 ha perso 80 mila euro sul fatturato annuo di mezzo milione della sua azienda di informatica. L’indennità netta di Galizio vale 2.200 euro al mese, perché Latisana ha maggiori dimensioni, ma anche in questo caso il sindaco rivendica di aver solo richiesto il dovuto: «Non ho ancora ricevuto la richiesta ma, se dovesse essere così, sarebbe nauseante. Sono un imprenditore che dà lavoro a cinque persone e il 2020 è un anno di notevole perdita: una legge dello Stato prevede un aiuto, che ho chiesto legittimamente e che revocare ora sarebbe una follia. All’epoca mi sono dichiarato pubblicamente per principio e mi sono preso una bella dose di insulti, ma c’è una bella differenza fra un sindaco come me e un consigliere regionale, che guadagna quattro volte, con un impegno decisamente meno elevato e minori responsabilità. Invece finiamo tutti nel tritacarne allo stesso modo». —


 

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