Chiude Benetton a Monfalcone: a casa tre commesse

Venerdì ultimo giorno di saldi. Antonelli: «Un grosso vuoto in centro difficile da rimpiazzare»

MONFALCONE. Venerdì l’ultimo giorno di saldi stracciati, poi Benetton abbassa la saracinesca in via Duca d’Aosta. La liquidazione totale campeggiava da settimane, con sconti fino al 70%, ma ieri mattina, da una commessa, la conferma: «Il punto vendita chiude. La titolare ha tenuto duro finché ha potuto, ma Monfalcone non è più una piazza adatta alla vendita, manca il passaggio di gente e il colpo di grazia l’ha inflitto il Covid». Tre le dipendenti che ora, «nel periodo peggiore», dovranno cercare un nuovo lavoro, come riferito sempre ieri mattina da una delle giovani. Sul futuro dell’area e possibili altre aperture un punto di domanda: non è stato possibile parlare con la titolare.



Una chiusura che comunque non lascia impassibili e che dimostra quanto il trend sia per certi versi inesorabile. Un punto di riferimento per tanti, Benetton: rappresenta il capo alla moda a un prezzo abbordabile per tutte le tasche, il vestitino o la tuta per il bambino, l’accessorio coloratissimo e funzionale, un brand sulla piazza da decenni a Monfalcone. Soprattutto una decina di vetrine, all’angolo con via Oberdan, centrali, in un foro commerciale dalle metrature amplissime, un tempo istituto di credito. «Difficile da rimpiazzare subito, per via della pandemia e anche perché occorre un capitale di partenza non irrisorio per riempire di nuovo quegli spazi: serve tanta merce», osserva non a caso il presidente dell’Ascom, la sigla che abbraccia numerose attività in città, Roberto Antonelli, al corrente della situazione.

Infatti, a Monfalcone, proprio i magazzini più grandi, una volta chiusi per sempre e anche non necessariamente per la crisi, bensì per il mancato ricambio generazionale o semplicemente per sopraggiunti limiti di età del gestore, hanno faticato a riaprire. Sotto gli occhi gli esempi di Confezioni Marinigh e del negozio di biancheria per la casa Monti, rispettivamente in via Plinio e in via Duca D’Aosta, ancor oggi con l’insegna spenta.

«Purtroppo una grande vetrina chiusa, come in questo caso, sarà un buco enorme per la città – spiega Antonelli –. E i brand famosi generalmente non si insediano in realtà territoriali come la nostra, poiché necessitano di determinati bacini di clientela». «Mi auguro – conclude – che quegli spazi siano quanto prima rioccupati e possibilmente non da uffici o agenzie, poiché le persone non vengono in città a passeggiare per vedere quel tipo di vetrine. Anche se mi rendo conto che il quadro resta molto complesso fino al perdurare del Covid-19. Cosa può fare la categoria? Tenere duro e inventarsi qualcosa ogni giorno per restare a galla».

È il settore dell’abbigliamento e delle calzature a vacillare di più: le pur nuove aperture avvenute quest’anno non compensano l’emorragia di attività con quest’offerta merceologica. Eppure Monfalcone, una trentina di anni fa, era ancora, a pieno titolo, un punto di riferimento emporiale non solo per il Basso Isontino, ma per un’area che arrivava fino a Trieste, dove invece Benetton mantiene saldamente i punti vendita. Tanti i marchi spariti: Sisley, Nanà, Max Mara, la catena Mazzonetto, Nara Camice, Original marines. 

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