Analisi alla roggia San Giusto sulle tracce dell’antico fiume

Tecnici di Irisacqua al lavoro in questi giorni con sondaggi lungo il corso d’acqua tombato negli anni Trenta del Novecento. L’obiettivo è di risanarlo per evitare l’inquinamento a mare 

i luoghi



Riprendono oggi, per concludersi, i sondaggi che i tecnici incaricati da Irisacqua effettuano in alcuni punti del centro città alla ricerca della roggia San Giusto, tombata negli anni Trenta del Novecento.

I punti interessati dagli interventi, della durata massima di circa 30 minuti ciascuno, saranno i seguenti: intersezione via Don Fanin–via Oberdan; via Rosselli intersezione via Giacich; via Barbarigo civico 9; intersezione via Barbarigo–viale Verdi; via Parini civico 14; intersezione via Don Fanin–via Mazzini; piazza della Repubblica, sede stradale lato via Rosselli; piazza della Repubblica zona pedonale.

L’analisi, che consiste anche nel prelevare campioni di acqua che poi verranno analizzati per verificare la presenza di elementi inquinanti, rientra nell’ambito degli interventi dell’accordo di programma sottoscritto tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione.

Fin qui le cose certe. Resta poi la parte delle suggestioni, per alcuni della speranza ovvero che sia riportato alla luce almeno un tratto della roggia San Giusto, un tempo elemento caratterizzante della vita sociale ed economica di Monfalcone. Lo attestano le fotografie di fine Ottocento che immortalano gruppi di donne, quasi intimorite dall’obiettivo del fotografo, intente a lavare i panni nella roggia. La Grande Guerra ha fatto scempio anche di questo fiumiciattolo ed è per questo che ai tempi si decise la tombatura. Tuttavia nell’imminenza della definizione dei progetti di riqualificazione della piazza e del centro storico il tema della riscoperta della roggia fa spesso capolino. Per il sindaco Cisint non è il momento di concentrarsi su questo aspetto. Adesso la priorità è di depurare le acque degli scarichi fognari. Quando e se l’acqua che affiora ai piedi della collina carsica dietro all’ospedale di San Polo sarà pulita allora si ragionerà sulla valorizzazione della roggia. Il tema non attiene al solo aspetto dell’arreso urbano ma è densa pagina di storia locale. Come scrive con dovizia di particolari Renato Duca nel volume “Trasportare le acque” il Monfalconese era ricco di corsi d’acqua, lascito con ogni probabilità dell’antico corso dell’Isonzo che scorreva alle spalle del colle della Rocca.

E dal Carso sgorga la roggia San Giusto, altrimenti indicata come roggia Monfalcone. «La roggia nasceva - scrive Duca - in borgo San Michele località Pozzale, ai piedi del colle carsico della Gardisca», antico castelliere ricordiamo. Riceveva il tributo di altre rogge in località, appunto, ancora oggi chiamata Fontane, poi la roggia attraversava la piazza quasi in diagonale, procedeva lungo l’attuale via Rosselli e dopo il duomo voltava a destra per via Giacich. Prima della costruzione dei canali Dottori e Valentinis (primi Novecento) la roggia San Giusto si allungava a Panzano fino allo sbocco in mare nell’attuale bacino, nei pressi della Svoc. Con la cesura dei canali invece la roggia diventava tributo dell’acqua proveniente dall’Isonzo.

Non si contano le città che in anni recenti hanno recuperato antichi scorci, compresi rogge e canali. Tralasciando una ingombrante similitudine con i navigli di Milano, non stona il ragionamento della possibile parziale riemersione della nostra roggia. —

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