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Furlan: «Esiste il rischio di un disastro sociale. Il Governo dia risposte rapide e concrete»

Tra le strade indicate dalla segretaria Cisl per salvare l’occupazione l’estensione delle tutele a precari e atipici e la riforma del fisco

2 minuti di lettura
La segretaria nazionale della Cisl Annamaria Furlan (ansa)

TRIESTE Evitare il «disastro sociale». Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, guarda alle scadenze su blocco licenziamenti e cassa Covid con preoccupazione, ma anche con il conforto di un primo incontro «positivo» con il neo ministro del Lavoro Andrea Orlando, dal quale è arrivato «un segnale importante di attenzione», spiega in una delle ultime interviste prima dell’addio al sindacato (proprio ieri ha annunciato la decisione di passare la mano a marzo).

Furlan, per il mondo del lavoro il cambio di governo in questo momento è una buona o una cattiva notizia?

«Come ha ribadito anche il presidente Mattarella, c’è bisogno di risposte urgenti e concrete. Speriamo che il governo Draghi affronti subito l’emergenza sanitaria, occupazionale e sociale con la necessaria concertazione con le parti sociali. Come fecero Ciampi e Prodi. Nessuno può farcela oggi da solo».

Che giudizio dà della squadra dei ministri?

«È un governo sicuramente con personalità di grande qualità e competenza, a partire naturalmente da un presidente del Consiglio il cui profilo internazionale è una garanzia per il Paese. Le cose da fare sono molte e spero si possa immediatamente lavorare affrontando i problemi in un clima di dialogo costruttivo».

Due fronti aperti: la cassa Covid e il blocco dei licenziamenti.

«Occorre accelerarne la proroga per tutti i settori produttivi. Non possiamo aggiungere al pericolo del contagio anche il rischio di perdere il lavoro. Sarebbe un disastro sociale. Ma dobbiamo anche coprire nel prossimo Decreto ristori i lavoratori precari e atipici esclusi dal precedente provvedimento, e aprire i tavoli per la rivisitazione degli ammortizzatori sociali e le politiche attive del lavoro».

Gli operatori dello sci sono rimasti beffati dal balletto delle aperture e delle chiusure. Bastano i ristori?

«È un segmento economico importante per l’economia italiana che come tutto il terziario, la ristorazione e il turismo va sostenuto non solo accelerando i ristori, ma con aiuti fiscali specifici, investimenti, una politica di sviluppo e di crescita».

In cantiere anche la riforma del fisco. Quali le vostre richieste?

«Da tempo chiediamo una riforma che punti decisamente ad abbassare le tasse a chi contribuisce per il 90% all’erario pubblico, cioè lavoratori dipendenti e pensionati. Bisogna partire da questo, conservando la progressività del sistema. E poi abbassare le aliquote, premiare le famiglie, potenziare le agenzie fiscali per combattere l’evasione. Nello stesso tempo bisogna dare un segnale di equità: non è possibile, per esempio, che i fondi contrattuali siano tassati come le rendite finanziarie».

Teme con il ritorno di Brunetta un clima di caccia ai “fannulloni” nel settore pubblico?

«Non ci è mai piaciuto esprimere giudizi prima di vedere all’opera qualsiasi governo. Vedremo quali saranno le proposte che farà il ministro per cambiare una pubblica amministrazione che ha bisogno di più innovazione, nuove figure professionali, nuove competenze per accompagnare la transizione digitale ed ecologica. Tutto questo si fa con la contrattazione e coinvolgendo i lavoratori. Siamo pronti ad affrontare la sfida con le nostre proposte».

Che fare su un piano vaccinale ancora in fase di decollo e in generale sulla sanità?

«Vanno recuperati i ritardi accumulati. Noi possiamo tra l’altro sostenere questa campagna nei luoghi di lavoro con accordi con i datori di lavoro come abbiamo fatto con i protocolli sulla sicurezza. Il vaccino è l’unica arma per combattere il Covid. Per fare presto serve rafforzare la sanità pubblica. Subito assunzioni e investimenti che recuperino i tanti tagli degli ultimi 15 anni». —

m.b.


 

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