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Trieste dedica due piazzette ai sindaci Spaccini e Cecovini

I siti in zona Urban: ok all’intitolazione ai sindaci che guidarono la città dal 1967 al ’78, il primo, e fino al 1983, il secondo

TRIESTE Due terrazze attigue, ricavate nella zona Urban, tra piazzetta Trauner e via di Crosada, alle spalle del locale “Cemut”, sopra le strutture che proteggono gli scavi archeologici effettuati in Cittavecchia. Se il Covid non imperversa, vengono normalmente adibite a dehors di ristorazione.

Si avviano a un salto di qualità simbolica non indifferente: da luoghi anonimi circondati dagli edifici dell’ex Ardiss alla dedica a due sindaci, che si sono succeduti in un momento storico cruciale per la Trieste contemporanea.


Il democristiano Marcello Spaccini, ingegnere delle Fs, di origine romana, militante nella resistenza cattolica, pilotò la città dal 1967 al 1978, dopo essere stato assessore con Mario Franzil. In quell’anno, a seguito della vittoria riportata da un’emergente Lista per Trieste, per la prima volta nel secondo dopoguerra la Dc dovette cedere la guida del Municipio all’uomo più rappresentativo del neonato Melone, Manlio Cecovini. Cecovini, di cui in novembre si è celebrato il decennale della morte, era avvocato dello Stato ed esponente della Massoneria: fu primo cittadino dal 1978 al 1983, europarlamentare e consigliere regionale. Appartenevano alla stessa generazione, perché Spaccini era nato nel 1911 (scomparso nel 1995) e Cecovini nel 1914. Le loro sorti politiche ebbero a convergere, con esiti molto diversi, quando Italia e Jugoslavia ritennero di sistemare con il trattato di Osimo un drammatico Dopoguerra. La soluzione, sottoscritta nella cittadina marchigiana, non piacque a molti triestini: nacque la Lpt, che, come dimostrarono le consultazioni amministrative del 1978, sconvolse il panorama partitico della città. Per Spaccini, che molto aveva lavorato sui temi urbanistici - si pensi alla Grande viabilità -, fu il tramonto dell’attività politica, per Cecovini un trampolino.

Adesso un loro collega di quarant’anni più giovane, Roberto Dipiazza, ne ha preso a cuore il ricordo, che rischiava di languire perché la Commissione toponomastica si era espressa a favore della duplice dedica fin dal 2013. Per entrambi si erano mossi cittadini, politici, associazioni. Così ha incaricato l’assessore Michele Lobianco di trovare due siti consoni alla circostanza: compito non scontato, perché bisogna individuare luoghi senza denominazione, senza accessi alle abitazioni, senza esercizi commerciali, onde evitare di costringere i residenti a cambiare tutti i documenti. E Lobianco ha reperito questi due fazzoletti in centro, due piazzette una di fianco all’altra.

La Deputazione di storia patria si era espressa a favore. Contrario il consiglio della IV Circoscrizione. Positiva, con l’astensione del M5s, la conferenza dei capigruppo consiliari. —

Magr

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