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Aggressione in osmiza sul Carso, sfuma la pista omofoba. Parisi: «Non è l'unica componente»

Il noto esponente della comunità Lgbt Trieste chiarisce l'accaduto di martedì sera a Rupingrande: «Non escludo la matrice omofoba, ma a far scattare la rissa è contribuito il clima euforico della serata»

L'esponente Trieste Lgbt Antonio Parisi picchiato in osmiza: "Ecco i segni della violenza"

Aggiornamento: «La versione dei fatti che ho fornito di prima mattina al Piccolo era parziale perché non avevo ancora sentito i miei amici, vittime anche loro della feroce aggressione». Sono le parole con cui l'esponente Lgbt Antonio Parisi, chiarisce, nel corso della giornata, l'aggressione subìta martedì sera in un'osmiza a Rupingrande.

«Solo dopo aver parlato con loro - riprende Parisi - sono riuscito ad avere un quadro piú esaustivo della vicenda.  D'altronde di prima mattina ero ancora sotto choc. Insieme ai miei amici sono riuscito a ricostruire quanto accaduto».

Ebbene, «a fine serata siamo usciti fuori dall'osmiza e ci siamo fermati a chiacchierare nel piazzale. All'esterno c'era anche il gruppo di ragazzi che mi aveva preso di mira. A un certo punto fra i ragazzi è scoppiata una rissa in preda ai fumi dell'alcol. A quel punto noi siamo intervenuti per dividerli, col risultato che loro se la sono presi con noi».

Ricostruita in questo modo la vicenda, ecco che Parisi, «pur non escludendo la matrice omofoba» non ritiene che possa essere considerata «un'interpretazione univoca».

Ecco le dichiarazioni che Parisi ha rilasciato al Piccolo di prima mattina

TRIESTE «A chi in queste ore mi sta chiedendo se si sia trattato di un attacco omofobo rispondo di sì». Sono le parole con cui Antonio Parisi, esponente della comunità Lgbt a Trieste e ideatore delle serate targate Jotassassina, racconta al Piccolo l'aggressione avvenuta ieri sera, martedì 16 febbraio, fuori da un'osmiza a Rupingrande.

«Si tratta di un attacco omofobo - continua - perché se la sono presa con me e con chi era con me fin da subito, appena sono entrato nell'omiza, solo per come ero vestito. Uno dei ragazzi - continua - che era seduto su un tavolo mi ha notato e ha avuto da ridire per ciò che indossavo. Poi però si è alzato ed è venuto a chiedermi scusa».

Agli occhi di Parisi e dei suoi amici sembrava fosse finita così. «Ci siamo seduti a un altro tavolo, la serata è proseguita senza che sentissi di dover tenere sotto controllo quei ragazzi: tutti giovani, certo avevano bevuto, ma non mi sembravano pericolosi. Ho solo notato che al loro tavolo continuavano ad aggiungersi altri coetanei».

La situazione è degenerata a fine serata. «Credo quando ci siamo diretti verso il parcheggio - riprende il racconto il 40enne Parisi, ancora sotto choc -. Non so bene cosa sia successo: un pestaggio incredibile, ero a terra, ricordo solo calci e pugni in faccia. Poi sono scappati».

Qualcuno, parla sempre l'aggredito, ha chiamato l'ambulanza e i carabinieri. «Arrivato al Pronto soccorso di Cattinara ho capito che avrei dovuto attendere diverse ore. Non me la sono sentita di restare ad aspettare. Ho preferito passare la notte a casa. Adesso che è mattina e mi rendo conto dei lividi che ho in faccia, credo di aver sbagliato a rientrare a casa. So comunque di avere 24 ore di tempo per farmi refertare, per questo ho deciso di tornare al Pronto soccorso questa mattina».

Ad avere la peggio un'altra persona che ieri si trovava in compagnia di Parisi. «L'hanno picchiato brutalmente. Mi ha mandato un messaggio alle tre di notte in cui mi ha riferito che probabilmente gli hanno rotto il naso. Ha passato la notte lì e adesso è in attesa di un'altra visita».

Antonio Parisi il giorno dopo l'aggressione in osmiza

L'episidio di violenza, che Parisi ha denunciato su Facebook già ieri sera, sui social ha fatto un rapido tam-tam. Questa mattina l'esponente Lgbt ha così mandato al Piccolo un video per ringraziare «di tutte le dimostrazioni di solidarietà che mi stanno arrivando. Faccio questo video - ha aggiunto - per dimostrare che questo è il volto della violenza. Io sono forte, fortissimo, piano piano migliorerò. Un abbraccio a tutti».

 

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