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Nuovo governo: solo uomini nella rosa Pd, Serracchiani lancia critiche al partito

La delusione della deputata: «Grave ignorare il tema della leadership femminile» Shaurli solidale: «Persa l’occasione per dare un segnale». Famulari ridimensiona

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TRIESTE «Non ci sono più scuse», scrive sui social Debora Serracchiani. È la critica a un partito che ha mandato al governo solo uomini e in cui le donne non si battono per la leadership. Su tre ministri dem, non c’è nemmeno una quota rosa e il dibattito agita il Pd, fra i delusi e chi ritiene che la questione non sia centrale o sia strumentalizzata.

La picconata la tira Serracchiani, secondo cui «le donne dem hanno da imparare una dura lezione: nessuno spazio ci sarà dato per gentile concessione». All’ex governatrice non va giù che la designazione di Franceschini, Guerini e Orlando abbia tenuto fuori le donne: «Forse si sono illuse che funzionasse essere “in quota” a capicorrente o inserite per prossimità anziché per competenza o consenso. Per la prima volta nella storia del Pd, nella delegazione al governo non c’è una rappresentanza femminile». Secondo Serracchiani, «non abbiamo ancora preso sul serio la sfida per la leadership: questione che le donne devono invece mettere sul tappeto senza timidezza. Il confronto con altre realtà, anche in Italia (mi riferisco alla leadership della Meloni) dovrebbe incalzare il Pd. È un enorme problema, se le donne del più importante partito della sinistra rinunciano a competere in prima persona».

Serracchiani lancia un pesante sasso nello stagno e, più che autocandidarsi per un ruolo da sottosegretaria, mette forse un primo piede nel campo da gioco del partito nuovo: il dibattito su un congresso anticipato esiste al di là delle dichiarazioni di facciata. Dopo essere stata attivissima durante la crisi di governo, la vicepresidente del Pd potrebbe ora pensare di mettersi a disposizione per la segreteria, sempre che nei prossimi mesi la posizione di Zingaretti cominciasse a vacillare.

L’insoddisfazione è condivisa dal segretario regionale Cristiano Shaurli, che augura «buon lavoro in particolare a Elena Bonetti». Il riferimento alla ministra delle Pari opportunità non è un caso e Shaurli evidenzia che «c’era un segnale da dare e il Pd non ha dato. Ma una forza come la nostra è ancora in tempo per dare un segnale nella composizione complessiva del governo». L’ovvio riferimento è alle nomine di viceministri e sottosegretari».

Critica è pure la posizione del consigliere regionale Francesco Russo: «È una grande occasione persa per il Pd, in cui hanno prevalso le logiche dei capicorrente. Da Draghi mi sarei aspettato un governo paritario, ma il Pd ha fatto la peggior performance di tutti. Non è un tema di quote rosa, ma di rappresentare un pezzo di società che manca nelle istituzioni: la qualità e la sensibilità legislativa cambiano quando le donne hanno modo di dire la loro nelle grandi scelte». E Russo annuncia di aver «ripresentato la proposta di legge per la doppia preferenza di genere alle elezioni regionali»

Per due uomini che si schierano nettamente, ci sono due donne che invitano a non farne una questione esiziale. La segretaria del Pd triestino Laura Famulari sottolinea che «in un momento così difficile sarebbe meglio accantonare le critiche: dispiace non ci sia una rappresentanza di genere, soprattutto nel centrosinistra, ma le scelte sono state fatte dal presidente Draghi».

Caterina Conti dice a sua volta che «vanno costruite leadership autorevoli di donne nel partito. Ma smettiamola con questa ipocrisia delle quote rosa. Di donne di alto profilo politico il centro-sinistra ne ha sempre avute. Chiedo meno ipocrisia ad alcuni, pochi, maschi del nostro partito che vedo scandalizzarsi sulle quote rosa e quando poi hanno il prima persona un ruolo per decidere nomi e liste, so ben io come si comportano».

A godersi la visibilità per le donne è la coordinatrice regionale di Forza Italia Sandra Savino: «Rivendico con orgoglio la presenza di due ministri donne su tre. Forza Italia dimostra di non aver bisogno di quote rosa per valorizzare le sue figure politiche femminili». —


 

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