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Trieste, la sfida agli stereotipi delle 2.269 ragazze della scienza

All’università studentesse più numerose dei colleghi maschi. Nelle posizioni di vertice la maggioranza resta agli uomini

TRIESTE In Friuli Venezia Giulia un ricercatore su tre è donna. Esiste un esercito di 2.269 ricercatrici e docenti, che rappresentano il 33% dei 6.960 impiegati totali. Un numero che cresce dell’1% ogni anno, trainato dal cosiddetto “Sistema Trieste”, ma che rimane ancora troppo basso e non rende giustizia allo sforzo profuso dalle donne per la propria formazione. Le giovani, infatti, studiano di più dei colleghi maschi, ma faticano a raggiungere posizioni di vertice nel mondo accademico e della ricerca.



Succede ovunque, Fvg compreso, dove le studentesse rappresentano il 55% degli iscritti all’università, ma solo il 33% di loro riesce ad arrivare a posizioni stabili e di livello alto nel mondo accademico e della ricerca, soprattutto in ambito scientifico. Non a caso l’Onu ha istituito la “Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza”, che si celebra oggi, per incoraggiare le giovani a intraprendere studi e carriere nelle materie “Stem” (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Per fare il punto sui percorsi di formazione Stem in Fvg, l’assessorato regionale a Lavoro, formazione e ricerca ha condotto, in collaborazione con Swg, un’indagine statistica coinvolgendo 900 giovani tra i 16 e i 34 anni e 800 genitori. I dati raccolti, incrociati con quelli contenuti in “La Mobilità della Conoscenza” (l’indagine annuale che monitora il grado di attrattività del sistema scientifico e dell’innovazione Fvg), raccontano il nostro mondo della scienza, con attenzione alle tematiche di genere. Emerge che, delle 2.269 ricercatrici e docenti, il 69% lavora in ambito scientifico, contro il 14% delle Scienze sociali e umane, e il 17% delle Scienze della vita. Nel complesso, però, nelle materie Stem prevale ancora (e di molto), la presenza maschile: il 70% dei ricercatori in ambito scientifico è costituito da uomini.



Solo nell’ambito delle Scienze della vita (che include ad esempio la Biologia) la differenza si assottiglia (58% di maschi contro il 42% di femmine). Un dato interessante riguarda i ricercatori stranieri che hanno scelto il Fvg per portare avanti i propri studi: l’86% rientra nell’area Stem; tra questi, il 28% è rappresentato da donne. Soffermandosi poi sui dati relativi alla popolazione universitaria regionale, emerge che, delle 19.152 studentesse iscritte all’anno accademico 2018-19 (il 55% del totale), nel 46% dei casi si tratta di iscrizioni a percorsi di studio umanistici, per il 42% nell’ambito delle Scienze della vita (in crescita dell’11% rispetto all’anno prima) e solo per il 12% a materie Stem. In generale, solo il 26% delle donne in Fvg sceglie di iniziare un percorso accademico Stem, contro il 74% dei maschi.

«È un quadro non ancora soddisfacente, ma in miglioramento - spiega l’assessore regionale competente, Alessia Rosolen - e in Fvg i numeri sono più positivi che altrove, complice il percorso di valorizzazione del sistema della scienza portato avanti negli ultimi dieci anni con convinzione. In generale è fondamentale costruire competenze che incontrino le necessità del tessuto produttivo regionale, per creare eccellenze e attirare i giovani anche da altri territori. La costruzione di competenze Stem in questo è essenziale, e lo si deve fare coinvolgendo sempre di più le donne, con ogni strumento utile, investendo sugli istituti tecnici, con agevolazioni fiscali e borse di studio, ma soprattutto abbattendo gli stereotipi». Dalla ricerca Swg emerge che in Fvg ci sono più laureati Stem che nel resto d’Italia (il 30% contro il 29%), ma sono particolarmente interessanti le ragioni che, secondo gli intervistati, frenano le ragazze dall’iscriversi a facoltà scientifiche. Se per molti giovani uomini esiste una predisposizione maschile a talune materie, per le ragazze pesano più che altro la paura di essere penalizzate all’interno di ambienti di lavoro prevalentemente maschili e il timore di non poter conciliare tempi di vita e lavoro, oltre allo scarso incoraggiamento da parte della scuola e della società a intraprendere tali percorsi.

«È soprattutto qui che si deve intervenire, sugli ostacoli culturali», spiega Lilli Samer, presidente di Aidda Fvg, che oggi organizza su Zoom un convegno sul tema. «Un tempo per usare le macchine serviva la forza fisica mentre oggi si utilizzano i computer: per le donne ci sono molti meno ostacoli». Un commento in linea con quello di Maria Cristina Pedicchio, che vanta una lunga carriera in ambito scientifico, di recente come presidente dell’Ogs, secondo la quale «è necessario che le donne vengano sostenute con adeguati servizi per poter portare avanti percorsi accademici di alto livello, ma è soprattutto necessario un cambiamento di mentalità». Saveria Capellari, presidente del Cug, il Comitato di garanzia per le Pari opportunità dell’Università di Trieste, spiega che «oltre a ragioni strutturali, legate al ruolo di cura della famiglia che per le donne è più forte, esiste un tema culturale: è doveroso abbattere molti stereotipi». —


 

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