Clai, il “re Giorgio” del vino biologico che ha stregato gli Usa con la sua malvasia

Giorgio Clai

La vita a Trieste, il ritorno nella terra d’origine, l’esperienza in vigna iniziata come semplice hobby e ora riconosciuta a livello internazionale 

BUIE «Oggi ci sono delle applicazioni che ti permettono di seguire la fermentazione del vino in tempo reale. Sei all’altro capo del mondo, ma puoi controllare l’andamento delle temperature sul telefonino. Sono degli strumenti incredibili... ma non fanno per me. Io preferisco dormire in cantina». La prima cosa che stupisce quando si parla con Giorgio Clai, uno dei viticoltori più noti di tutta la Croazia, è la voce calma e il tono gentile di chi ne ha passate tante ma pare essere rimasto con i piedi per terra. «Re Giorgio», come lo chiamano gli amici, ha alle sue spalle un’avventura con l’uva e con il vino lunga quasi cinquant’anni. Prima di arrivare al successo e diventare quello che il New York Times ha definito «il maestro della malvasia istriana», Clai ha iniziato a fare vino «per hobby».



Nel 1964, quanto aveva sette anni, ha seguito i genitori lasciando l’Istria natale e trasferendosi a Trieste. Figlio di ristoratori, negli anni ha aperto un bistrò e una trattoria nel capoluogo giuliano, ma nel tempo libero ha continuato a occuparsi della vigna di famiglia, a Crassiza, non lontano da Buie. «Mia moglie Vesna è di Cittanova, per cui, anche se entrambi vivevamo e lavoravamo a Trieste, il legame con l’Istria non si è mai interrotto», racconta Clai. Regolarmente, la coppia in quel periodo fa visita ai parenti rimasti nell’allora Jugoslavia e coltiva il sogno di tornare, un giorno, tra le colline e i boschi istriani. Per Clai quelli sono gli anni della «sperimentazione»: «Avevamo poco più di un ettaro di vigneti con diverse varietà, dal moscato alla malvasia. E io giocavo con il vino».

Senza lo stress e gli obblighi della produzione commerciale, Clai porta avanti un hobby che si rivelerà però fondamentale qualche tempo più tardi. «Tra gli anni Sessanta e i Duemila c’è stata una grande corsa alla chimica nel mondo del vino. Ma io, non facendo il produttore, ne sono rimasto estraneo e ho continuato a lavorare come facevano mio papà e mio nonno», racconta Clai. Così, quando nel 2000 i coniugi Clai decidono di tornare e stabilirsi definitivamente in Istria, l’esperienza maturata nella vigna di famiglia permette di gettare le basi della nuova produzione, biologica fin dal primo giorno. «Si fa un gran parlare di terroir, ma se tutti usiamo gli stessi prodotti chimici, di che terroir parliamo? Io non adopero né lieviti né additivi e il più bel complimento che abbia mai ricevuto è di essere riuscito a mettere l’Istria in bottiglia», afferma Clai.

Il ritorno a Buie è preparato con calma, negli anni, ma a un certo punto subisce un’accelerazione per motivi di salute che richiedono a Clai ritmi meno stressanti. L’Istria diventa una scelta scontata, appunto per il ritmo di vita più lento ma anche per l’opportunità che offre di dedicarsi esclusivamente alla viticoltura. Nei primi tempi così la coppia investe molto, acquistando terreni, riorganizzando le vigne e comprando macchinari. «Non è stato un periodo facile - ammette Clai - la prima vendemmia che abbiamo portato sul mercato è stata quella del 2002; ma vendere una bottiglia dei miei vini, vent’anni fa, era un’impresa».

La prima iniezione di fiducia arriva nel 2006, quando Clai trova un distributore di vini naturali per l’Italia, gli Stati Uniti e il Giappone. Iniziano così le esportazioni, che saliranno fino a rappresentare il 70% della produzione. Poi, nel 2008, avviene la svolta. «Una trasmissione Tv americana fa un servizio sui prodotti croati disponibili negli Usa e il nostro vino viene eletto come il miglior prodotto. Un giornale di Zagabria riprende la notizia. E da lì cambia tutto», racconta Clai con il sorriso.

Oggi le etichette Clai sono presenti nei migliori ristoranti della Croazia, la produzione viaggia attorno alle 40.000 bottiglie l’anno (vendute tra i 13 e i 40 euro l’una) e la superficie dei vigneti è arrivata a contare dieci ettari. Alle vigne storiche, battezzate Ottocento rosso e Ottocento bianco, si sono aggiunte le nuove creazioni, come lo spumante, realizzato anch’esso senza lieviti («ogni anno mi gioco la spuma nell’arco di poche ore», afferma Clai divertito), la grappa e l’olio d’oliva, mentre l’azienda conta ormai sette dipendenti fissi.

Ma, soprattutto, è il metodo Clai ad aver fatto scuola nel corso del tempo. Da “ultimo dei mohicani” e pioniere del biologico, “Re Giorgio” è diventato un punto di riferimento. «È ciò che mi dà più soddisfazione: vedere i giovani agricoltori che passano al biologico e che mi contattano per chiedere dei consigli. Ho l’impressione di aver contribuito a risvegliare le coscienze», prosegue il viticoltore, ormai ancorato nella sua Istria. Istria della quale è perdutamente innamorato: «Questa è una regione tollerante e aperta. Da italiano, non ho mai avuto nessun problema con i croati», assicura Clai, che tra il serio e il faceto definisce Crassiza «il posto più bello del mondo».

«C’è una barzelletta che racconto spesso ai turisti e che parla di quando Dio chiamò a sé tutti i rappresentanti dei popoli per distribuire le terre del mondo. Dopo aver assegnato il Nord America, il Giappone, il Regno Unito… nella sala era rimasta solo una persona, un istriano, che schiacciato dagli altri, più forti e prepotenti, era stato confinato in un angolo ed era pronto a ripartire a mani vuote. Ma il Signore, intenerito, lo chiamò e gli disse: “Aspetta, ti darò questa terra che pensavo di tenere per me!”», conclude Clai ridendo. —


 

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