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Serracchiani: «Zara, le tombe, gli indennizzi: si riapra il tavolo»

Debora Serracchiani

Il messaggio di Serracchiani al Quirinale «Da Mattarella un aiuto prezioso sul cammino verso il rispetto, grazie per gli storici gestiti di pace»  

TRIESTE Debora Serracchiani si rivolge al Quirinale per chiedere, nello spirito di pacificazione storica giornata del 13 luglio 2020, che prosegua il lavoro di pacificazione chiudendo le questioni irrisolte del confine orientale.

La deputata Pd ha affrontato in prima persona l’argomento nel suo mandato da presidente del Friuli Venezia Giulia, al termine del quale fu insignita del Vessillo dell’Unione degli istriani per il lavoro fatto. Ora Serracchiani invia una lunga lettera a Sergio Mattarella in occasione del Giorno del Ricordo, invitandolo a proseguire nel lavoro di pacificazione: «Le Sue parole, Signor Presidente, hanno descritto con rara efficacia il senso di questa ricorrenza - scrive Serracchiani -. Le morti atroci, le violenze consumate, le sofferenze sopportate, le ingiustizie patite, le terre e le case abbandonate, l’esodo senza speranza di ritorno: una pagina terribile vissuta da italiani normali travolti da un’ideologia spietata».



Le ferite lasciate dai totalitarismi sul confine orientale, riflette la deputata, e «si stanno sopendo solo grazie al tempo e ad atti recentissimi e coraggiosi»: «La ringrazio Presidente di essere stato a Basovizza, protagonista accanto al presidente Pahor di un gesto di pace che si è impresso nella mente e nel cuore di tutti noi. Per quanti vorranno continuare a strumentalizzare il dolore degli esuli giuliano-dalmati, per quanti vorranno continuare nell’odiosa pratica del negazionismo o del riduzionismo, nemmeno questo basterà. Ma sull’altipiano che sovrasta Trieste e che traguarda l’Istria è stato fatto un passo da cui non si torna indietro. Non la pacificazione né la condivisione o il reciproco perdono, che maturano solo nell’intimo delle coscienze. Ma sì il rispetto, il riconoscimento e la compassione, cristiana per chi lo può, di un dolore umanissimo che ha conforto solo in se stesso».



L’istituzione del Giorno del Ricordo, prosegue l’ex governatrice, è per il mondo dell’esodo un «fondamentale risarcimento civile e morale», assieme alla legge 72 del 2001 per la salvaguardia del patrimonio degli italiani dell’Adriatico orientale: «Pure, non sono poche le questioni d’interesse delle comunità e delle associazioni degli esuli che rimangono ancora aperte e attendono definitiva composizione. A cominciare dall’annosa attesa dell’indennizzo “equo e definitivo”, in rapido sommario sono le stesse associazioni a chiedere il recupero delle salme degli infoibati nelle attuali Croazia e Slovenia, la consegna della medaglia d’oro all’ultimo gonfalone di Zara italiana, la proroga di dieci anni per la presentazione delle richieste di conferimento delle medaglie ai parenti degli infoibati, la conservazione delle tombe, le tuttora insolute questioni anagrafiche». Sono temi irrisolti, la cui sede naturale di risoluzione è il Tavolo di coordinamento fra governo e le associazioni dell’esodo.

Tavolo che Serracchiani ricorda di aver fatto riconvocare ai tempi della sua presidenza, e poi nuovamente abbandonato: «Sento l’obbligo di porre sotto la Sua alta tutela l’auspicio che quei temi non cadano nell’oblio e che quel Tavolo possa tornare a lavorare». Conclude la deputata: «Il nuovo clima politico e sociale che si sta consolidando, di cui Lei è per gran parte artefice, spero sinceramente potrà aiutare anche questo percorso e, schivando eccessi, enfasi ed estremizzazioni, portarci a celebrare un Giorno del Ricordo dedicato per intero a coloro per cui è istituito, non a chi desidera farne termine di divisione. Uniti vinceremo la sfida presente, ma uniti dobbiamo presentarci anche all’appello della storia». —


 

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