Da Basovizza si rinnova l'appello ai rappresentanti della Repubblica croata: "Vengano anche loro per dedicare il Giorno del Ricordo a tutte le vittime del regime jugoslavo"

Le autorità al Giorno del Ricordo. Foto di Francesco Bruni

E' l'auspicio espresso al Monumento nazionale di Basovizza dal presidente del Comitato martirti delle foibe Paolo Sardos Albertini e dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza

TRIESTE L’auspicio è che anche i rappresentanti della Repubblica croata vengano a rendere omaggio alla foiba di Basovizza, nel ricordo di tutte le vittime del regime jugoslavo, non solo italiane. E’ l’appello innalzato oggi dal presidente del Comitato martiri delle foibe Paolo Sardos Albertini e dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza dalla cerimonia per il Giorno del Ricordo al Monumento nazionale sull’altipiano.

Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha invece rinnovato l’appello per il ritiro del titolo di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica, conferito a Tito nel 1969. Al Quirinale, invece, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha commentato così la ricorrenza: «Le sofferenze, i lutti, lo sradicamento, l'esodo a cui furono costrette decine di migliaia di famiglie nelle aree del confine orientale, dell'Istria, di Fiume, delle coste dalmate sono iscritti con segno indelebile».

Ha aggiunto il Capo dello Stato: «I crimini contro l'umanità scatenati in quel conflitto si esaurirono con la liberazione dal nazifascismo, ma proseguirono nella persecuzione e nelle violenze, perpetrate da un altro regime autoritario, quello comunista». «L'orrore delle foibe colpisce le nostre coscienze».

A Basovizza oggi, 10 febbraio, si è svolta una cerimonia necessariamente stringata e a ranghi ridotti, stanti le limitazioni pandemiche. Sulla piana battuta dal vento i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni dell’esodo, i labari schierati, hanno assistito alla deposizione della corona di fiori sul monumento.

Il vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi ha rinunciato alla celebrazione della messa – “la terrò nel pomeriggio” – e si è limitato a una benedizione, seguita dalla preghiera per gli infoibati scritta da monsignor Santin.

Trieste, il Giorno del ricordo: la commemorazione a Basovizza

Nel suo discorso, il presidente della Lega nazionale Sardos Albertini ha ricordato come la Chiesa, nella scelta di beatificare vittime del comunismo jugoslavo sia italiane che slovene e croate, abbia mostrato la via: “Non solo tanti italiani, ma anche altri popoli hanno subito la violenza ideologica degli uomini con la stella rossa”.

Per questa ragione, ha proseguito, già nel 2020 la Lega nazionale aveva espresso il desiderio che anche i rappresentanti delle Repubbliche slovene e croate potessero partecipare alla giornata in memoria di tutte le vittime del comunismo jugoslavo: “Il 13 luglio scorso, con la visita dei Presidenti Sergio Mattarella e Borut Pahor alla foiba di Basovizza, ha dato realizzazione parziale all’auspicio”, confermando che quella fu “una tragedia vissuta da due popoli”.

Sardos Albertini ha quindi invitato anche Zagabria a compiere un passo in questo senso: “Non solo le vittime italiane, ma tutte le vittime hanno diritto a essere ricordati. Questa è forse la migliore risposta a storici o presunti tali che con svariate ragioni negano le foibe. Ricordare le vittime del comunismo di Tito, come i polacchi delle fosse di Katyn, della Budapest del 1956 e dei giovani cinesi di piazza Tienanmen”.

Il sindaco Dipiazza ha scelto ancora una volta un discorso dai toni duri, parlando di “olocausto delle foibe”: “Per mano dei comunisti titini, con la connivenza dei comunisti italiani, sulle nostre terre si è consumato l’olocausto delle foibe, dove i cadaveri si misurano in metri cubi, e la tragedia dell’esodo di oltre 350 mila persone fra istriani, fiumani e dalmati costretti a diventare nel mondo”.

Ha proseguito ancora: “Qui si è consumato il crimine, a guerra finita, di coloro che con la stella rossa sul berretto, proclamandosi buoni e giusti, hanno trucidato, violentato, assassinato, umiliato giovani, donne, uomini, anziani, bambini, sacerdoti, suore; alimentati soltanto da una furia cieca nei confronti degli indifesi, degli inermi, dei vinti, di coloro che rappresentavano un ostacolo all’ideologia comunista”.

Dipiazza ha attribuito agli jugoslavi anche la responsabilità della strage di Vergarolla, e ricordato la risoluzione del 2019 del Parlamento europeo che equipara i crimini del comunismo a quelli del nazismo. Il sindaco ha dedicato un passaggio allo scrittore sloveno triestino Boris Pahor: “Il mondo, finalmente, sta riconoscendo la tragedia delle foibe e il dramma dell’esodo. In questo oggettivo contesto, pur rispettando l’età e le drammatiche e ingiuste sofferenze vissute, non credo sia opportuno erigere ad esempio dei drammi del ‘900, come molti vogliono ancora fare, lo scrittore Boris Pahor che, riferendosi al Giorno del Ricordo, ancora afferma: ‘E’ tutto una balla, non era vero niente’”.

Il presidente della Regione Fvg Fedriga ha ringraziato “Il Comune di Trieste che, malgrado la pandemia, ha deciso comunque assieme alla Lega nazionale di organizzare la celebrazione del 10 Febbraio”: «Credo sia corretto che le istituzioni italiane, e io me ne voglio fare carico in qualità di presidente di questa Regione, si scusino per tutti i decenni nei quali si sono girate dall’altra parte e per una Realpolitik hanno sminuito, negato e tralasciato i drammi che la nostra gente, le nostre famiglie, hanno vissuto su queste terre”. «Ringrazio - ha poi aggiunto Fedriga - i presidenti della Repubblica, l’ultimo il presidente Mattarella nelle scorse giornate, che hanno voluto sottolineare le colpe del negazionismo».

Per Fedriga però «il nostro Paese deve mettersi in discussione per le posizioni nel passato che hanno visto l’onorificenza a Tito. Oggi chiediamo una presa d’atto e che venga approvata la norma che possa togliere questo scandalo e questa offesa che cade di nuovo sul sangue che queste terre hanno visto. Per questo - ha annunciato il governatore - la Regione Friuli Venezia Giulia vorrà di nuovo farsi portavoce verso il parlamento nazionale affinché si proceda, senza più esitazione, in questa direzione». Fedriga infine ha ringraziato «tutte quelle associazioni, tutti quei cittadini, che anche nei periodi bui nei quali chi parlava di foibe veniva deriso e umiliato, hanno portato avanti la battaglia di verità. Se non ci foste stati voi, oggi il 10 febbraio non ci sarebbe».

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