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Da Trieste a Gorizia, la scuola fino al 30 giugno non piace ai ragazzi, ai presidi e alle famiglie

Al momento è solo un’ipotesi, tutta ancora da dettagliare. Eppure la proposta avanzata dal presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi, prolungare le lezioni di questo difficile anno scolastico per tutto il mese di giugno, ha già iniziato ad agitare il mondo della scuola in Friuli Venezia Giulia. Siamo andati a sentire le loro voci (Testi di Micol Brusaferro, speciale web di Elisa Lenarduzzi)

4 minuti di lettura

TRIESTE Al momento è solo un’ipotesi, tutta ancora da dettagliare. Eppure la proposta avanzata dal presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi, prolungare le lezioni di questo difficile anno scolastico per tutto il mese di giugno, ha già iniziato ad agitare il mondo della scuola in Friuli Venezia Giulia.

Se la numero dell’Ufficio scolastico regionale Daniela Beltrame preferisce non entrare nel merito dell’iniziativa - non ancora, almeno -, l’assessore regionale all’Istruzione Alessia Rosolen si dice aperta alla riflessione sul tema. Pur ricordando la necessità di far convivere il prolungamento delle lezioni con lo svolgimento degli esami di terza media e di maturità, solitamente previsti a giugno. E invitando anche a prendere in considerazione una seconda via: anticipare magari di qualche settimana la riapertura delle scuole a settembre.

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Sul fronte dei sindacati, per il momento, nessuna barricata. Ugo Previti della Uil invita però a non sottovalutare il problema degli organici e dei carichi di lavoro. Meglio , a suo parere, affrontare prima altre questioni urgenti come il mancato pagamento dei precari assunti per far fronte all’emergenza Covid-19, o l’assenza di un piano organico per il personale.

Più apertamente scettica di fronte all’ipotesi prolungamento delle lezioni è invece Teresa Tassan Viol, numero uno del Consiglio nazionale presidi, secondo cui in classe quest’anno, almeno alle superiori, non si è comunque perso tempo. Insistono sullo stesso tasto anche i rappresentanti degli studenti. Marco Iapel, iscritto al liceo classico triestino Petrarca, fa notare infatti come quest’anno, tra didattica e distanza e lezioni riprese in presenza, sia comunque sempre proseguito regolarmente. Nessun ritardo rispetto alla tabella di marcia, insomma, a detta dei ragazzi, a differenza di quanto accaduto lo scorso anno dopo il lockdown. Contrari all’opzione del premier incaricato, al momento, anche genitori e operatori turistici. I primi rivendicano il diritto al riposo per i loro figli, i secondi temono che, con le scuole aperte, salteranno molte vacanze prenotate a giugno. 

Ecco le loro voci:

L'assessore Alessia Rosolen

Alessia Rosolen 

«Servono spazi anche per la maturità»

Alessia Rosolen premette che l’accordo non può essere che nazionale. Ma apre il ragionamento su una scuola che si allunga per qualche settimana in modo da recuperare quanto perso in tempo di pandemia, con tanta didattica a distanza e un po’ meno lezioni in presenze da inizio novembre. «Vista la situazione, è senz’altro un’ipotesi da prendere in considerazione», afferma l’assessore all’Istruzione. Fermo restando che la competenza è statale, «e dunque credo ci sia bisogno di un provvedimento normativo che consenta alle Regioni di prolungare il calendario scolastico oltre il limite dei giorni fissato in legge». E senza dimenticare che «si tratta di scavare spazi tra esami delle medie e di maturità». Le possibili barricate dei sindacati? «La scuola ha fatto molto per adeguarsi, ma la riflessione è necessaria. Anche valutando se non sia meglio allargare la platea dei corsi di recupero a un maggior numero di studenti o anticipare di un paio di settimane l’avvio del prossimo anno scolastico»

La dirigente scolastica Teresa Tassan Viol

Teresa Tissen Viol 

«Non conviene, ci sono già i recuperi»

«Nella nostra regione credo che si possa ipotizzare l’allungamento dell’anno scolastico solo per le superiori, rimaste più a lungo con la didattica a distanza - commenta Teresa Tassan Viol, presidente regionale del Consiglio nazionale presidi -. C’è da dire però che la scuola ha lavorato molto, non si è mai perso tempo, a mio avviso, che sia quindi necessario da recuperare. Inoltre già in passato gli istituti superiori spesso sfruttavano il mese di giugno per effettuare recuperi, per gli studenti più in difficoltà. Si poterebbe utilizzare lo stesso mese anche per chi, a causa della Dad, magari ha sofferto di più, o per dare spazio a quelle attività che a distanza non è stato possibile organizzare, come l’educazione fisica. Ma in ogni caso - sottolinea - arrivare fino a luglio non mi sembra un’opzione fattibile, fa caldo, la scuola incrocerebbe l’avvio della stagione turistica. Insomma proseguire troppo a lungo non sarebbe utile. Prima di preoccuparci troppo però, aspettiamo di capire se davvero cosa accadrà».

Il sindacalista Ugo Previti

Ugo Previti 

«Prima si affronti il nodo dei precari»

«La Uil Scuola - sottolinea il sindacalista Ugo Previsti - si è sempre dichiarata disponibile al confronto con eventuali proposte del governo, con l'unica avvertenza che faccia parte di un progetto complessivo, che serva per mettere in sicurezza la scuola, a partire dalla soluzioni della piaga del precariato che è il sintomo e non la causa. E in alcune scuole - ricorda - i precari al momento raggiungono anche l’80% del totale. Serve mettere mani all'organico per trasformarlo strutturalmente. Abbiamo avanzato proposte da discutere, vedremo se verrà avviato un dialogo, che per noi è fondamentale. Le idee estemporanee, come il calendario scolastico prolungato, senza un piano di interventi da confrontare con i sindacati, significa tornare ad una narrazione vacua e inutile, che vorremmo fosse lasciata alle spalle. Senza dimenticare un altro problema - aggiunge - che molti dei precari presi per sopperire alle carenze di personale dettate dal Covid-19, non sono ancora stati pagati».

Lo studente Marco Iapel

Marco Iapel 

«Mossa inutile, non siamo in ritardo»

Durante l’anno in corso gli studenti non hanno saltato lezioni, tutto si è svolto regolarmente, con un programma rispettato, sia a distanza, sia quando si è potuto rientrare in classe. Così i ragazzi degli istituti superiori commentano il possibile allungamento del calendario in estate. «Forse l’anno scorso, all’inizio della pandemia, quando ci si stava organizzando con la Dad ed era tutto nuovo, qualcosa è stato inevitabilmente rallentamento, ma quest’anno - evidenzia Marco Iapel, studente del liceo Petrarca di Trieste - non abbiamo perso tempo. Anzi. Abbiamo seguito tutti gli orari sia da remoto sia in presenza, non credo quindi ci sia nulla da recuperare quando sarà concluderemo le giornate regolari a scuola a giugno. Abbiamo sempre lavorato insieme agli insegnanti, senza mai perdere tempo. Vedremo se la notizia sarà confermata, in ogni caso - conclude - penso che finire a luglio non sia davvero necessario, perché di fatto il programma sarà già completato, senza mancanze».

La mamma Paola Riccobon

Paola Riccobon 

«Lasciamo tranquilli i nostri ragazzi»

Anche molti genitori si dicono contrari alla novità e sperano che la proposta emersa in questi giorni, alla fine non si concretizzi, come spiega Paola Riccobon, mamma triestina di tre bambini. «Già adesso, con la mascherina, soffrono il caldo - racconta - figuriamoci nelle aule a fine giugno, quando le temperature di alzano e tanto. E poi non vedo il motivo di prolungare anche scuole come elementari o le medie che, a differenza delle superiori, in pratica non si sono mai fermate. E anche dove si sono verificati casi di Covid-19, bambini o ragazzi sono sempre stati seguiti con la didattica a distanza durante la malattia o durante la quarantena obbligatoria. Non hanno mai perso un giorno. E soprattutto - sottolinea - alla fine dell'anno hanno diritto a essere liberi, dopo mesi di restrizioni, in estate lasciamoli tranquilli, a giocare e a divertirsi. Finalmente».

L'albergatrice Paola Schneider

Paola Schneider 

«L’ennesima batosta per il turismo»

Una scuola più lunga comporterebbe lo slittamento delle vacanze, che per molte famiglie iniziano proprio dopo gli ultimi giorni trascorsi da bambini e ragazzi in classe. «Sarebbe l’ennesima botta per il settore, che già ha sofferto e sta soffrendo molto - spiega senza mezzi termini Paola Schneider, di Federalberghi Fvg - capisco che l’istruzione è importante, ma lo è anche salvare luglio e agosto, mesi canonici per le ferie di genitori e figli. Mancherebbe una grossa fetta di prenotazioni. Probabilmente potremo avere quel turismo mordi e fuggi nel week end, ma non la settimana intera o quei 4 o 5 giorni che giustamente una famiglia si concede alla fine dell’anno. Sarebbe una perdita molto pesante in particolare - sottolinea - per le località di mare, che vivono proprio con i bambini e i ragazzi. Senza dimenticare - dice - che anche giugno è un mese molto buono, considerando che molti scelgono già di raggiungere le località balneari dopo l’ultimo giorno sui banchi»

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