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Assenteismo, le richieste del pm sul caso Soprintendenza: assoluzione e prescrizione

Oltre 40 i dipendenti di Palazzo Economo coinvolti. Il magistrato in aula ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di falso e la prescrizione per la truffa. Dieci anni tra indagini e udienze in Tribunale. La decisione del giudice attesa per il 22 febbraio

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TRIESTE. Cento giorni di appostamenti, pedinamenti e filmati. Oltre quaranta indagati tra impiegati e funzionari. Dieci anni abbondanti tra inchieste e processi. Una schiera di avvocati. Il caso degli “assenteisti” di palazzo Economo in piazza Libertà, sede della Soprintendenza, sarà ricordato come uno dei più clamorosi mai scoppiati nel settore pubblico. Certamente a Trieste.

La vicenda è ora alle battute finali, con un altrettanto clamoroso colpo di scena giudiziario: il pubblico ministero Massimo De Bortoli, il magistrato titolare del fascicolo, nell’ultima udienza in Tribunale ha chiesto l’assoluzione per gli imputati dall’accusa di falso e la prescrizione dall’accusa di truffa aggravata. La decisione, attesa il 22 febbraio, spetta ora al giudice Massimo Tomassini. Si tratterà con molta probabilità di un’ultima puntata, dopo che negli anni scorsi alcune posizioni degli imputati erano già state archiviate o definite in udienza preliminare e con il rito abbreviato, tra proscioglimenti, assoluzioni e patteggiamenti.

L’indagine, quando era stata resa nota, aveva avuto davvero molta eco: nel fascicolo del pm era finita buona parte dei dipendenti che all’epoca – una decina di anni fa – lavorava all’interno dell’edificio di piazza Libertà.
Era stata la Guardia di finanza a occuparsi dell’attività investigativa, condotta tra dicembre 2010 e febbraio 2011 in modo certosino. I comportamenti di ciascun impiegato e funzionario erano stati accertati con tanto di pedinamenti.

I finanzieri avevano controllato le entrate e le uscite durante l’orario di lavoro, confrontandole con le “timbrature” dei badge. Erano state accertate le pause al bar, le commissioni al vicino supermercato, le passeggiate in centro e lo shopping nei negozi. Stando alle accuse, inoltre, in più occasioni alcuni dipendenti abbandonavano il posto di lavoro prima del dovuto. E senza farvi più rientro.

Le annotazioni degli investigatori, come si evince dalle cronache di dieci anni fa, riportavano orari, spostamenti, targhe di automobili e moto utilizzate, oltre ai nomi dei negozi e dei locali frequentati durante le assenze. Ma anche insegne di pasticcerie, farmacie, centri per la vendita di detersivi, ottici, gelaterie e edicole.

Un’indagine imponente, insomma, supportata anche dalle registrazioni video. Sulla vicenda era intervenuta pure la Corte dei Conti con un’inchiesta parallela, anche questa – confermano i legali degli imputati – conclusa senza risvolti significativi. Tirando le somme, a processo davanti al giudice Tomassini adesso risultano ancora in 34. Il pm De Bortoli ha formulato questa proposta: la prescrizione per l’ipotesi del reato di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico, visto il tempo ormai trascorso, e l’assoluzione per falso. Per quest’ultimo, in particolare, era stato contestato l’utilizzo del badge per una serie di uscite non finalizzate a motivazioni professionali.

Ma strisciare il cartellino non è considerato un atto pubblico, quindi correlabile a un reato di falso. A questo proposito si fa riferimento anche a una sentenza della Cassazione del 2006. Per quanto riguarda la truffa aggravata, su cui pende appunto la prescrizione, la difesa insiste per un’assoluzione con formula piena: le uscite, secondo questa posizione, erano dovute a ragioni di lavoro.

Molti gli avvocati ingaggiati per il procedimento, tra cui Riccardo Seibold, Andrea Frassini, Giovanni Borgna, Alessandro Giadrossi, Marzio Calacione, Paolo Pacileo, Luca Maria Ferrucci, Maria Genovese, Marcello Perna, Ferdinando Ambrosiano e Gabrio Laurini. Il dispositivo finale sarà pronunciato in aula dal giudice Tomassini. 


 

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