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San Girolamo “spostato” da Spalato a Lubiana fa infuriare la Dalmazia

San Girolamo penitente nel dipinto di Giuseppe di Guido

L’Enciclopedia Britannica certifica la nascita del padre della Chiesa non lontano da Lubiana. Gli enti spalatini: «Gli intitoleremo l’aeroporto»

Gioca con i fanti, ma lascia stare i santi. Eh già, ma oramai la frittata è fatta. Slovenia e Croazia non litigano più solo per i confini di terra e di mare (dove ci stanno i fanti), ma anche per una porzione di paradiso (dove ci stanno i santi). E poi, quando il santo “conteso” altri non è se non il padre della Chiesa San Girolamo, dal carattere “fumino” (per sua stessa ammissione), lo scontro diventa ancora più pepato.

La battaglia non è stata scatenata da una disputa ecumenica o basata su fonti della storia del cristianesimo antico, bensì dalla formalizzazione da parte dell’autorevolissima Enciclopedia Britannica alla voce “Girolamo Santo” che il suo luogo di nascita sarebbe il centro di Stridon, località non lontana dall’attuale città di Lubiana (Emona in epoca romana). E a Spalato hanno tremato anche le già poco solide mura del palazzo di Diocleziano. Ma a gridare gli anàtema, come al Concilio di Aquileia del 381 d.c. contro Ario, non è stata la Chiesa, ma la Contea di Spalato, con in testa il suo governatore Blaženko Boban che immediatamente ha messo in allarme le sue legioni di avvocati e amministratori. Sia mai che San Girolamo venga sfrattato dalla sua vera città natale, ossia Stridone-Spalato-Split che dir si voglia. E tanto per far capire agli sloveni - che la, a questo punto scomoda, natività di San Girolamo, se la sono vista piovere dalle brume britanniche - quali sono le intenzioni croate, ecco la decisione dello župano: «Intitoleremo l’aeroporto di Spalato a San Girolamo», tutto in accordo con i sindaci, il ministero competente e l'amministrazione aeroportuale di Resnik. «San Girolamo è il nostro santo - dichiara Boban al Jutarnji List di Zagabria - è il protettore dei dalmati e della regione spalatino-dalmata. Il suo luogo di nascita, che mai è stato scientificamente provato, è tradizionalmente la nostra regione e lui è il nostro protettore celeste. Ci auguriamo sinceramente che il mondo intero lo adorerà e lo rispetterà come noi. Possa essere il protettore del mondo intero». Amen.


Ma non basta. «Secondo me - prosegue il governatore della contea spalatino-dalmata - la direzione sbagliata è limitare il culto del santo al suo luogo di nascita. Ad esempio, San Doimo, il santo patrono della città di Spalato, è venerato dagli abitanti di Spalato, anche se non è nato in questa zona. Molte delle nostre famiglie attraverso le generazioni danno nomi ai loro figli in onore dei nostri santi, Dujam e Jerome. C'è una vasta gamma di nomi: Dujam, Duje, poi Jere, Jeronim, Jerko, Jeronim, Jerka ... ».

Ma c’è anche la prova delle prove, ossia le parole stesse di San Girolamo: «Parce Domine quia dalmata sum» (perdonami Signore perché sono dalmata), perdonami Signore per il mio carattere difficile, perché mi arrabbio facilmente, lo faccio perché sono focoso, perché sono un dalmata. Quale miglior imprimatur per le ragioni del combattivo župano?

Se facciamo un passo indietro e torniamo alla storia vera in effetti ha ragione il governatore croato quando dice che non esiste una prova scientifica delle origini di San Girolamo. E se l’affermazione dell’Enciclopedia Britannica fa gridare all’eresia perché la cittadina di origine viene collocata in Slovenia dobbiamo ricordare a Boban che l’altrettanto autorevole enciclopedia Treccani alla voce “Girolamo Santo” scrive: «Dottore della Chiesa latina (Stridone, nei pressi di Aquileia, 347 circa - Betlemme 419). Già, nei pressi di Aquileia e non nei pressi di Spalato. Certo è anche che la vita e le opere di questo rampollo di una famiglia agiata romana lo avvicinano molto ai cromosomi sanguigni e combattivi dei dalmati più che a quelli operai dei friulani o a quelli molto più “freddi” e diafani degli sloveni. Di carattere focoso, soprattutto nei suoi scritti, amava la vita ascetica. Provocò consensi o polemiche, fustigando vizi e ipocrisie e polemizzando con sprovveduti, dotti, santi e peccatori con i quali non esitava a discutere, anche animatamente, di questioni di fede. Scrittore infaticabile, grande erudito e ottimo traduttore, a lui si deve la Vulgata in latino della Bibbia.

La cosa migliore sarebbe rimanere nei canoni ecclesiastici e venerarlo come Santo e rispettarlo come Dottore della Chiesa. Tutto il resto passa. —

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