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La nuova rotta del M5s fa risalire le quotazioni di Patuanelli ministro. E rispunta anche Rosato

Il senatore triestino potrebbe tornare allo Sviluppo economico. Ipotesi Agricoltura per il presidente di Iv. Rojc e Ciriani da Draghi

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Stefano Patuanelli al Consiglio d’Europa 

TRIESTE Le possibili composizioni del governo mutano con il passare delle ore, ma l’ipotesi di un esecutivo Draghi appoggiato - anche - dalla coalizione giallorossa, riporta nel totoministi i nomi di due triestini, Stefano Patuanelli ed Ettore Rosato, proprio nel giorno in cui alcuni esponenti regionali eletti a Roma sfilano davanti al premier in pectore per le consultazioni.

Ora che il Movimento 5 Stelle inizia a considerare concretamente il sostegno al nuovo governo, complice l’intervento del premier uscente Giuseppe Conte, le quotazioni del senatore Stefano Patuanelli come possibile ministro tornano a salire: in caso di esecutivo tecnico-politico, il suo rinnovo al dicastero dello Sviluppo economico si fa probabile. Dal canto suo il ministro loda l’intervento del presidente del Consiglio uscente davanti a Palazzo Chigi: «Da Giuseppe Conte una lezione di stile istituzionale e di lungimiranza politica – commenta –. Il Movimento 5 Stelle saprà, ancora una volta, pensare esclusivamente al bene del Paese».

Patuanelli, però, non è l’unico triestino tra i papabili ministri. Il vicepresidente della Camera dei Deputati Ettore Rosato potrebbe ottenere l’Agricoltura in alternativa alla collega di Italia Viva Teresa Bellanova. Dichiara Rosato: «Credo che il governo Draghi nascerà con una larga base parlamentare, c’è bisogno di collaborazione tra maggioranza e opposizione» sulle politiche economiche, sul Recovery e per la gestione della pandemia. Aggiunge: «Penso che il governo giurerà la prossima settimana e avrà una solida maggioranza».

Oggi alle 15 la delegazione di Fratelli d’Italia incontrerà Draghi alla Camera- Del gruppo farà parte anche il senatore pordenonese Luca Ciriani: «Noi non abbiamo alcun pregiudizio personale verso il presidente incaricato, la cui figura e le cui qualità tutti conoscono – dice –. Ma la nostra posizione resta chiara: l’Italia è una democrazia matura e la via è il voto». L’unico modo perché il governo regga sul lungo periodo, dice, «è che parte del centrodestra entri in maggioranza con il centrosinistra»: «Noi invece cercheremo di tenere il centrodestra unito, in nome di un principio di coerenza e lealtà verso gli elettori. Poi può essere che Forza Italia o Lega siano tentati da questa opzione, ma gli ultimi anni hanno dimostrato che maggioranze così eterogenee non si reggono». L’unica opzione, precisa, è un governo tecnico in senso stretto: «Se dura qualche mese per fare due o tre cose se ne può ragionare. Ma non mi pare questo l’orizzonte, e a quel punto non può che essere un governo politico».

La deputata del Pd Debora Serracchiani nel frattempo dice: «Da categorie e sindacati, per Draghi si è levato un appello senza precedenti che va ascoltato nel concreto interesse dei lavoratori e delle imprese». L’ex governatrice invita a evitare «tattiche e distinguo», con un riferimento alle parole di lode spese in passato dal suo successore in Regione Massimiliano Fedriga verso il presidente incaricato: «Spero che romperanno il loro cauto riserbo alcuni esponenti istituzionali di vertice, che pure in passato avevano espresso forte apprezzamento per Draghi».

Infine ieri la deputata Tatjana Rojc, la responsabile “prestata” dai dem agli Europeisti per Conte, ha preso parte alla delegazione che ha partecipato alle consultazioni con l’ex presidente Bce: «Nel contesto dell’idea europeista abbiamo chiesto un’attenzione particolare per le minoranze. Per le minoranze degli italiani all’estero, in particolare l’unica minoranza italiana autoctona all’estero che è in Slovenia e in Croazia, e per la minoranza slovena che mi onoro di rappresentare». —

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