Trieste, ultimi preparativi per abbassare l'acqua del Canal Grande in Ponterosso

Sarà progressivamente svuotato per consentire la ristrutturazione dei ponti. La curiosità dei triestini

TRIESTE Si avvicina la rivoluzione, seppur provvisoria, per il canale di Ponterosso, che sarà di fatto svuotato per consentire l’intervento di ristrutturazione del ponte Verde e di quello Bianco. Arriveranno lunedì le palancole che permetteranno di abbassare il livello dell’acqua. Saranno poi fissate e messe in azione.

A Trieste tutto pronto per svuotare il canale di Ponterosso

Ma prima di vedere l’acqua a un livello basso, bassissimo, come non si è mai visto da almeno 50 anni, un’acqua profonda al massimo un metro e in certi punti anche meno, servirà attendere approssimativamente una settimana. A fare il punto sui lavori in corso è l’ingegner Enrico Cortese, responsabile del procedimento per il Comune. «Le palancole saranno posizionate sotto il ponte Bianco sullo sbocco verso il mare - spiega - e saranno chiaramente visibili. Quando saranno pronte, si procederà con il graduale pompaggio dell’acqua, ma - avverte - vedremo passo dopo passo il procedimento nei dettagli, anche perché si tratta di una “prima volta”. Ipotizzo quindi che ci vorrà qualche giorno per ultimare lo sbarramento e per assistere alla diminuzione del livello dell’acqua».



Prosegue intanto la posa delle transenne, che dovranno delimitare tutti i bordi del canale, e che per il momento hanno raggiunto solo la prima parte, verso il mare. Ultimi giorni, poi, per i proprietari delle imbarcazioni ormeggiate per decidere se vogliono spostarsi altrove o se preferiscono rimanere all’interno del canale. Ma in quest’ultimo caso non potranno più navigare fino a conclusione dell’intervento, che durerà tra i quattro e i cinque mesi. «Daremo una sorta di ultimatum - avverte Cortese - a chi ha la propria barca nella zona, considerando che poi non si potrà più uscire dal canale fino alla fine del cantiere».

Passeggiando si nota, sotto la superficie dell’acqua, una barca affondata e altri materiali finiti sul fondale, probabilmente nelle giornate di bora. C’è chi si chiede se sia possibile effettuare una rimozione dei rifiuti proprio durante i lavori. «Non è di nostra competenza e so che i costi sono sempre elevati ma questa - commenta Cortese - potrebbe essere l’occasione giusta per effettuare un intervento di pulizia di tutto il tratto».

Sui lavori non mancano i primi commenti dei triestini. «Ci stavamo giusto chiedendo cosa fossero queste transenne...», commenta Maria Luisa Abbiati, a passeggio in zona con il marito. «Non avevo mai visto questo luogo senz’acqua – continua -. Evidentemente era ora che questa ristrutturazione venisse fatta. E, in fondo, c’è sempre una prima volta». Come lei, altri triestini affrontano con uno spirito di positivo stupore le temporanee modifiche all’adorato squarcio di città. Come Marino Mersi, secondo cui il canale portato quasi a secco «rappresenterà uno spettacolo inusuale. Sono curioso. Non credo sia una cosa a cui si assiste spesso». A qualcuno, invece, suscita già un effetto straniante la vista di quel tratto tra città e acqua circondato da decine di transenne: «Spero solo non sarà per sempre – ci tiene ad assicurarsi la signora Giovanna Bradassi, appena uscita da un portone che dà proprio sul canale -. Sarà strano vedere poca acqua, mi chiedo cosa ne sarà delle barche. Faccio davvero fatica a immaginare Ponterosso in un altro modo, mi piace così com’è». Non è la sola: se c’è infatti una cosa che accomuna turisti e residenti, giovani e vecchi, è l’affezione nei confronti dei giochi di luce generati dal sole, quando sembra immergersi in quello specchio d’acqua: «A chiunque veda i riflessi viene voglia di immortalarli in fotografie - racconta Adriano Rosada, della storica giostra in piazza Ponterosso -. Ma se fanno quei lavori è perché ce n’era la necessità. Noi tutti speriamo che l’acqua torni al più presto».

E lo spera anche sua moglie Luana Borghese, secondo la quale «il canale è simbolo fondamentale di questo luogo. Credo che, dopo piazza Unità, sia il punto più importante di Trieste». C’è poi chi, davanti alla prospettiva dei lavori, vede il proprio passato risvegliarsi: «Era già stato svuotato nel ’71 per essere pulito - racconta Marina Lo Nigro -. Quella volta era stato riscoperto anche un piccolo sommergibile. Pure stavolta, credo, si ritroveranno quintali di tavoli e sedie spinti in acqua dalla bora». —

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