In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

La scienziata triestina spiega come si sconfigge il cancro «Ricerca, prevenzione e stili di vita»

Nella nuova campagna Airc gli scienziati si raccontano e condividono storie e progetti

2 minuti di lettura
Serena Zacchigna al lavoro in laboratorio 

TRIESTE Informare giovani e adulti è importante per sensibilizzare la cittadinanza a sottoporsi a un’attenta prevenzione antitumorale. Per farlo, Airc mette in campo gli stessi ricercatori impegnati in diversi progetti affinché raccontino in prima persona la propria esperienza. Tra questi c’è Serena Zacchigna, professore associato del dipartimento di Scienze mediche dell’Università e capogruppo del laboratorio di Biologia cardiovascolare dell’Icgeb, impegnata in un nuovo studio sui meccanismi che proteggono il cuore da tumori e metastasi.

Professoressa, come stimolare i cittadini a sottoporsi a un’adeguata prevenzione?

«Ad esempio andando nelle scuole con i “discussion game”, utili per discutere e riconoscere le fonti d’informazione serie e affidabili. Facciamo prevenzione anche a partire dai ragazzi delle medie in maniera ludica, consigliando stili di vita che prevengano l’insorgere di malattie che direttamente e indirettamente portano ai tumori. Consigliamo anche di partecipare alle campagne di vaccinazione che possono prevenire certi virus che provocano i tumori. Ad esempio il Papilloma Virus, presente nel cancro della cervice uterina. È importante discuterne prima che i ragazzi abbiano rapporti sessuali. Fare diagnosi precoce è cruciale. A questo proposito Airc e Fondazione Veronesi danno informazioni semplici scientificamente validate».

Come informare gli adulti?

«In Italia c’è abbastanza sensibilità. Il ricercatore può raccontare come i finanziamenti possono aiutarci a trovare nuove cure e strumenti diagnostici per fare una diagnosi precoce. Le storie personali hanno più efficacia di numeri e statistiche. Quando ho partecipato a queste campagne ho sempre ricevuto telefonate di persone che sono state colpite dal mio progetto e che per questo hanno deciso di donare. Airc è una delle fondazioni che per noi ricercatori offre un sistema meritocratico».

Come funziona?

«Noi ricercatori presentiamo un progetto di ricerca e il relativo budget. Airc fa una preselezione. C’è poi un comitato scientifico che invia i progetti a esperti internazionali. Le loro valutazioni sono la base della graduatoria. L’ammontare disponibile di denaro viene quindi distribuito sulla base di una classifica. In questi anni Airc è stato anche un partner fondamentale nel mettermi in contatto con altri ricercatori di punta, ad esempio per l’organizzazione degli eventi di divulgazione scientifica. Mi ha sostenuto in momenti critici della mia vita di donna e ricercatrice, quando ho iniziato a pensare a un progetto di ricerca in maniera indipendente. E adesso, da quando ho avviato il mio gruppo di ricerca cinque anni fa».

Nel 2020 anche un suo progetto è risultato vincitore…

«Sì, lo abbiamo avviato da poco con un finanziamento di 490 mila euro e durerà cinque anni. Voglio cercare di capire quali sono i meccanismi che proteggono il cuore dall’invasione dei tumori e delle metastasi. Ci lavorano ricercatori nazionali e internazionali, un istituto di Barcellona e oncologi clinici. Il fine è quello di trovare nuovi farmaci biologici da sfruttare nella lotto contro il cancro. Precedentemente con altri finanziamenti Airc ho potuto dimostrare che il cuore non è in grado di formare nuovi vasi sanguigni e che le forze meccaniche cui il cuore è costantemente sottoposto bloccano la proliferazione delle cellule al suo interno. Abbiamo anche dimostrato che le cellule tumorali crescono meno nel cuore rispetto ad altri organi, che hanno una maggiore capacità rigenerativa».—

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

I commenti dei lettori