Contenuto riservato agli abbonati

Il procuratore capo di Trieste De Nicolo: «È l’economia criminale quella che deve preoccuparci di più»

Il procuratore capo di Trieste De Nicolo

Il procuratore capo di Trieste annuncia l’aumento dei pm impegnati su questo fronte e punta a rendere autonoma la Direzione investigativa antimafia del capoluogo giuliano 

TRIESTE È una delle prime decisioni che ha preso quando, lo scorso ottobre, ha assunto la guida della Direzione distrettuale antimafia di Trieste: un magistrato in più nell’organico dedicato ai casi di criminalità organizzata. Perché in Friuli Venezia Giulia il malaffare, quello piegato agli interessi di cosa nostra, camorra, ’ndrangheta e sacra corona unita, c’è e prospera, anche se nessuno lo vede. E perché sono proprio i momenti di crisi ed emergenza a favorire la penetrazione di chi, con i soldi ottenuti dalle attività illecite, qualunque esse siano, cerca occasioni di investimento rapido entro la confort zone dell’economia legale. Al procuratore capo Antonio De Nicolo, passato da poco dalla Procura di Udine a quella di Trieste, è bastato fare un giro d’orizzonte dal suo nuovo punto di osservazione per comprendere che il pericolo è alto. Ma anche per convincersi che contrastarlo non è affatto impossibile.



Dottor De Nicolo, cosa l’ha spinta a potenziare la Dda?

Mi sono reso conto che, qui da noi, la criminalità organizzata non spara, né si manifesta attraverso azioni eclatanti. Agisce in modo carsico, affiorando il meno possibile. E allora, per riconoscerla, c’è bisogno di tecniche d’indagine più raffinate. Aumenterò da due a tre i pm impegnati su questo fronte. E vorrei anche riuscire a dare una dignità autonoma alla Direzione investigativa antimafia.

Intende dire che punta a emancipare la sezione di Trieste dal centro operativo di Padova?

Proprio così. Una regione come la nostra, per quanto non enorme in termini dimensionali, spazia comunque dalla montagna al mare, con il litorale esteso ormai fino a Portogruaro e Caorle. Abbiamo bisogno di un dispiegamento di forze che l’attuale organico della Dia, con la sua ventina scarsa di investigatori, non è in grado di assicurare.

Ma cosa spinge un mafioso a volgere lo sguardo verso il Fvg?

Qui si vive bene: buona qualità della vita, un benessere diffuso e welfare che funziona, al netto di alcune frange di povertà e del Covid, ovviamente. Se questo è motivo di appeal per una persona perbene, perché non dovrebbe attirare anche i capitali illeciti? Si va dove non si percepisce allarme. E qualche segnale si è già avuto: basti pensare all’interdittiva antimafia emessa dal prefetto nei confronti dei nuovi acquirenti della Depositi Costieri Trieste alla fine del 2017. Un caso eloquente del tentativo di mettere le mani su un’azienda sana.

La pandemia ha azzoppato l’economia e le sue forze produttive. Un motivo in più di preoccupazione?

Temo che il meccanismo della Dct possa ripetersi e che il Covid, con il suo strascico di aziende in crisi, possa rappresentare il detonatore di pattuizioni tra imprenditori in difficoltà e capitali di dubbia provenienza. E visto che il Fvg è una terra di gente operosa che si butta con entusiasmo sul lavoro, non vorrei che togliendole l’ossigeno finisca per accettare aiuto dalla parte sbagliata. Ci troveremmo di fronte a partnership di dubbia moralità difficili da snidare.

Come si fa a evitarlo?

Nutro un cauto ottimismo nell’arrivo dei finanziamenti europei. L’importante è che ci sia un’alternativa trasparente e a condizioni vantaggiose. E che la burocrazia non inceppi il sistema. Le strutture sane dell’economia, in primis le banche, devono usare massima attenzione e intervenire laddove necessario. La vera arma è la prevenzione.

Ha accennato alle banche. E quanto pesa la politica in certe scelte?

Per ora, in Fvg tenderei a escludere l’esistenza di politici corrivi con la criminalità organizzata. Non so di casi del genere. Ma queste organizzazioni, oltre al livello operativo, agiscono attraverso faccendieri: parliamo di persone che si presentano bene, hanno un titolo di studio universitario e che per tirarti dalla loro parte ti invitano a cena e ti propongono di darsi del “tu”. Ecco, il politico deve guardarsi da questo tipo di pressioni, perché rischia di trovarsi suo malgrado in amicizie pericolose.

Un po’ come è accaduto di recente in Trentino...

Guardi, di quell’inchiesta ho letto intercettazioni che mi hanno fatto comprendere come non esista territorio che possa dirsi immune dal rischio infiltrazione. Se la ridevano dell’ingenuità della popolazione, che non si era minimamente accorta di come fossero riusciti a impossessarsi di alcune imprese.

La percezione è ancora molto bassa anche in Fvg. Cosa si sente di dire alla popolazione?

In genere, tranquillizza le coscienze credere che il delinquente sia sempre altro e distante da noi, meglio se straniero. La verità è che, ora più che mai, ciò che deve maggiormente preoccuparci è l’economia criminale. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Video del giorno

A Trieste torna Bioest, la fiera del biologico e dei prodotti naturali

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi