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I danni collaterali del virus: stress e ansia

La direttrice del Dipartimento di Salute Mentale Asugi Pascolo-Fabrici

Il direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Asugi Pascolo-Fabrici: «Disturbi dell’adattamento, c’è troppa confusione»

TRIESTE Forse verrà ricordata come “Ansia-19”. Lavoriamo da casa in pigiama, abbiamo ridotto i contatti sociali e le occasioni di svago, i più giovani stanno rimandando molte “prime volte” e aumenta la solitudine. Ormai la crisi sanitaria, psicologica e spirituale che stiamo vivendo a livello individuale, collettivo e globale ha attraversato le quattro stagioni. Con l’aiuto della professoressa Elisabetta Pascolo-Fabrici, psichiatra, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale Asugi abbiamo provato a capire gli effetti psicologici del Covid-19. «I disturbi cresciuti più frequentemente - dichiara la psichiatra - che abbiamo osservato sono i cosiddetti “disturbi dell’adattamento” che si verificano quando un individuo ha difficoltà significative ad adattarsi o ad affrontare un fattore di stress psico-sociale significativo o prolungato e si manifestano con sintomi ansiosi o di depressione. La richiesta di presa in carico del nostro Dipartimento di Salute Mentale - conclude - è cresciuta di circa 400 persone in più rispetto all’anno precedente, un dato generale che non posso ascrivere esclusivamente all’effetto della pandemia».



Professoressa Pascolo, quali sono le conseguenze del virus sulla nostra salute mentale?

C’è stata una prima fase di slancio iniziale e aggregazione, abbiamo assistito alle famose scene di solidarietà sui balconi in cui ci si applaudiva a vicenda. E poi questa seconda fase che si è prolungata nel tempo, peraltro con delle comunicazioni discordanti e negative che hanno creato molte tensioni.

E adesso come stiamo?

Siamo in una fase ancora più complicata perché cominciano ad emergere tutta una serie di problematiche di disadattamento relative allo stress prolungato vissuto in questo periodo, a cui si aggiungono problemi economici e sociali, anche questo è un aspetto significativo che va a toccare la vita delle persone.


Quali sono i disturbi più frequenti?

I disturbi cresciuti più frequentemente che abbiamo osservato sono i cosiddetti “disturbi dell’adattamento” che si verificano quando un individuo ha difficoltà significative ad adattarsi o ad affrontare un fattore di stress psico-sociale significativo o prolungato e si manifestano in genere con sintomi ansiosi o di depressione.

Sono aumentate le persone che si rivolgono al vostro Dipartimento di Salute Mentale?

La richiesta di presa in carico del nostro Dipartimento è cresciuta di circa 400 persone in più rispetto all’anno precedente, un dato generale che tuttavia non posso ascrivere esclusivamente all’effetto della pandemia.

Il distanziamento sociale per noi esseri umani è un grande problema...

Il contatto per la nostra specie è vitale, nell’età evolutiva non riusciamo nemmeno a sopravvivere senza di esso, infatti in Italia gli orfanotrofi non ci sono più, sono stati chiusi a fine 2006, in base alla legge 149 del 2000, perché i bambini pur al caldo e ben nutriti si lasciavano morire senza il contatto umano.

Socialmente distanti anche nella malattia, il trauma che moltissimi di noi stanno subendo di non riuscire più ad avere nemmeno il rito degli addii...

Per i malati gravi essere privati del supporto umano affettivo è qualcosa che va a compromettere significativamente la stabilità e la capacità di reazione del paziente stesso. Allo stesso tempo i familiari a casa si sentono privati di quella comunicazione e continuità della loro relazione con il congiunto ammalato, ovviamente il malessere del paziente e di chi invece rimane a casa sono chiaramente anche in funzione del tempo di separazione.

E i giovani?

Per svilupparci, crescere, costruire la nostra personalità e le capacità di stare al mondo abbiamo bisogno di un contatto. Nella fase adolescenziale, in particolare, ciò che aiuta a superare questo specifico ciclo di vita è il confronto tra pari, cioè tra coetanei, perché stai cambiando fisicamente, psicologicamente, acquisendo ruoli diversi propri dell’età adulta e c’è maggior bisogno di rispecchiarsi nell’altro. Il fatto di non poter andar a scuola o ritrovarsi per stare insieme avrà sicuramente delle ripercussioni perché rallenta o allontana questa fase fisiologica dell’adolescenza di creare il gruppo di amici con cui affrontare e costruire la propria vita adulta.

E le donne?

Si trovano in una situazione di fragilità soprattutto quando ci sono delle relazioni affettive, coniugali o di convivenza difficile, perché chiaramente nel lockdown queste non fanno che esacerbarsi ed emergere nei modi anche più drammatici.

Ci adatteremo?

Sicuramente gli esseri umani hanno una capacità adattativa che dipende però da molti fattori: la nostra struttura psicologica, il contesto relazionale in cui ci muoviamo e dal tempo. Più si mantiene nel tempo questa situazione di stress maggiore poi sarà il tempo necessario per recuperare e ritrovare un equilibrio e un adattamento sia a livello individuale che collettivo.

Come possiamo reagire al meglio a questo stress prolungato?

Utilizzare le tecnologie digitali per continuare a comunicare, dalle videochiamate alle conference-call, che ad esempio hanno aiutato anche il Dipartimento di Salute Mentale a portare avanti le attività di supporto terapeutico. Non sostituiscono in toto ma rappresentano comunque un momento di confronto e contatto. Le strategie sono rappresentate da tutto ciò che permette di mantenere attivi meccanismi di confronto, condivisione e appena possibile ricostruire i momenti dello stare insieme fisicamente. —




 

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