Monfalconese 34enne morì in auto sul Vallone: una triestina tra i funzionari Anas che rischiano il processo

Insieme ad altri due le viene chiesto il rinvio a giudizio: la vittima si schiantò su un albero a bordo strada

TRIESTE Più di quattro anni per convincere i giudici che se quel grosso tiglio non fosse stato lì in mezzo a quell’aiuola sparti-traffico tra la statale 55, la strada del Vallone e la provinciale 13 che porta a Savogna il loro figlio di 34 anni, Francesco Maria Tomasso, monfalconese, non sarebbe morto nello schianto con la sua Seicento dopo aver perso il controllo.

Era il 25 luglio del 2016, dopo una lunga fase di indagini preliminari il pm della Procura di Gorizia, Paolo Ancona, ha chiesto il rinvio a giudizio per un dirigente romano dell’Anas, L.N.N. di 61 anni, una funzionaria del Compartimento del Fvg, S.L., 64 anni, di Ronchi dei Legionari, e per un’ingegnera triestina, C.T., 38 anni. Il gup, Flavia Mangiante, ha fissato per il 20 aprile alle 10. 30 in Tribunale a Gorizia l’udienza preliminare. In quella data si saprà se gli accusati saranno rinviati a processo.


Una svolta rilevante e attesa per i genitori di Francesco Maria, assistiti dallo Studio3A che sin dall’inizio hanno individuato nell’Anas i responsabili della vita del loro figlio. «Quel grosso albero dove si è schiantato non ci doveva stare in quel posto». Una tesi che trova un primo riscontro anche dal recente abbattimento del grande tiglio.



La famiglia di Tomasso punta al rinvio a giudizio dei tre dirigenti per il reato di omicidio stradale in concorso. Nell’atto firmato dal sostituto procuratore Ancona si citano gli articoli del Codice penale 113 e 589 bis che si riferiscono alle imputazioni di cooperazione nel delitto colposo e omicidio stradale. Bisognerà vedere ora cosa deciderà il giudice nell’udienza preliminare del 20 aprile.

Francesco Maria è uscito autonomamente fuori strada, questo è risultato dalle indagini e dalle perizie, ha perso il controllo della Seicento che stava guidando. Ma secondo i genitori che si sono rivolti allo Studio 3A (una società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei cittadini) le conseguenze dello schianto potevano essere molto meno devastanti se il trentaquattrenne e la sua piccola utilitaria non avessero trovato sulla loro traiettoria quel grande tiglio che stava in mezzo all’aiuola sparti-traffico.

Non solo quell’albero troneggiava nell’aiuola, ma anzi debordava invadendo parzialmente la carreggiata «senza che vi fosse alcuna protezione a dispetto delle norme del Codice della strada che imporrebbero distanze minime dalle alberature dal ciglio stradale o barriere protettive». Quella di Tomasso «non era la prima automobile ad essere finita contro quel tiglio».—




 

Fiammiferi di asparagi con aspretto di ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi