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Gorizia, il tesoro delle Orsoline confluirà nelle collezioni dei Musei provinciali

Il restauro ad hoc per le mostre dell’Erpac

2 minuti di lettura
Adriano Macchitella al lavoro su una delle carte più grandi delle Orsoline usate per realizzare ricami e oggetti preziosi. Foto Bumbaca 

GORIZIA La bellezza e raffinatezza delle arti applicate del ricamo e del pizzo che le madri Orsoline di Gorizia praticavano e insegnavano alle fanciulle della città e del contado riemergono dagli oltre 450 disegni su carta acquisiti dall’Erpac per confluire nelle collezioni dei Musei provinciali goriziani. Raffinati motivi floreali, soggetti sacri ma anche temi mitologici e storici saranno ordinati e restaurati dal Centro studi e restauro di via Rabatta. «Dopo la pulitura verranno catalogati e studiati per essere inseriti nelle esposizioni che verranno organizzate», spiega Raffaella Sgubin direttrice del Servizio Musei e Archivi Storici dell’Erpac.

Gorizia, i modelli da ricamo delle Orsoline valorizzati nei Musei provinciali


È un patrimonio che, grazie alla cura nella conservazione delle monache, ha attraversato i secoli, dal ’700 fino alla prima metà del ’900. I modelli disegnati su carte di tipologie diverse, dalle più antiche fatte a mano alle più recenti in carta velina, ripropongono moduli di ghirlande fiorite di piccolissime dimensioni, destinate a essere riprodotte con la tecnica dello spolvero su tele anche di grandi dimensioni. Il disegno, tracciato a matita o penna, veniva bucherellato, spolverato con pigmenti direttamente sulla tela, cotone, lino o seta, a comporre motivi leggiadri e vari. In alcuni casi le carte riproducono soggetti religiosi di grandi dimensioni, come le Nozze di Cana, oppure scene di riferimento storico con protagonisti personaggi come la regina Cleopatra o ancora soggetti tratti dalla Bibbia come Giuditta e Oloferne. Temi misti che fanno supporre che la committenza dei preziosi pizzi e ricami non fosse solo religiosa ma anche laica. Corredi per case importanti, doti per matrimoni aristocratici e delle classi più abbienti.

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Sono tutte carte, dalle più grandi di 1,70 per 2,30 metri, alle più piccole di pochi centimetri, che sono state usate per realizzare ricami in fili di cotone, seta o materiali preziosi come oro e argento oppure per raffinati ricami. Prova dell’effettivo utilizzo, secondo la tecnica dello spolvero applicata anche nella realizzazione di affreschi, il ritrovamento di pigmenti. «Da una prima ricognizione – spiega Adriano Macchitella, che assieme a Caterina Longo e Loredana Soranzio cura l’intervento – pare che i disegni siano in discreto, se non buono, stato di conservazione, salvo alcuni pezzi più deteriorati. Si procederà dunque alla spolveratura e pulitura a secco, riordino e inserimento in apposite cartelle. Ove necessario verranno eseguiti dei piccoli interventi di consolidamento, nel caso, ad esempio l’inchiostro abbia perforato la carta. Se sgualciti e mal piegati saranno sottoposti a un procedimento di spianamento».

Questo delicato lavoro è solo uno dei tanti realizzati nel centro di via Rabatta, specializzato del restauro di materiali cartacei. Nell’anno appena trascorso, infatti, nel laboratorio unico in regione e fra i pochi in Italia sono stati per esempio restaurati volumi antichi, stampe, erbolari, incunaboli e cinquecentine in particolare della Biblioteca antica Pinali dell’Università di Padova, dell’Arcidiocesi di Gorizia. —




 

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