Allenatore arrestato a Trieste per molestie, già raccolte cinque deposizioni

Le indagini della Mobile sul tecnico sotto accusa per atti sessuali procedono con le audizioni in Questura delle presunte vittime alla presenza degli psicologi

TRIESTE Sedici denunce per undici capi di imputazione. E con un’unica grave accusa: atti sessuali su minorenni. L’indagine della Squadra mobile di Trieste sull’allenatore delle giovanili del San Luigi, arrestato e detenuto ai domiciliari, non è affatto chiusa. L’inchiesta, coordinata dal pm Lucia Baldovin, mira ora ad accertare quanto riferito dalle singole famiglie nelle loro denunce. Vale a dire i racconti dei figli sui comportamenti tenuti dall’allenatore in spogliatoio, in doccia e quando li accompagnava a casa in auto.



Racconti che parlano di palpeggiamenti nelle parti intime subiti ripetutamente, ma anche di messaggi Whatsapp dal contenuto chiaramente sessuale. Sono quindi sedici le denunce, come detto. E un’altra, dello stesso tenore, è in arrivo. Per due casi specifici, che peraltro hanno fatto scattare l’arresto, la Mobile ha già assunto elementi indiziari concreti: si tratta delle deposizioni di due allievi della squadra, sentiti in Questura in forma «protetta», cioè alla presenza degli psicologi, che hanno affermato di essere stati palpeggiati.



In questi giorni gli investigatori stanno continuando con l’attività. Cinque i ragazzini ascoltati finora, sempre in forma protetta.

L’indagato, intanto, resta ai domiciliari. La sua identità rimane sotto stretto riserbo per non rendere identificabili i minorenni. È ormai noto, comunque, che si tratta di un triestino di mezza età. È nel mondo del calcio da molti anni e ha collaborato con le più importanti squadre giovanili cittadine.



Ma come avviene in questi casi, anche la Procura federale della Figc presto potrebbe interessarsi della vicenda e prendere provvedimenti a carico dell’allenatore. Ad esempio la sospensione e la radiazione, se i fatti dovessero essere confermati. E l’associazione “ChangeTheGame”, organizzazione di volontariato impegnata a proteggere atlete e atleti da violenze e abusi, intende offrire il proprio supporto alle famiglie triestine coinvolte.



«L’associazione è dalla parte delle vittime che sono fragili e vulnerabili perché bambini», afferma la presidente Daniela Simonetti. «Il mondo dello sport ha luci e ombre e gli abusi sessuali sono una realtà da affrontare, capire e ammettere. La Procura generale del Coni ha censito 86 casi di abusi e pedofilia distribuiti su 44 federazioni sportive dal 2015 al 2019, ma anche un solo caso sarebbe troppo. I reati che attengono la sfera sessuale non vengono denunciati, restano drammaticamente sommersi.

La società – prosegue la presidente – deve schierarsi dalla parte giusta, a difesa delle famiglie offese e ferite, saper ascoltare e soprattutto capire. La giustizia è chiamata a perseguire i responsabili con fermezza, così come la Federcalcio deve dare risposte tempestive a tutela di altri bambini e di altri innocenti. Insieme alle famiglie, se vorranno, siamo disponibili a fornire agli organismi di giustizia federale della Figc tutti gli elementi affinché il tecnico denunciato a Trieste sia punito con la massima sanzione della radiazione, qualora le accuse venissero confermate. Nel frattempo – conclude Simonetti – vanno respinte forme di negazionismo, minimizzazioni e generalizzate e indistinte difese d’ufficio del mondo sportivo, una comunità educante alla quale i minori sono affidati per crescere come sportivi ma soprattutto come ragazzi felici». —


 

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